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L’andamento dello scrutinio del voto americano sta riscaldando un clima già caldo

In queste ore negli Stati Uniti stanno scrutinando i voti che sceglieranno il prossimo presidente, l’esito incerto promette polemiche. 

Negli Stati Uniti è appena conclusa la più controversa campagna elettorale della storia: un clima infuocato ha accompagnato queste elezioni dovuto a Covid, crisi sociale ed economica. L’ondata blu non è arrivata e nessuno dei due candidati vincerà con un ampio margine, ad aggiungere incertezza ci sono anche i voti per posta che sono stati duramente attaccati dall’attuale presidente, perché si sospettano brogli.

Il modello di elezione indiretta

Ogni quattro anni gli americani eleggono il presidente degli Stati Uniti, si vota il primo martedì di novembre. I candidati sono Donald Trump per i repubblicani, che punta alla riconferma, Joe Biden per i democratici che punta alla sua prima nomina essendo già stato vice presidente ai tempi di Obama. Il presidente è scelto mediante elezione indiretta, secondo il principio “winner takes it all” (il vincitore prende tutto), è sta ad indicare un metodo maggioritario. E’ un elezione indiretta perché ad eleggere il presidente non sono i cittadini ma il collegio elettorale degli Stati Uniti formato dai Grandi Elettori. Ogni stato ha il suo numero di grandi elettori in proporzione al suo numero di abitanti. I grandi elettori in tutto sono 538 come il totale dei membri della camera dei rappresentanti e del senato, per vincere bisogna averne almeno 270. Nel caso che i due candidati abbiano 269 grandi elettori a testa è la camera dei rappresentanti ad eleggerlo, mentre il senato elegge il suo vice. La differenza nelle elezioni la fanno quegli stati detti “swing state” cioè stati incerti, perché lì i cittadini non hanno sempre votato per lo stesso schieramento, ma hanno cambiato più volte le loro preferenze nell’arco della loro storia.

 

Il voto per posta e voto anticipato

Il voto anticipato e per posta sono entrato prepotentemente nel dibattito pubblico in queste elezione. Cos’è il voto anticipato? Il voto anticipato. in inglese “early in-person voting” è la possibilità di poter votare prima della data stabilita che di solito è sempre il primo martedì di novembre. Questa è un sistema per cercare di diluire il flusso nella data stabilita. Ma il vero protagonista di questa tornata elettorale e il voto via posta. Cos’è il voto via posta? Il voto via posta non è nato recentemente per evitare assembramenti in piena pandemia come potrebbe sembrare, ma in realtà è nato ai tempi della guerra civile americana per permettere ai soldati al fronte di votare. Da sempre usato, in alcun stati serve una valida giustificazione, in altri stati invece è molto incoraggiato. Nelle precedenti elezioni del 2016 33 milioni di elettori hanno usufruito del voto per posta, con la differenza che nessuno, nemmeno Trump che le vinse, parlò di brogli. Chi vota via posta riceve dallo stato un modulo che deve compilare con il proprio voto, dopo uno può scegliere se consegnarlo di persona in centro di raccolta adibito oppure inviarlo via posta. Ovviamente visto la farraginosità dello scrutinio dei voti inviati via posta è caldamente consigliato portarlo di persona. Questo vuol dire che a meno che non ci sia una vittoria schiacciante di un candidato non sapremmo chi ha vinto la sera del voto, ma dobbiamo aspettare che conteggiati tutti i voti anche quelli via posta. Questo sta facendo infuocare il dibattito pubblico, il presidente in carica sta già festeggiando con una serie di tweet e dichiarando brogli e tentativi di rubare voti a lui in favore di Biden. Dall’altra parte, Biden mantiene i toni più pacati e nei suoi tweet dichiara che la vittoria è vicina ma ci vuole ancora tempo per scrutinare tutti le schede ed essere sicuri della vittoria.

Si può vincere anche senza la maggioranza delle preferenze dei cittadini

E’ successo in passato che a diventare presidente sia stato il candidato che abbia preso meno voti popolari ma si è preso più grandi elettori. Questo succede per il sistema dei grandi elettori, perché ogni stato ne ha un numero diverso. Per esempio la California ne ha 55 mentre il Vermont ne ha 3, se si vince anche solo di un voto si prendono tutti i grandi elettori. Non ci sono proporzioni. Come dette per diventare presidente un candidato deve raggiungere la quota di 270 elettori, che paradossalmente non richiede la maggioranza dei voti della popolazione reale. Nel 2016 Trump riuscì a vincere prendendo quasi tre milioni di voti in meno della sua sfidante Hillary Clinton. Questo sistema è stato spesso criticato perché secondo alcuni non rispecchia la cera scelta del popolo, giusto o sbagliato che sia è la costituzione degli Stati Uniti a stabilirlo, perciò tutti devono attenersi a tale sistema. Se si volesse cambiarlo bisogna cambiare un ordinamento della costituzione ma questo tentativo ha sempre trovato l’ostinazione del senato repubblicano. Nel caso ci fossero contestazioni per l’esito del voto, l’unica istituzione col potere di pronunciarsi è la corte suprema degli Stati Uniti d’America, come accadde nel 2000, nella campagna presidenziali Al Gore contro George W. Bush, dove fu la corte suprema a stabilire chi prese più voti in California, diventando così presidente degli Stati Uniti. Ecco perché la morte della giudice della corte suprema Ruth Bader Ginsburg, di orientamento democratico, diventa così importante per il voto. Al presidente ha il potere di nominare i membri della corte, Trump l’ha sostituito con Amy Coney Barrett, di orientamento repubblicano. Questo episodio può risultare decisivo ai fini elettorali, perché se ci dovesse essere confusione sarà proprio la corte suprema a stabilire chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America.

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