L’anticipazione del futuro come arma o maledizione? tra Dune e Bourdieu

predire il futuro è una condanna o una liberazione? Un arma o uno strumento di pace?

Nel famoso libro di fantascienza Dune, il protagonista, Paul Atreides, ottiene una capacità formidabile: la prescienza. Attraverso la filosofia di Bourdieu la si analizzerà, scoprendone potenzialità e difetti.

Dune: il futuro che emerge

Dune è un libro di fantascienza scritto da Frank Herbert negli anni sessanta, e tuttora apprezzato per le sue tematiche filosofiche ed ecologiste ancora attuali. Il protagonista, Paul Atreides, appartenente ad una casata nobile, si ritrova nel bel mezzo di un complotto ordito da una casata rivale. La sua famiglia viene quasi completamente sterminata, così, per sopravvivere, sarà costretto a stringere un’alleanza pericolosa con il barbaro popolo dei Fremen, con i quali vuole sfidare coloro che hanno distrutto la sua famiglia. Per combatterli, Paul si servirà di una capacità speciale, la prescienza. Infatti, Paul è lo Kwisats Haderach, colui che può essere contemporaneamente in più posti. É il risultato di millenni di incroci genetici pre-programmati, attui a creare un’uomo in grado di scoprire il velo del futuro, per scorgere ciò che verrà.Grazie a questa capacità, Paul riuscirà a sconfiggere i suoi nemici, ed a essere proclamato imperatore.

Bourdieu: come una partita a poker

Come vedrebbe Bourdieu la capacità di Paul di prevedere il futuro? A primo impatto, sembrerebbe una capacità estremamente utile e gratificante. Tuttavia, contiene in sé il seme della tristezza. Per comprendere ciò, bisogna analizzare alcuni aspetti della teoria di Bourdieu. Secondo lui, ogni essere umano è inserito in un campo sociale, ovvero in una sorta di rete, composta da relazioni visibili e invisibili tra individui. In quest’ambiente sociale, l’uomo sfrutta le sue capacità per ottenere vantaggi sociali che lo favoriscano. Ad esempio, avendo un buon capitale economico, l’individuo avrà più scelte e vantaggi sociali disponibili. Per poter raggiungere i suoi obbiettivi però, l’uomo dovrà anche saper usare correttamente le risorse in suo possesso. Come in un gioco, dove una volta comprese e accettate le regole e le abilità del proprio personaggio, bisogna saperle sfruttare al meglio. Come può avvenire ciò? Attraverso il legame del nostro io presente con il nostro io passato, ma sopratutto grazie alla nostra capacità di prevedere ciò che verrà.

L’habitus, ciò che siamo

Nel romanzo di Dune, esiste un’organizzazione unicamente femminile attua a preservare e sviluppare le linee genetiche, per poter creare un giorno lo Kwisats Haderach, ciò che Paul diverrà. Sono le Bene Gesserit. Esse hanno una connessione diretta con il passato, che gli permette di agire meglio nel presente. Le Reverende Madri, assumendo una droga, La Spezia, entrano in contatto con le loro predecessori, assorbendo tutti i loro ricordi e la loro sapienza. Questo processo sembra assomigliare a ciò che Bourdieu nei suoi scritti, definisce Habitus. L’habitus è una sorta di connessione con il nostro io passato, attua a trasportarlo nel no.stro presente. É l’insieme delle nostre abitudini durevoli, che come un abito ci accompagna nelle nostre azioni quotidiane, influenzando ciò che potremmo fare in futuro.

l’agonia del vivere futuro

Alla fine del romanzo Paul batte i suoi acerrimi nemici, e tuttavia un barlume di amarezza si fa strada nel suo cuore. Per chi vede il futuro, esso non diventa che una cosa certa, un’estensione del presente che non può essere modificata. Come uno scultore, che vede nel blocco di marmo la statua egregia che sarà, così Paul scorge il futuro. Ma il volto di quella statua ha un espressione di cieca venerazione, somigliando così ad un’idolo perverso e grottesco.Paul è divenuto imperatore, e tuttavia il futuro è più oscuro che mai. I suoi soldati, scorgendo in lui capacità divine, lo adorano come un dio, attuando così una guerra “santa” con lo scopo di conquistare, convertire e assoggettare il mondo intero.Non potendo cambiare il futuro, Paul è costretto alla rassegnazione di chi vede, senza poter fare nulla.

Per Bourdieu, capacità fondamentale dell’uomo è quella di prevedere le azioni future e le variazioni del campo, così da poter utilizzare al meglio le proprie risorse e ottenere l’obbiettivo prefissato. Tuttavia, se si conosce già l’andamento finale del gioco a cui si sta giocando, a che scopo parteciparvi. L’essenxa dell’azione è l’incertezza del raggiungimento dell’obbiettivo, la quale da un senso all’azione stessa.Così, conoscendo precisamente il passato (l’Habitus) e il futuro, l’uomo verrebbe intrappolato in un presente scontato privo della sua vera essenza: l’incertezza.La libertà verrebbe meno, e la prigione del futuro rivelato ingabbierebbe l’uomo, per sempre in una prigione di impotenza e follia.

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.