L’auto elettrica emette più CO2 delle rivali a combustione interna: è davvero così?

È opinione comune che la diffusione dei veicoli elettrici contribuirà a migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città, ma anche che non risolverà il problema delle emissioni di CO2.

Elettrico o a combustione interna? Quale veicolo inquina di più?

Un argomento che molti sollevano contro queste auto è che la produzione di energia elettrica non sia indolore, ma anzi comporti più emissioni di anidride carbonica rispetto a quella prodotta da un motore a combustione interna. La domanda è più che lecita, ma un report dell’RSE (Ricerca sul Sistema Energetico) parla chiaro: in Italia l’auto elettrica emette meno CO2 rispetto a qualunque altra.

Inquinamento indiretto o clima alterante

Prima di procedere illustrando i risultati del report, è utile fare chiarezza riguardo al tema dell’inquinamento. Purtroppo, nell’affrontare l’argomento, il mondo del giornalismo tende a fare confusione su chi sia un agente inquinante e chi no. Il risultato di questa narrativa non corretta è la demonizzazione della CO2, ormai percepita da tutti come male assoluto.

Partiamo sfatando un mito: la CO2 non è un agente inquinante. Non in senso stretto, per lo meno. L’anidride carbonica fa parte dell’atmosfera e rientra in molti cicli necessari per la vita delle piante e, di conseguenza, dell’uomo. Se respirata o bevuta (ricordiamo che è il motivo per cui l’acqua diventa frizzante) non danneggia l’organismo umano. Il problema grave è un altro: la CO2 è un gas serra. In altre parole, essa è in grado di modificare gli scambi energetici dell’atmosfera terrestre con lo spazio esterno. La conseguenza ultima di questo fatto è un incremento della temperatura del pianeta (il noto riscaldamento globale) dal quale potenzialmente possono discendere importanti cambiamenti climatici. Esistono naturalmente altri gas serra (il metano, il protossido di azoto, lo stesso vapore acqueo) alcuni dei quali provocano effetti ben più gravi dell’anidride carbonica, che rimane comunque la principale in termini di quantità emessa. Per tale motivo, uno studio corretto in termini di emissioni dovrebbe considerare non solo la CO2, ma anche tutti gli altri gas serra, per comodità pesati in termini di CO2 equivalente.

Emissioni di CO2 nel tempo e per area geografica

Inquinamento diretto o locale

Di fianco al problema appena esposto – l’inquinamento clima alterante – ne esiste un secondo definito inquinamento diretto o locale. Quest’ultimo riguarda tutti quegli agenti chimici che hanno effetti dannosi sull’organismo umano: si tratta per esempio degli ossidi di azoto, di zolfo, del particolato fine o del monossido di carbonio. Come l’anidride carbonica sono frutto della combustione all’interno dei motori, ma, a differenza di quest’ultima, hanno un effetto cancerogeno e possono provocare gravi malattie a livello respiratorio.

Questo è il principale motivo per il quale sono state adottate diverse politiche atte a limitare l’utilizzo di veicoli con motori a combustione interna. L’obiettivo non è tanto quello di ridurre le emissioni di CO2, quanto quello di ridurre l’inquinamento direttamente dannoso per l’uomo. Le auto elettriche hanno risposto molto bene a questa esigenza, non avendo alcun tipo di combustione all’interno del proprio motore. Tuttavia, rimane il dubbio che esse non siano realmente vantaggiose in termini di riscaldamento globale.

Concentrazione di NOx e SOx (European Space Agency). La Pianura Padana risulta l’area più inquinata d’Europa.

Il report pubblicato da RSE smentisce i sostenitori dei motori endotermici

La società Ricerca sul Sistema Energetico (controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze) ha recentemente pubblicato un dossier nel quale si smentisce la credenza secondo cui l’automobile elettrica inquinerebbe di più in termini di CO2. In particolare, RSE ha condotto lo studio utilizzando l’approccio del Life Cycle Assessment (o analisi del ciclo di vita) tenendo in considerazione tutti i parametri riguardanti l’inquinamento clima-alterante. In particolare, si è tenuto conto della produzione e dismissione dei veicoli (comprese le batterie nel caso di quelli elettrici) oltre che dei combustibili, da quando vengono estratti dai giacimenti, fino alla combustione (o interna al motore o nella centrale termoelettrica). Quest’ultimo è detto approccio well-to-wheel (ossia dal pozzo alla ruota).

Il risultato dello studio è chiaro. Nel panorama energetico italiano l’automobile elettrica è il veicolo con il minor quantitativo di emissioni di CO2. Naturalmente, il risultato dipende molto da come viene prodotta l’energia elettrica a monte. Solo nel caso del tutto inverosimile, in cui l’energia sia prodotta esclusivamente da carbone, il veicolo elettrico potrebbe emettere più gas clima-alteranti dei veicoli a combustione interna. In Italia, con circa il 35% da rinnovabili e una forte penetrazione del Gas Naturale nella produzione elettrica, i veicoli elettrici risultano generare meno emissioni di CO2eq.

Per concludere, il dossier spiega anche in che modo alcuni studi imprecisi talvolta pieghino i dati in favore dei veicoli a combustione interna (si tratta di cinque punti che coprono mix produttivo, confrontabilità dei veicoli, durata effettiva della vita, produzione della batteria…). Per gli interessati se ne riporta il link.

Confronto della produzione di CO2 equivalente per vari tipi di veicolo (con divisione well-to-tank e tank-to-wheel)
Produzione italiana di energia elettrica da fonti rinnovabili (2013-2018)

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