Ottantatré anni fa Barcellona cedeva alle truppe di Francisco Franco: scopriamo la guerra civile spagnola

Era il 26 Gennaio 1939 quando Barcellona, l’ultima roccaforte dei repubblicani, cadde alla forza delle truppe nazionaliste di Francisco Franco.

La Guerra Civile spagnola è stata definita la “prova generale della Seconda guerra mondiale” in virtù degli schieramenti che ha visto posti in campo. Ripercorriamo le sue fasi.

Prima della guerra

La situazione spagnola antecedente alla Guerra Civile registrò importanti risvolti politici. Nel periodo compreso tra il 1923 e il 1930 infatti, il paese fu governato dal generale Miguel Primo de Rivera secondo uno schema semi-dittatoriale che conobbe un importante sostegno da parte del re Alfonso XIII. Nel 1930, a fronte delle frequenti contestazioni “domestiche”, Rivera ricorse alle dimissioni e l’anno seguente si svolsero le elezioni. Queste ultime presentarono un’evidente vittoria delle forze di sinistra, che a seguito del ritiro del sovrano dal paese, proclamarono la Repubblica. Di fatto, la Spagna mostrava profonde lacune economiche e produttive, con la permanenza di un sistema feudale basato sul possedimento di porzioni di terreno in mano a proprietari terrieri e membri della Chiesa. Urgeva quindi una riforma agraria, la quale si concentrò sia sulla distribuzione delle terre sia sui contratti agrari da applicare. Di fianco a queste misure, le forze politiche tentarono di attuare un sistema di laicizzazione dello Stato, un’intenzione che provocò una forte reazione nell’opposizione. Nel novembre del 1933 si svolsero ulteriori elezioni politiche, che furono vinte dalla coalizione formata dai membri dei gruppi monarchici e cattolici. Il risultato fu l’attuazione di un nuovo governo caratterizzato da una spiccata forma di repressione sociale. Nel 1936 il panorama politico ebbe però un’aggiuntiva inversione di rotta: il Frente popular, ovvero l’unione dei comuisti e dei socialisti motivati dalla lotta contro il fascismo, vinsero le elezioni. Tale evento scosse il paese, nel quale si verificarono numerose azioni violente per mano dei gruppi fascisti del partito della Falange, fondato nel 1933 da José Antonio Primo de Rivera, figlio di Miguel Primo de Rivera.

La guerra civile

Le tensioni si inasprirono vertiginosamente, quando tra il 17 e il 19 luglio del 1936, un gruppo di militari (di cui faceva parte anche Francisco Franco) avviò una rivolta armata partendo dal Marocco spagnolo. In un primo momento, grazie alle attività della marina e dell’aviazione, il governo di sinistra riuscì a rispondere all’offensiva, mantenendo la gestione della capitale e delle circostanti zone industrializzate, mentre i ribelli giunsero fino alla parte occidentale del paese. Questi sviluppi non si mantennero circoscritti nell’ambito nazionale, bensì ebbero da subito rilevanti risvolti nell’apparato internazionale. L’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler infatti, mostrarono da subito una certa sintonia con la ribellione guidata da Francisco Franco, al quale si sentivano ideologicamente prossimi. I due intervennero fornendo rispettivamente un contingente di 50.000 uomini e forze aeree e rifornimenti bellici. Dall’altro lato, il desiderio di aiuto nei confronti dei repubblicani espresso dalla Francia fu placato dall’alleata Gran Bretagna, che temendo per la nascita di un nuovo Stato socialista e orientata a non infrangere i legami con Italia e Germania, affermò che non avrebbe assistito le forze francesi in caso di attacco tedesco. La Francia tentò quindi di proporre alle potenze europee un patto di non intervento, che venne sottoscritto nell’agosto del 1936 anche da Hitler e Mussolini, i quali però non lo rispettarono. Intanto, l’Urss si attivò nel coadiuvare il governo repubblicano e si adoperò per la costituzione di apposite brigate internazionali composte da volontari provenienti da tutta l’Europa. Nel settembre del 1936, Franco riuscì a isolare i territori repubblicani confinanti con la Francia e venne nominato Capo di Stato dalla giunta militare, fratturando il paese in due parti. Venne fondato un nuovo partito che riuscì a riunire sotto il proprio nome tutte le figure di destra ad esso vicine, ovvero la Falange Nazionalista. Intanto, lo stesso fronte repubblicano aveva pesanti ferite al suo interno, che si manifestarono chiaramente dagli scontri tra gli anarchici e gli antistalinisti con i comunisti e l’esercito repubblicano. Successivamente, il 26 gennaio 1939, Barcellona cadde alle truppe di Francisco Franco, seguita da Madrid nel marzo dello stesso anno. Con la resa della capitale, fu segnata la fine della Repubblica e l’avvio della dittatura di Francisco Franco, con alle spalle più di 500.000 vittime della guerra civile.

La dittatura di Francisco Franco

Dal 1939 al 1975 la Spagna è piombata nella dittatura di Francisco Franco, la quale si riconosceva nell’ideologia fascista. Egli mise in campo un sistema autarchico che coinvolgeva le sfere della politica, dell’ideologia e della cultura. Solo gli ideali consacrati dal regime erano autorizzati a circolare e ad essere manifestati. Il caudillo si adoperò per rendere La Falange l’unico partito autorizzato e strutturò un sistema di governo estremamente repressivo nei confronti degli oppositori politici. Basti pensare che tra questi ultimi, il regime ha provocato la morte di 400.000 vittime, facendo anche un largo uso di esecuzioni e sottoposizione ai lavori forzati. Allo scoppiare della Seconda guerra mondiale, egli optò per la neutralità, ma non era segreta la sua vicinanza nei confronti delle forze dell’Asse, difatti permise loro di attraccare nei propri porti e di operare sul proprio territorio. A seguito del conflitto continuò nel suo intento di isolamento, lasciando una lieve apertura diplomatica solo intorno agli anni ’50. Durante il suo potere, fece un largo uso di propaganda anche per “ridimensionare” il ruolo della donna, mostrandola come affine all’immagine conservatrice di figura devota alla cura della famiglia e della casa.

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