Cinque droghe senza le quali la letteratura mondiale sarebbe peggiore

 

Non c’è altro da fare che bere, mangiare, scopare, drogarsi e ammazzare.

(Charles Bukowski)

La droga è innegabilmente un tema controverso: c’è chi la vede come un mezzo per esprimere più liberamente la propria creatività o anche solo per divertirsi, e chi invece pensa sia la piaga sociale per eccellenza e in definitiva il modo più semplice di andare all’obitorio. Ma, che piaccia o meno, bisogna riconoscere che senza stupefacenti una parte importante del nostro patrimonio artistico non esisterebbe, o quantomeno sarebbe nettamente diversa; nella musica è evidente, così come nella pittura o nella scultura, ma non in molti sanno che anche nella letteratura la droga gioca da sempre un ruolo importante.

Vediamo assieme alcuni casi:

N.B. ho preso in considerazione solo quelle sostanze che sono considerate stupefacenti nell’immaginario collettivo, tralasciando quelle che magari sono accettate socialmente, ma rimangono droghe a tutti gli effetti (alcol, nicotina, caffeina, ecc.)

Cannabis

Che si tratti di Marijuana o Hashish, i derivati dalla cannabis sono sempre stati stupefacenti molto diffusi tra gli scrittori. Famoso è il Club dei mangiatori di hashish, che, nella Parigi di metà Ottocento, vantava frequentatori del calibro di Baudelaire (che parlò lungamente della sostanza nel saggio Les Paradis artificiels), Hugo, Gautier e Dumas; anche autori precedenti ne fecero uso per comporre, come Shakespeare, sulla cui pipa furono trovati residui di erba.

Oppio e Morfina

L’oppio è stata sicuramente la droga più usata dai letterati del diciannovesimo secolo. L’intera generazione dei romantici inglesi, da Byron a Shelly a Keats, fu accompagnata dall’uso della sostanza, e due personalità in particolare, Coleridge e De Quincey (autore di Confessions of an English opium-eater), si fecero portavoce della dipendenza e dei deliri provocati dai fumi oppiacei. Lo stesso Dickens ne fece uso in grande quantità e, decenni dopo, Bulgakov dedicò alla sostanza il racconto Morfina.

Anfetamina

L’anfetamina, soprattutto sotto la forma di Benzedrina, fu la droga per eccellenza della Beat Generation. Kerouac scrisse alcuni dei suoi più grandi romanzi (On the Road, The Subterraneans, ecc.) in poche settimane, aiutato solo dalle anfetamine e dal caffè, e Ginsberg, pur criticando la sostanza, ammise di averne fatto largamente uso.

Cocaina

Oggi la cocaina è forse la droga pesante più diffusa al mondo, o comunque quella di cui si parla di più; ma già nei primi anni del Novecento la sostanza circolava in dosi massicce, tanto che Proust in più punti della sua monumentale opera À la recherche du temps perdu ne descrive gli effetti, e Robert Desnos le dedica un’ode, L’ode à Coco. Anche letterati nostrani, come D’annunzio, furono dipendenti dalla droga, e la descrissero in diversi romanzi, tra cui Cocaina di Segre. 

Eroina

L’eroina si diffuse agli inizi del ventesimo secolo negli U.S.A., e da allora il numero dei dipendenti si è allargato a macchia d’olio. Sul tema lo scrittore statunitense William Burroughs scrisse il famoso romanzo Junky; successivamente, esattamente quaranta anni dopo, Irvine Welsh pubblicò uno dei suoi capolavori, Trainspotting, incentrato appunto su un gruppo di eroinomani scozzesi.

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