Il Superuovo

L’anniversario dell’11 settembre ricorda la paura del terrorismo e l’importanza della meccanica strutturale

L’anniversario dell’11 settembre ricorda la paura del terrorismo e l’importanza della meccanica strutturale

11 Settembre 2001. Una terribile data nella mente di tutti noi.

L’attacco al World Trade Center di 20 anni fa fece conoscere al mondo il volto di Al Qaeda. In un solo giorno persero la vita quasi 3000 persone. Tra i vari bersagli dell’attacco terroristico, quello che rimase più tristemente famoso furono le torri gemelle.

Il disastro del 9/11

Quel giorno ebbe un impatto enorme sul mondo intero. Prima di capire cosa successe esattamente al World Trade Center, ripercorriamo quelle ore di terrore. Quattro aerei di linea furono dirottati da una ventina di terroristi appartenenti all’organizzazione chiamata Al Qaeda. I terroristi, provenienti dal fondamentalismo islamico, volevano attaccare al cuore la più grande forza motrice dell’occidente: gli Stati Uniti d’America. Gli obiettivi concordati furono: il campidoglio, o forse la Casa Bianca, il Pentagono e il World Trade Center. Tutti questi edifici rappresentavano una faccia del potere Statunitense. Solo due di questi furono colpiti: grazie ad un’eroica rivolta dei passeggeri, di cui nessuno sopravvisse, l’aereo diretto sulla città di Washington precipitò invece nei pressi di Shanksville, poco lontano. Due aerei colpirono le Torri Gemelle, danneggiando fatalmente queste e tutto il complesso del World Trade Center al di sotto. Un terzo aereo colpì invece l’ala ovest del Pentagono, causando diversi morti e ingenti danni alla struttura del cuore militare statunitense. La notizia fece il giro del mondo: edizioni straordinarie in tutta Europa, soccorsi provenienti da tutto lo Stato di New York e dagli Stati vicini, il cordoglio di tutti i maggiori capi di stato e la paura, il terrore di altri attacchi. L’intervallo di tempo tra il primo schianto al WTC e il secondo, permise ai terroristi di far riprendere in diretta televisiva il secondo aereo. Questo fece ancora più danni del precedente, condannando migliaia di persone. Iconico il gesto di molti addetti presenti all’interno delle torri, che pur di non essere divorati dalle fiamme si gettarono da decine di piani. L’eroismo dei pompieri e dei soccorritori divenne altrettanto poetico: molti di loro persero la vita nel tentativo di salvare quella dei presenti nel WTC, e diversi film furono ispirati a questo tragico evento. Molte delle manovre americane in territorio estero degli anni successivi furono condizionati da quel fatidico giorno.

La meccanica strutturale e il crollo delle Twin Towers

Come detto prima, l’obiettivo simbolo dell’attentato del 9/11 furono proprio le Torri Gemelle. Quando l’aereo colpì la prima torre, la situazione apparve subito disastrosa: nonostante per l’intero crollo ci vollero più 100 minuti, il fuoco fece danni in termini di vite umane già dai primi istanti dopo lo schianto. Uno dei motivi principali del crollo, furono proprio le fiamme. Ogni edificio ha, per sua normativa, un certo tipo di sopportazione a vento, temperatura, impatti e via così. In particolare queste caratteristiche sono date dalla sua forma, altezza, materiali di cui è costituito e ancora altri fattori minori. Ora, come potrete ben immaginare, in base al luogo e alla sua funzione, una struttura può essere più o meno resistente alle sollecitazioni. Un bunker nucleare ha di sicuro un livello di resistenza maggiore rispetto alla baracca di legno nel giardino del nonno, eppure non ce ne accorgiamo finché non arriva un incendio, una forte tempesta o, caso estremo, un’esplosione atomica. Il difficile non è quindi costruire un edificio che stia in piedi, bensì costruirlo in modo che sia sicuro di fronte a uragani, incendi e altri incidenti. Le Torri Gemelle erano un capolavoro di architettura e ingegneria: il gioiello della corona della skyline di New York. Il fatto che abbiano resistito oltre un’ora e mezza dopo lo schianto, è di sicuro il motivo per cui molte persone sono riuscite a mettersi in salvo.

Strutture tra ingegneria edile, chimica e nucleare

Se pensate che la meccanica strutturale si applichi solo agli edifici, siete di molto fuori strada. La scienza delle costruzioni è una branca in comune a molti tipi di ingegneria. Pensate ad esempio alle dighe, o ai sistemi fluviali. L’acqua, che ha un peso non indifferente, porta con sé enormi rischi se fuori controllo. Fin dai tempi dei Sumeri abbiamo testimonianze di calcoli, seppur rudimentali, per evitare che i fiumi straripassero o abbattessero le barriere. Le dighe di oggi hanno ovviamente bisogno di simulazioni più sofisticate, che tengano conto non solo del peso dell’acqua ma anche dell’elasticità del cemento, la forza del vento che smuove la massa di acqua, i cambiamenti stagionali e altro ancora. Se non siete soddisfatti, eccovi degli altri esempi. Passiamo all’ingegneria chimica, in cui la meccanica strutturale è fondamentale. Perché, vi starete chiedendo. Il motivo è semplice: si parla di meccanica strutturale quando siamo davanti a una struttura sotto sforzo. “Sforzo” è in effetti un termine molto generico: che sia termico, fisico o di altro genere, dovunque ci sia uno di questi la meccanica strutturale è indispensabile. Qualsiasi tipo di reattore chimico ha bisogno di lavorare a certe condizioni, di temperatura e pressione, che non sempre sono quelle ambientali. Per questa ragione tutte le apparecchiature devono essere testate e progettate in modo tale da resistere agli sforzi anche per lungo tempo. Se poi si parla di ingegneria nucleare, tutto questo è spinto all’estremo. Nel caso dei reattori chimici, come delle costruzioni edili, il margine di sicurezza deve essere molto alto: il primo pensiero dell’ingegnere non può che essere la sicurezza. Per gli impianti nucleari, questo deve essere ancora più importante. Tutti ricordiamo l’incidente sovietico di quasi 40 anni fa, e se già il bilancio di un’esplosione in un impianto chimico o del crollo di un palazzo possono essere drammatici, sono comunque nulla di fronte ai danni che può provocare un malfunzionamento in un impianto nucleare.

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