Il personaggio del romanzo di Paula Hawkins condivide uno stato di turbamento con un personaggio biblico, Giobbe. Entrambi vittime dell’angoscia. Nemo ripercorse le fasi dello stato d’animo angosciato di Giobbe, mentre Kierkeggard mette in evidenza il carattere strutturale dell’angoscia.

La ragazza del treno è l’immagine dell’angoscia

Ad ogni persona accade o è accaduto di vivere dei momenti, dei giorni angoscianti. Un chiaro esempio di questo stato d’animo ne è la protagonista della pelliccola tratta dall’omonimo romanzo, “La ragazza del treno”, Rachel Watson. Rachel, interpretata da Emily Blunt, è una donna vittima di alcolismo che non è riuscita a superare il divorzio con l’ex marito: Tom Watson, il quale l’aveva tradita con la loro agente immobiliare. A causa della sua dipendenza non riesce a ricordare cosa le succede le sere in cui si ubriaca e nota di avere dei forti vuoti di memoria. Questa incapacità di ricordare la porta a credersi responsabile della sua separazione e vive in uno stato di perenne angoscia. Con la morte improvvisa di una sua ex vicina di casa le sorge il sospetto che il colpevole possa essere stata lei. La sua angoscia fagocita in lei, ha paura di se stessa e di cosa è capace. Alla fine del film Rachel si sforza incessantemente di ricordare e capisce che in realtà il “lupo cattivo” della situazione è il suo ex marito, il quale la accusava di essere violenta ed aggressiva quando invece era vittima di violenza domestica. Si scoprirà che è stato il marito ad uccidere la loro vicina di casa e finalmente Rahel può liberarsi dal fantasma della sua angoscia.

Giobbe: come l’angoscia estranea dal mondo

Philippe Nemo, filosofo francese, analizza il libro veterotestamentario “Libro di Giobbe” con un’attenzione fenomenologica, ovvero guardando come il fenomeno si mostra. Giobbe, personaggio su cui verte l’analisi, è un uomo di fede soddisfatto dalla propria vita al quale improvvisamente viene tolto tutto e colpito da una purulenta malattia della pelle. Il primo capitolo del libro di Nemo è intitolato l’angoscia. Giobbe, si potrebbe dire come Rachel, perde ogni cosa e non riesce a capacitarsene. D’un tratto viene pervaso da questa angoscia, la quale è fomentata dall’incomprensione dei suoi cari. Gli amici tentano infatti di confortarlo spiegandogli che il male ricevuto è una conseguenza di qualche suo peccato, pertanto deve redimersi e purificarsi. Giobbe sa però di essere innocente e non accetta di essere punito. Inoltre la sua malattia ha segni tanto evidenti quanto sgradevoli sulla pelle, tali che neanche la moglie riesce a stargli accanto. Giobbe, in questa prima fase dell’analisi di Nemo si trova solo ed abbandonato, senza neanche la possibilità di riuscire a morire, in quanto l’angoscia gli aliena anche questa scelta.

Kierkegaard: padre dell’angoscia

L’angoscia e un fenomeno ed uno stato d’animo condiviso e studiato a lungo. Søren Kierkegaard può essere considerato il padre dell’angoscia. Secondo Kierkegaard la possibilità è la categoria fondamentale dell’esistenza, ma la possibilità del tutto implica la possibilità del nulla. La scelta e l’indeterminatezza che ne deriva portano l’essere umano a vivere nell’angsocia. Grazie al libero arbitrio, di cui solo l’essere umano è dotato, si può prendere una decisione ma non si è consapevoli che cosa possa scaturire da questa decisione. Pertanto l’angoscia è uno stato che coinvolge l’individuo con il mondo, mentre in Nemo il mondo viene posta fra parentesi.

Barbara Butucea

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