Dalle vicende biografiche alla stesura del “Furioso”, scopriamo le caratteristiche principali di uno degli autori più importanti del Rinascimento italiano.

Insieme a Machiavelli Ariosto è lo scrittore più cospicuo e rappresentativo del Rinascimento italiano. In Ariosto si è spesso vista l’incarnazione migliore dello spirito del Rinascimento, interpretato in chiave unilaterale come momento di equilibrio e di armonia.
LE VICENDE BIOGRAFICHE DI ARIOSTO
Ludovico Ariosto nasce a Reggio Emilia l’8 settembre del 1474. Viene inizialmente avviato agli studi giuridici ma nel 1494 comincia a dedicarsi agli studi umanistici. Nell’ottobre del 1503 viene assunto al servizio del cardinale Ippolito d’Este, per conto del quale, svolgerà con numerosi spostamenti e viaggi un’intensa attività politica amministrativa. Nel 1515 stringe una relazione con la nobildonna Ferrarese e Alessandra Benucci con cui celebre nozze segrete nel 1528. Nel 1517 si rifiuta di seguire il cardinale Ippolito in Ungheria e ciò determina una netta rottura fra i due. Il poeta deve così cercarsi una nuova sistemazione e nell’aprile del 1518 entra a servizio presso il duca Alfonso d’Este, fratello di Ippolito. In un periodo di crisi economica della corte Estense Ludovico è costretto tra il 1522 e il 1525 ad accettare lo sgradito incarico di Commissario Ducale in Garfagnana. Muore a Ferrara il 6 luglio 1533. La sua produzione lirica può essere suddivisa in due sezioni: una in latino e l’altra in volgare. Se però la prima ha un’importanza solamente documentaria, le liriche in volgare toccano a volte i risultati intensi e originali. Tra il 1517 e il 1525 compone sette Satire che costituiscono dopo L’Orlando furioso l’opera ariosteca più apprezzata dalla critica è più nota. Esse traggono origine da eventi biografici e rispondono per lo più a un bisogno di difendersi o di affermare il proprio punto di vista. Fu Inoltre importante la sua attività teatrale; ci sono pervenute due commedie, sia in prosa che in versi, e tre commedie solamente in versi, una delle quali incompiuta.

LA TRADIZIONE CAVALLERESCA
L’Orlando innamorato di Boiardo segna una svolta nel poema cavalleresco trasformando i cantari popolari in un genere destinato alla corte. E tuttavia fra la fine del Quattrocento e il primo quindicennio del Cinquecento il successo del poema di Boiardo promuove una vasta produzione di poemi cavallereschi destinati sia alle corti che alle piazze popolari. Il poema cavalleresco diventa insomma un genere di vasto consumo e tale resterà sino all’inizio del seicento. Quando nel 1516 uscì la prima redazione dell’Orlando furioso di Ariosto il poema cavalleresco entrò a far parte definitivamente della letteratura alta, del dibattito degli intellettuali e del conflitto delle poetiche. Da questo momento e soprattutto a partire dall’inizio degli anni Trenta il poema cavalleresco può addirittura essere avvicinato al genere tragico, ovvero il più elevato. Invenzioni di uno stile epico illustre è la prima grande innovazione di Ariosto; essa segna infatti una netta differenza rispetto alle varie poetiche quattrocentesche. Il “Furioso” è epico in quanto afferma l’individualità dello stato estense, i suoi diritti, la giustizia della sua politica e delle sue alleanze. Tuttavia è Ariosto stesso a porre dei forti limiti al carattere epico del suo poema. I valori dell’epica sono valori collettivi e popolari, nel senso che la classe sociale dominante li impone a quelle subalterne: coinvolgono tutti i Greci nell’Iliade, tutti i Romani nell’Eneide, tutti i Cristiani nella Chanson del Roland. Ma l’etica cinquecentesca è un’etica individualistica è strettamente legata a una sola classe, quella dei cortigiani. Ciò non significa che non si abbia interesse per il bene pubblico ma che la spinta è spesso personale. Infine si può dire che Ariosto interpreta gli eventi del suo tempo con l’ottica del cortigiano Ferrarese ma con grande attenzione a tutto lo scenario europeo.
LA TRAMA DEL “FURIOSO”
Il “Furioso” non ha un unico protagonista ne è una trama lineare, possiamo tuttavia distinguere due grandi filoni narrativi: Il primo è quello del racconto d’armi, cioè epico, che fa da scenario e riguarda collettivamente tutti gli eroi del poema. Esso si apre mentre infuria l’assedio di Parigi che oppone i Cristiani di Carlo Magno ai Saraceni di Agramante, re d’Africa, e di Marsilio, re di Spagna. Il conflitto si conclude a Lipadusa (Lampedusa) con un duello fra tre campioni cristiani e tre Saraceni: Orlando, Brandimante e Oliviero contro Agramante, Gradasso e Sobrino. La vittoria è dei Cristiani. Il secondo grande filone è quello delle vicende romanzesche vissute da ciascuno dei Cavalieri. Fra queste le principali sono quelle di Orlando e quelle di Ruggiero. La prima, con l’amore di Orlando per Angelica e la follia che ne deriva, dà il titolo al poema. La seconda permette lo svolgimento del tema encomiastico: dall’amore di Ruggiero e Bradamante sorgerà la casa degli Este. Tra i due grandi filoni che attraversano il poema per tutto il corso dell’operazione attrito ben percepibile. Le avventure degli altri Cavalieri si ricollegano più o meno direttamente a quelle di Orlando. Così accade per Rinaldo, suo cugino, anche agli innamorato di Angelica, e per Astolfo, che recupererà il senno di Orlando volando sull’ippogrifo fin sulla luna. Il “Furioso” si collega, da un lato, alle civiltà delle corti rinascimentali, ha i valori cortigiani (equilibrio, decoro, onore, fedeltà, bellezza), ma dall’altro esprime la consapevolezza di un equilibrio turbato, di una condizione di crisi e di precarietà. Le vicende storiche contemporanee non sono insomma senza effetto sulla visione ariostesca della vita.
“Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto.”
