La vera arte è quella del Giorgione e delle fotografie di Alberto Selvestrel, quell’arte che conosce le strutture cognitive della percezione umana descritte dalla psicologia della Gestalt, quell’arte che è il luogo in cui l’uomo si riconosce e si sente a casa.
Sensazione e percezione
Il ruvido della corteccia e il liscio della sabbia marina, il freddo della neve e il calore del fuoco: queste sono tutte sensazioni, esperienze fisiche che ognuno di noi può esperire. Sono appunto sensazioni in quanto la sensazione è ciò che si prova con il semplice atto di rapportarsi al mondo attraverso l’utilizzo dei cinque sensi. Gli stimoli fisici vengono tradotti in impulsi elettrici (si parla di trasduzione) per essere interpretati dal nostro cervello. Interpreta, è questo quello che fa il nostro cervello. La percezione è l’interpretazione degli stimoli fisici di cui facciamo esperienza e che il nostro cervello decodifica attribuendogli significato. L’uomo è colui che attribuisce significato alle cose, l’uomo è appunto generatore di significati sempre nuovi di fronte a una realtà che di per sé un significato non possiede. La psicologia fin dai suoi albori si è interrogata circa la percezione e la psicologia della gestalt, in particolare, ha per prima teorizzato quelle leggi che guidano la percezione. Due di queste sono la legge della buona continuazione e della pregnanza o buona forma e in questo articolo saranno spiegate a partire dalla pala di Castelfranco del Giorgione e grazie alle foto di Alberto Selvestrel, fotografo italiano emergente.

La Gestalt nell’arte
A Giorgione la pala di Castelfranco fu commissionata da una ricca famiglia di Venezia per la commemorazione della morte del figlio, deceduto nel corso di una battaglia per la repubblica di Venezia. Lo stemma familiare posto sul sarcofago in primo piano, al centro del dipinto, testimonia la commissione non ecclesiastica del dipinto. Ma è la descrizione della composizione che ci ricollega alla psicologia. La prima e più potente forma che inconsapevolmente si fissa nella nostra mente è il triangolo prodotto dalle tre figure umane: alla base Nicasio, guerriero di malta, e Francesco d’Assisi e al vertice la vergine Maria con il bambino. La legge della pregnanza o buona forma sviluppata dalla gestalt prevede che ogni oggetto di percezione venga ridotto a forme semplici e tanto più queste forme sono evidenti tanto più si fissano ed evidenziano. Il risultato è un senso di compostezza, di ordine e rigore. Quello stesso senso di rigore e compostezza che il nostro cervello richiede, il compito primario della percezione infatti è individuare la regolarità in modo da rendere prevedibile il mondo. Dal punto di vista evoluzionistico, infatti, l’uomo è una macchina che ha l’obiettivo di prevedere gli eventi della realtà in modo da sopravvivere. Grazie al benessere, definito da Hans Rosling in Factfulness come la possibilità di compiere piani a lungo termine senza preoccuparsi della sopravvivenza quotidiana, l’uomo ha avuto la possibilità di sviluppare l’arte introducendovi quei meccanismi che gli sono più tipici. Altri elementi geometrici che si impongono sono i rettangoli disegnati dal drappeggio rosso alle spalle delle tre figure nonché i solidi del sarcofago e dell’altare che sorreggono il trono della vergine. Sebbene il drappo rosso sia spezzato dalla struttura centrale viene percepito come un elemento unico in virtù della seconda legge che qui si vuole descrivere: la legge di buona continuazione.

La Gestalt nella fotografia
La legge di buona continuazione prevede che linee rette e curve siano percepite come congiunte, o raggruppate, se hanno la possibilità di essere potenzialmente connesse. Nella pala infatti il drappo alle spalle delle figure si impone sulla percezione come unitario sia in virtù delle linee che lo compongono sia grazie al colore rosso. Alberto Selvestrel giovane fotografo italiano ha fatto propria questa legge percettiva per portarla alla sua ennesima potenza e sviluppare un progetto fotografico, intitolato “Link”, in cui dominano linee e colori che disegnano una realtà statica e irenica. In Selvestrel la linea diventa soggetto della foto rubando la scena all’elemento naturale e a quello architettonico, onnipresenti in questo racconto. La continuità potenziale delle linee si fa congiunzione reale lì dove il link anticipa la percezione e la legge di buona continuazione. Osservando le foto di Alberto ci si sente compresi da quell’arte fotografica dotta che conosce il processo di interpretazione e di previsione del cervello umano delle forme future della realtà. La vera arte è quindi quella che conosce l’uomo talmente a fondo da essere ingrato di costruire una realtà alternativa che lo faccia sentire a casa.