Le due facce dell’amore attraverso Dante, Otello e il femminicidio

Alla luce della piaga del femminicidio, l’ amore è inquadrato all’interno di due ottiche diametralmente opposte:disinteressato e senza ricompensa alcuna di Dante e possessivo di Otello.

 

1740 è il numero delle donne uccise negli ultimi dieci anni in Italia (ANSA, nov. 2018). La maggior parte dei femminicidi avviene per mano del partner che imbraccia un’arma in nome di quello che ai suoi occhi è amore. Cosa si chiederebbe Dante e, nello specifico, l’io lirico delle sue opere, se si trovasse davanti questi dati allarmanti? Cosa proverebbe nel vedere usurpato, brutalizzato, violentato un concetto a lui tanto caro come l’amore?

Amore disinteressato

“Amor che al cor gentil ratto s’ apprende”: sono le parole presenti in una delle tre ben note terzine contenute nel V canto dell’Inferno, una delle tre cantiche della Divina Commedia. Secondo Dante, dunque, l’amore è una prerogativa di chi possiede un cuore nobile, puro: sicuramente qualità estranee a chi uccide il proprio partner. Dietro a tali omicidi ci sono menti fortemente provate, individui fragili che nello sconvolgimento dell’essersi sentiti scivolare via dalle mani la donna (o l’uomo) della propria vita, si abbandonano ad un impeto disumano che travolge l’oggetto del desiderio.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        All’interno del XVII canto del Purgatorio Dante afferma che l’individuo deve avere in primo luogo sempre vivo in sé il lume della ragione affinché esso possa porre un freno agli impeti brutali derivanti dalla sua natura. Per il padre della letteratura italiana la natura dell’essere umano potrebbe essere incline all’ira, a comportamenti immorali o violenti, ma l’uomo sceglie in relazione al Libero Arbitrio: è libero dunque di scegliere verso quali valori indirizzare la propria esistenza. L’ anima è pura potenza, senza corpo e senza materia ed è perfetta perché proviene dal Creatore. Nel momento della creazione anima e corpo si uniscono: l’uomo diviene in sé potenza ed atto e in quanto tale, imperfetto e finito, potrebbe commettere errori. Nel sonetto “Amor e ‘l cor gentile sono una cosa” contenuto nella Vita Nova, sulla scia di Guido Guinizzelli, precursore del Dolce Stil Novo, Dante afferma che Amore, che fa tutt’uno con la nobiltà, sta nel cuore in potenza e la bellezza lo riduce in atto. L’ essere umano percepisce ciò che ha innanzi a sé e ne trae una rappresentazione che l’intelletto umano elabora dando vita al desiderio. Dante è sopraffatto dal desiderio insopprimibile di vedere l’amata, brucia d’ amore per lei… eppure è totalmente incapace di sostenerne la presenza. Ad una festa di nozze, poco prima di vederla, è scosso da un “mirabile tremore”, mentre alla sua vista sembra quasi svenire, cosicché la donna lo “gabba”, ride di lui. Alle domande riguardanti le motivazioni alla base del suo desiderio di vedere Beatrice dal momento che gli effetti su di lui sono così devastanti, il poeta comprende che è l’immagine mentale della bellezza della sua donna che glieli fa dimenticare.L’ amore proietta in colui che ama un’immagine idealizzata dell’amato/a  che suscita nell’ amante il turbinio di emozioni e sensazioni. All’ interno della Vita Nova, Dante risponde alle perplessità di alcune donne che lo interrogano circa lo scopo del suo amore per Beatrice, considerata la totale incapacità di presenziare al cospetto dell’amata. Nel Medioevo il concetto di amore è strettamente legato all’eros, alla sua componente carnale, al “guiderdone”, ovvero la ricompensa fisica che si riceve dal partner. In Dante, nella Commedia, avviene una svolta: c’ è il passaggio da “amore eros ad “amore caritas. In seguito al rifiuto da parte di Beatrice, la quale gli toglie il saluto, il poeta assume un atteggiamento diametralmente opposto rispetto a quello scaturito dai macabri meccanismi che si innescano nella mente dei killer. Nel poeta nasce un tipo d’ amore disinteressato, perfetto, che si nutre contemplando l’anima dell’amata e trovando la fonte della sua beatitudine nelle parole che la lodano, cosa che non gli potrà mai venir meno. In ultima analisi c’è da premettere che certamente al tempo di Dante le fonti che avrebbero potuto documentare eventuali casi di femminicidio erano estremamente ridotte rispetto a quelle di cui disponiamo oggi e un omicidio di questa natura, se fosse mai avvenuto, sarebbe stato un tabù da tenere ben nascosto.  Inoltre non abbiamo alcuna certezza che l’io lirico coincida con il Dante poeta e che non si tratti di una mera finzione letteraria.

 

Amore e possesso

Un chiaro esempio di amore possessivo è invece presente all’interno di Otello di Shakespeare, in cui il protagonista, venuto a conoscenza del tradimento della moglie Desdemona, travolto dalla gelosia la soffoca con un cuscino nel letto nuziale. Nell’epilogo della tragedia Emilia,moglie del suo alfiere,rivela all’uomo che il tradimento era in realtà una finzione ideata da suo marito Iago. Otello,distrutto dal dolore e dal rimorso,decide di togliersi la vita ,ricadendo sul corso esanime di Desdemona. La paura del tradimento acceca la mente,portando l’ individuo ad una totale perdita del senno: un po’ come Orlando e la sua furia distruttiva in seguito alla vista dei nastri d’ amore dell’ amata Angelica con Medoro.

Sull’esempio di Dante

Se provassimo a priori ad inquadrare le relazioni tra individui all’interno di un’ottica pura, disinteressata, sicuramente si eviterebbero simili barbarie. La maggior parte degli omicidi “amorosi” risponde all’ idea “o mio/a o di nessun altro”. Si considera la persona che si ha accanto come un qualcosa di proprio, come un essere pensante il cui pensiero deve essere rivolto solo e soltanto a quello che si rivelerà carnefice. L’ amore disinteressato di Dante dovrebbe diventare modello di riferimento per tutti. Ciascuno di noi dovrebbe imparare dalle sue parole che amore, rispetto e libertà vanno di pari passo, che il sentimento che “move  il sole e l’altre stelle” è un motore autosufficiente,che trae nutrimento dall’esercizio interiore di colui che amando nobilita il proprio cuore. E se l’amore dovesse finire, scomparire, volare via come foglia al vento, è giusto custodire gelosamente nel proprio cuore e nella propria memoria il dolce ricordo dell’ amata/o : non la sua carne da spolpare,non il suo volto da sfregiare, non il suo corpo da martoriare.

                               Angela Orsi

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