Essere o non essere … Vaccinati? Questo è il dilemma. Per sciogierlo, bisogna prima rispondere a un’altra domanda: che cos’è un dilemma?

Secondo gli ultimi dati statistici, il 79,93% degli italiani è vaccinato contro il Covid-19 (almeno con prima dose). Il restante o ha scelto di non farlo o è in attesa o è ancora attanagliato dal dubbio, o meglio, da un dilemma morale.
Che cos’è un dilemma morale?
Un dilemma morale è una situazione problematica nella quale siamo chiamati a scegliere tra due alternative, entrambe causanti conseguenze indesiderate. In questi casi, compiere una scelta risulta tutt’altro che facile.
I dilemmi morali sono spesso utilizzati per spingere alla riflessione su temi delicati, quali l’aborto, l’eutanasia, la pena di morte e situazioni d’emergenza.
Uno dei dilemmi morali più famosi fu ideato nel 1967 dalla filosofa inglese Philippa Root: “The Trolley Problem”.
Lo scenario ipotetico è il seguente: sei l’autista di un tram. Da lontano ti accorgi che sul binario su cui stai viaggiando sono legate cinque persone. Non puoi frenare ma solo azionare una leva e immetterti, volontariamente, su un altro binario su cui è legata una sola persona. Cosa scegli di fare?

Immanuel Kant o John Stuart Mill?
In base alle scelte effettuate, Philippa ipotizza due differenti tipi di ragionamento utilizzati dalle persone nel risolvere il dilemma: uno basato sull’utilitarismo, l’altro sul dogmatismo.
Gli Stuart Mill, ovvero gli utilitaristi, di solito sono la maggioranza e adottano un tipo di ragionamento teso a massimizzare i benefici e minimizzare i costi. In parole povere, il “Mill” di turno ragiona così: “è meno grave che muoia una sola persona anziché cinque, quindi aziono la leva.”
Gli Immanuel Kant, di contro, utilizzano un tipo di ragionamento basato sul dogmatismo e, quindi, fondato sull’etica dei principi. I “Kant” ragionano così: “se aziono la leva, scelgo volontariamente di uccidere un’altra persona. Per me uccidere è sbagliato, quindi non aziono la leva e lascio decidere al caso.”

Vaccinarsi o non vaccinarsi?
Immaginiamo questo ipotetico scenario: ti trovi nel bel mezzo di una pandemia mondiale. Un virus, che si è velocemente diffuso in tutto il mondo, sta provocando milioni di morti. Le terapie intensive degli ospedali sono intasate, molte persone rischiano la vita, anche perchè impossibilitate dal ricevere un intervento tempestivo per altre patologie. Le organizzazioni sanitarie, le induestrie farmaceutiche e i Governi iniziano a collaborare e trovano un vaccino in grado di proteggere le persone dalla malattia. Non si conoscono ancora bene gli effetti collaterali a breve e a lungo termine del vaccino, ma si sa per certo che per i non vaccinati il rischio di finire in terapia intensiva è 39 volte superiore rispetto ai vaccinati. Questi ultimi hanno il 90% di probabilità in meno di morire e una probabilità minore di contrarre e diffondere il virus. Le possibilità di scelta sono due:
- ragionare utilitaristicamente e vaccinarsi: “Mi vaccino, così riduco la probabilità di contrarre e diffondere il virus, la probabilità di finire in terapia intensiva e decedere.”
- ragionare dogmaticamente: “Non mi vaccino perchè sono contro la somministrazione di farmaci e/o perchè non mi fido dell’ organizzazione sanitaria. Perchè vaccinarmi o meno è una mia libera scelta. Lascio fare al caso.
La sottile linea tra dogmatismo e fanatismo
I principi etici personali di ognuno orientano la navigazione in molte circostanze problematiche. Tuttavia vi sono delle situazioni in cui la fede cieca nei principi sembra tradire, anzichè promuovere, la dignità della persona che quegli stessi principi vorrebbero proteggere. Per questo è necessario, in alcuni casi, passare da un’etica dogmatica a un’etica più “duttile”, chiedendoci in ogni situazione cosa vogliamo onorare con la nostra scelta e a quale fine stiamo davvero mirando. Il pericolo più grande del dogmatismo consiste nel concentrarsi esclusivamente sui propri principi di base, dandoli per assoluti ed escludendo tutte le altre informazioni che, pur essendo utili, minacciano di far vacillare l’intera impalcatura delle proprie convinzioni.
Allora qual è una possibile soluzione? Prendere una strada alternativa, quella costellata da ciottoli di “etica della virtù”, quella che ci ricorda l’importanza di prendere decisioni, di volta in volta, nelle situazioni concrete, anelando al bene e alla responsabilità comuni, mettendo in discussione tutto, anche le proprie convinzioni.
Fate la vostra scelta.
