Le ceneri dell’Amazzonia arricchiscono il Brasile: Il piano di Bolsonaro per sfruttare la catastrofe

Già da prima degli incendi, il presidente Brasiliano lanciava piani di deforestazione, ma quali sono i motivi socio-economici dietro il lasciar bruciare la foresta fluviale?

L’economia e la storia ci insegnano che quando c’è qualcuno che ha da guadagnare dalla situazione corrente farà di tutto perché nulla cambi, questo risulta ovvio ciò che è meno palese invece e cosa mai si possa guadagnare dal lasciare una foresta simbolo del paese, anzi del continente, in fiamme da settimane rifiutando ogni tipo di aiuto esterno e inimicandosi molti partner commerciali nel farlo.

 

Il Polmone in fiamme

L’Istituto nazionale brasiliano di ricerca spaziale (Inpe), ha riferito di circa 2.500 nuovi incendi nell’arco di 48 ore in tutto il Brasile. Secondo l’Inpe, da gennaio al 21 agosto sono stati registrati nel Paese 75.336 incendi, cioè l’84% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, oltre il 52% dei quali interessano l’Amazzonia. Dal momento in cui la crisi ambientale ha colpito l’occhio del pubblico internazionale, al Brasile sono arrivate offerte di aiuto un pò dappertutto, in primis il presidente del vicino Ecuador, Lenin Moreno ha proposto al suo omologo brasiliano l’invio di tre squadre di pompieri specializzate negli incendi di foreste, il G7 ha stanziato 20 milioni da inviare immediatamente nei conti carioca e persino alcune star del cinema hanno dato il loro contributo ad esempio Leonardo Di Caprio ha donato oltre 5 milioni ad associazioni per combattere gli incendi nella foresta amazzonica. Tutto ciò lascerebbe pensare quasi che il mondo sia diventato un posto migliore di quello a cui siamo abituati dove tutti si uniscono a prescindere dalle differenze,per combattere una catastrofe che nessuno da solo sarebbe in grado di superare (Certo, scegliendo di dimenticarci che un attore di Hollywood ha fatto da solo 1/5 di quello che le sette nazioni più industrializzate del pianeta hanno fatto assieme ma comunque…). Ma subito arriva la realtà a ricordarci che la vita vera non è un film, con il Brasile che rifiuta ogni tipo di aiuti per l’Amazzonia.  Almeno per ora infatti  il presidente Bolsonaro ha detto che sono un modo per interferire negli affari interni del paese il presidente ha dichiarato infatti in tweet :”Mi dispiace si cerchi di strumentalizzare una questione interna del Brasile e di altri paesi amazzonici per interessi politici personali. Il tono sensazionalista con cui si riferisce all’Amazzonia (per altro sostenuto da foto false) non fa nulla per risolvere il problema“. Bolsonaro ha fatto notare come una foto a corredo di un tweet del presidente francese Macron riguardo la situazione della foresta pluviale si riferisca in realtà a incendi scoppiati in Amazzonia nel 2003. Per altro gli incendi che stanno devastando l’Amazzonia, sono stati per lo più attribuiti ai tentativi dei contadini locali di accaparrarsi nuovi appezzamenti di terreno dando fuoco a parti della foresta pluviale; nei mesi scorsi, il presidente brasiliano aveva più volte incentivato questa pratica comune, arrivando a definire pionieri, i contadini che agivano in questa maniera.

E mentre la deforestazione viaggia al ritmo di oltre tre campi da calcio al minuto,  tutto ciò che rimane da chiedersi e perché fare tutto ciò? Quali sono gli interessi capaci di convincere un presidente a lasciare la sua nazione bruciare?

Gli Interessi in gioco

Beh, non c’è n’è soltanto uno, c’è un groviglio di interessi che va da quelli degli allevatori del posto, agli industriali delle miniere, al Brasile competitor importante fra i paesi esportatori. La deforestazione iniziata da Bolsonaro, ha consentito infatti un più facile sfruttamento industriale e minerario del suolo. Non solo: una volta che la cenere degli alberi percolerà nel sottosuolo con le piogge di novembre fertilizzando la terra, al posto della foresta ci saranno verdi pascoli su cui gli allevatori faranno nutrire il loro bestiame, del quale noi europei siamo tra i primi importatori stando al Mercosur, ovvero Mercato comune dell’America meridionale, (l’organizzazione internazionale nata negli anni novanta per la liberalizzazione degli scambi, ma anche per concordare fra gli stati membri comuni normative in campo ambientale, di concorrenza, trasporti, turismo e tutela della proprietà intellettuale tra gli stati del Sud America).

Insomma come al solito quindi le motivazioni che spingono a fare qualcosa di apparentemente insensato hanno sempre a che fare con il denaro e con chi lo controlla, e intanto mentre l’Amazzonia brucia a reti unificate,  Jair Bolsonaro lancia il suo messaggio al mondo per difendersi dalle accuse che ancora nessuno gli ha lanciato ufficialmente ma che sicuramente raccoglierà in futuro(N.d.R. Dicasi anche pararsi il culo preventivamente), su come gli incendi forestali in Amazzonia, che “non sono al di sopra della media degli ultimi 15 anni“, non possono servire come “pretesto per imporre sanzioni internazionali” contro il Brasile nonostante come detto poco più sopra la stessa agenzia spaziale brasiliana neghi le sue affermazioni sull’entità dei roghi.

 

Non ci resta che sperare che in qualche modo l’Amazzonia si salvi prima che i danni fatti diventino irreparabili.

Christian Caivano

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