Un tentativo, tutto umano, di nascondere il dolore…

Che l’uomo trascorra la sua vita nel tentativo di raggiungere la felicità non è un mistero: ma se scambiasse quest’ultima per la tranquillità? Se preferisse immaginarla piuttosto che viverla?
Una piuma
Un filosofo come Schopenhauer la chiama Volontà, Bergson “slancio vitale”, per uno scrittore come Pirandello è semplicemente il flusso della vita, di cui siamo parte, manifestazione, espressione. Tuttavia, a noi uomini è toccata una sorte poco piacevole: quella di sentirsi vivere, di di percepirsi, di averne consapevolezza. Questo “lanternino” che è la nostra coscienza individuale illumina la realtà un po’ a modo suo: la trasforma, cerca di ritagliarla a sua misura, conformemente ai suoi desideri, ma soprattutto alle sue paure. E spesso la rende di piombo, con tutti i suoi pensieri, le sue ansie, le sue paranoie. Nel romanzo I vecchi e i giovani Pirandello scrive:
“— Ma se la vita è una piuma, donna Caterina! Un soffio, e via… Lei vuol dar peso a una piuma? — Voglio, caro Selmi? — gli aveva risposto donna Caterina.— Non l’ho voluto io… Per voi la vita è una piuma; un soffio e via; per me, è diventata di piombo, caro mio.— Appunto questo è il male! — aveva subito rimbeccato lui. — Farla diventar di piombo, una piuma! Dovendo vivere, scusi, non le sembra che sia necessario mantenere l’anima nostra in uno stato… dirò così, di fusione continua? Perché fermare questa fusione e far rapprendere l’anima, fissarla, irrigidirla in codesta forma triste, di piombo?”.
L’uomo è un grande architetto che cerca di costruirsi una casa con fondamenta stabili, protetta e sicura, che gli permetta di sentirsi al riparo dalla vita piuttosto che correre il rischio di esporsi a essa. Meglio rimanere bloccato in quelle forme, in quelle abitudini, piuttosto che correre il pericolo di esporsi a quella “vertigine” di cui parlava il filosofo Kierkegaard, quella perdita di orizzonti che la vita causa attraverso la sua imprevedibilità, incertezza, e che inevitabilmente spesso porta dolore. Abbiamo tradito un filosofo come Nietzsche, che ci chiedeva di accettare la vita nel suo essere contraddittoria, illogica, di amarla nonostante la sua dolorosità. Ma gli schemi in cui tentiamo di ingabbiarla non sono meno dolorosi, quando, come Brunori scrive in La Verità:
“Tutto questo rischio calcolato toglie il sapore pure al cioccolato, e non ti basta più”.

“Quella barchetta ferma…”
É certamente più facile immaginarsela un’esistenza diversa piuttosto che prendere la sua stessa strada, realmente. “Sei cintura nera de come se schiva la vita, quinto dan”, direbbe l’Armadillo della serie Strappare lungo i bordi. Lo sapeva anche Pirandello, alla fine: “Conoscersi è morire”. Nel momento in cui l’uomo tenta di rappresentarsi, di controllare quel flusso straripante, quel magma caotico che chiamiamo vita, ecco che già l’ha uccisa:
“Come sono sciocchi tutti coloro che dichiarano la vita un mistero, infelici che vogliono con la ragione spiegarsi quello che con la ragione non si spiega! Porsi davanti la vita come un oggetto da studiare, è assurdo, perché la vita, posta davanti così, perde per forza ogni consistenza reale e diventa un’astrazione vuota di senso e di valore. E com’è più possibile spiegarsela? L’avete uccisa. Potete, tutt’al più, farne l’anatomia. La vita non si spiega; si vive”.
E lo diceva non senza amarezza, perché anche lui, alla fine, era più attento a escogitare artifici e macchinazione per comprenderne i segreti e le regole, invece di viverla e sentirsi vivo. Ma la verità, come canta Dario Brunori, è che così per noi è comodo:
“Te ne sei accorto o no? Che passi tutto il giorno a disegnare quella barchetta ferma in mezzo al mare, e non ti butti mai?”

Voglia di volare
Ma su quella barchetta all’uomo piace starsene tranquillo, sperando che le onde non la agitino troppo. Ed è così aggrappato a questa che anche quando sente il richiamo del mare, quando vorrebbe tuffarsi con tutto se stesso, egli continua a disegnarlo solamente. “La verità è che non vuoi cambiare, che non sai rinunciare a quelle quattro o cinque cose a cui non credi neanche più”, continua ancora Brunori.
Tuttavia, un’altra verità è che quella barchetta può essere un’isola nel quale vivere tranquillamente, ma il mare continua a muoversi sotto di essa, a farsi sentire e no, non può davvero bastare più: “perché il dolore serve, proprio come serve la felicità”. Ma per provarla davvero, l’uomo ha bisogno di rompere le barriere dentro le quali spesso la testa lo tiene in trappola, abbracciando quella vertigine. Ci sarebbe bisogno, per dirla ancora con Pirandello, del “calcio che manda all’aria tutta la baracca”. E, per riuscirci, a volte basterebbe ricordarsi delle parole di un altro cantautore come Jovanotti: “La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare”.