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L’anfora recuperata: scopriamo tutti i volti delle ceramiche nel corso della storia

L’anfora recuperata: scopriamo tutti i volti delle ceramiche nel corso della storia

In ogni museo è possibile ammirare interi padiglioni dedicati all’esposizione di manufatti in ceramica. Sono reperti abbastanza comuni e con un fascino tutto particolare. Ma cosa li differenzia l’uno dall’altro?

Ogni reperto archeologico ha una sua importanza e ci aiuta a capire come si sono sviluppate le civiltà del passato. La ceramica ha sostituito parzialmente i metalli, nel corso della storia. Il suo particolare processo di lavorazione ha fatto in modo che l’uomo antico sperimentasse tecniche sempre diverse per creare manufatti sempre più resistenti ed utili. Scopriamo in che modo.

L’anfora perduta

Nella giornata di ieri il direttore dell’Agenzia delle dogane ha consegnato alla Soprintendenza Archeologica della provincia di Como un’anfora particolare. Il manufatto era stato oggetto di indagini e verifiche da parte dei funzionari dell’Agenzia. Era stato individuato tra i beni di un collezionista italiano attraverso delle analisi di controllo. Il suo sequestro ha permesso di verificarne l’autenticità ed ha preceduto la confisca. Il bene in questione è un’antica anfora con decorazione a figure nere, databile circa alla fine del VI secolo a.C. Attualmente è sotto la tutela della Responsabile Archeologa per la provincia di Como della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio.

Anfora a figure nere del VI sec. a.C.

La lavorazione della ceramica nei secoli

Tutti i manufatti ceramici che possiamo ammirare, così come quelli prodotti ai nostri giorni, hanno un denominatore comune: l’argilla.
La materia prima alla base della creazione di un qualsiasi contenitore in ceramica è proprio l’argilla. La sua composizione e tipologia può modificare la resistenza o la colorazione dell’oggetto finale ed aiutare a ricostruire la sua storia. Anche se, nei processi di lavorazione e cottura possono essere aggiunte sostanze estranee che tendono a conferire particolari caratteristiche al manufatto e rendono più difficoltosa la determinazione della sua provenienza.
Gli oggetti in ceramica vengono ottenuti per cottura dell’argilla attraverso una serie di processi mirati a stabilizzarla in maniera graduale.
I primi step prevedono la lavorazione dell’argilla e l’aggiunta di sostanze. Gli smagranti (aiutano a mantenere la forma data), i fondenti ed i coloranti (o sbiancanti), sono solitamente presenti. Hanno la caratteristica di essere chimicamente affini all’argilla.

Diverse temperature e diversi tipi di ceramica

In base al tipo di prodotto finale che si voleva ottenere, si sceglieva di usare diversi forni. Le fornaci più utilizzate erano quelle verticali, che permettevano di cuocere sia in ambiente ossidante (in presenza di ossigeno), che in ambiente riducente (assenza di ossigeno).
La colorazione del manufatto dipendeva, non solo dal tipo di argilla e dalla presenza di coloranti, ma anche dall’ambiente di cottura. Maggiore era la temperatura, più complicato era mantenere stabile la struttura del manufatto.
Cuocendo fino a circa 900°C si ottenevano le materie più povere: la terracotta e, spingendosi fino al 1000°C, la terraglia.
Arrivando ad una temperatura di 1300°C si poteva ottenere il grès, molto impiegato per le pavimentazioni, vista la sua buona resistenza e l’impermeabilizzazione data dal processo di vetrificazione che avviene in fase di cottura.

Porcellane

Superando i 1300°C si inizia ad ottenere un prodotto di pregio molto amato e conosciuto ancora oggi: la porcellana.
La caratteristica di questo tipo di ceramica è che anche la materia prima da cui viene plasmato è “unica”. Viene impiegata una particolare argilla chiamata caolino. Ha una composizione particolare e si forma dall’alterazione di feldspati (minerali) in un ambiente che sia totalmente chiuso. Sono condizioni difficilmente verificabili in natura, quindi il caolino era una materia prima di pregio. La colorazione bianca e lucente che conferiva al prodotto finale lo rendeva ancor più pregiato, tanto da portare alla creazione di vere e proprie collezioni di porcellane. Soprattutto nei territori francesi, cinesi e tedeschi.
Anche i materiali più umili, se lavorati attentamente, possono dare risultati meravigliosi. Le ceramiche ce ne danno testimonianza.

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