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L’analisi delle civiltà precolombiane svela il primo stato socialista della storia: scopriamo qual è

L’analisi delle civiltà precolombiane svela il primo stato socialista della storia: scopriamo qual è

L’impero Inca può essere considerato il primo stato socialista della storia? Analizziamo le tre principali civiltà precolombiane per scoprirlo.

 

 

Quando si parla di America Latina un dato che salta subito agli occhi riguarda l’eterogeneità del territorio in termini di clima, ecosistema, popolazione e tradizioni culturali; eterogeneità che non è altro che il riflesso della costellazione di nazioni sovrane che occupano il territorio. Più di venti sono gli stati sovrani del “Nuovo Mondo”, ciascuno dei quali presenta degli specifici tratti che attengono non solo alle risorse interne di cui dispongono ma anche alle traiettorie storiche che l’hanno visti protagonisti. Tuttavia, se per molti paesi il bagaglio storico è potenzialmente suscettibile di essere analizzato come similare, il processo singolo cui sono andati incontro gli stati dell’America Latina è variato di caso in caso. Quello che emerge è una prepotente diversità in termini culturali, economici e sociali tra i vari paesi; diversità che è aumentata esponenzialmente all’arrivo degli Europei.

 

La civiltà Maya

Quello che occorre da subito mettere in evidenza è che all’approdo degli Europei sulle sponde latinoamericane, il continente non era di certo un “New World” né tantomeno un continente vergine. Il territorio era di fatti popolato già dal 8000 a.C. e contava ai tempi della scoperta europea 57 milioni di abitanti non organizzati in società uniformi a casa della conformazione del territorio. A questo proposito individuiamo tre principali civiltà: maya, azteca ed inca.

Se volessimo datare la civiltà Maya dovremmo tornare indietro al 500 a.C. quando per prima occupò i territori dell’America Centrale e più precisamente nel periodo della sua massima espansione l’intera penisola dello Yucatan. Quando si parla di Maya non è possibile non collocarli tra le civiltà più sviluppate per quanto riguarda arte e scienza: ricordiamo di fatti risultati pioneristici sia in architettura, scultura e pittura che in astronomia, nel campo matematico e nella scrittura. In merito a quest’ultima, in aggiunta, il sistema geroglifico Maya è l’unico tra quelli delle civiltà precolombiane che è stato interamente decodificato. Dal punto di vista socioeconomico il sostentamento della popolazione ruotava attorno all’agricoltura; popolazione che era organizzata in città-stato indipendenti, non avendo i Maya mai dato vita ad un impero de facto come nel caso degli Aztechi e degli Inca. La società era organizzata in classi e operava una sovrapposizione di religione e politica tanto che al vertice della gerarchia sociale posizionava preti, amministratori e guerrieri. Un dato che bisogna valutare è che però a partire dal 900-1200 la civiltà Maya cadde sotto il dominio dei Toltecs cosicché all’arrivo dei conquistatori europei quella Maya era ormai una civiltà in chiaro declino.

 

La civiltà Azteca ed Inca

Quando parliamo di Aztechi ci riferiamo a quel gruppo indigeno che a seguito di ripetuti scontri con gruppi vicini riuscì in ultima istanza a stanziarsi in quell’ala di territorio che corrisponde oggi all’area di Città del Messico, dove nel 1325 fondò Tenochtitlan. Dal punto di vista politico-amministrativo differentemente dai Maya la popolazione Azteca era distribuita in vere e proprie organizzazioni statali, tanto che nella fattispecie di tale civiltà è possibile parlare di impero; impero che vedeva gli stati conquistati non già annessi ma depositari di un certo grado di autonomia per quanto sotto pagamento di un tributo all’amministrazione centrale. Dal punto di vista socioeconomico così come i Maya la società era organizzata in classi e nuovamente ci troviamo di fronte ad una sovrapposizione di sfera religiosa e sfera politica con leader dotati al contempo di poteri politici e religiosi.

Ora, se Maya e Aztechi sono le due civiltà precolombiane che si stanziano nella fertile e propizia zona dell’America Centrale, gli Inca selezionano una porzione di territorio ostile in termini di conformazione e clima: parliamo della catena montuosa delle Ande. Tale popolazione, che ha origine dalla tribù Quechua da cui eredita lingua e tradizioni, si estende di fatti per 4000km da nord a sud lungo la catena andina. Questa particolarità ne conferisce delle caratteristiche specifiche: dal punto di vista politico la struttura è quella di una organizzazione statale che però per mantenere il controllo su un territorio così esteso necessita di infrastrutture di cui Maya e Aztechi non avevano bisogno. Non è un caso quindi che gli Inca passano alla storia anche per aver sviluppato un complesso sistema di strade arrampicate tra i valichi andini per permettere i collegamenti pedestri tra una parte e l’altra del territorio.

 

L’impero Inca è il primo stato socialista della storia?

Un’altra particolarità propria della civiltà Inca riguarda la sfera socioeconomica. Per prima cosa, la popolazione era divisa in piccoli gruppi, la cui fonte di sostentamento ruotava attorno all’agricoltura. Ma, il dato peculiare risiedeva nella prerogativa del governo di distribuire terreni e animali tra i vari membri della comunità nazionale e di fornire un sistema di sostegno e aiuti per malati e anziani. Questi due elementi hanno portati gli studiosi a parlare di stato socialista degli Inca.

Tra questi Louis Baudin sostiene che la società Inca possa essere qualificata come socialista sulla base del sistema del ayllu. Per ayllu, sulla base delle parole di Peter Bakewell, facciamo riferimento a quella parte della società Inca che può essere concepita come l’unità di base della gerarchia sociale; unità costituita da un clan di persone accomunate dal fatto di discendere da un medesimo antenato. A questi spettava una piccola parte di terreno destinata all’allevamento di animali, quali lama e alpaca ed erano per di più titolari di un’abitazione, di vestiti propri, utensili e in alcuni casi di un giardino e di un lotto di terra. Ora, Baudin sostiene che esista una differenza preponderante tra il socialismo come lo concepiamo oggi e il socialismo ai tempi degli Inca che ruota attorno al concetto di proprietà privata: mentre in Europa tale concetto affonda le proprie radici nei secoli passati, per gli Inca la proprietà privata intensa in accezione moderna era inimmaginabile. Per Baudin l’idea di socialismo Inca risiede “nella fondazione di una proprietà collettiva” che ha favorito l’insediamento della stessa civiltà, in quanto ha in qualche modo preparato l’individuo, in quanto singolo, ad essere assorbito nella società; società che imponeva tra le altre cose un certo livello di omogeneità. Il riferimento è all’obbligo per gli Inca di indossare vestiti simili, di mangiare gli stessi alimenti, di parlare la medesima lingua e di praticare la stessa religione.

Tutti questi elementi permettono di parlare di stato socialista degli Inca ma occorre comunque rilevare che il socialismo come lo concepiamo oggi nasce nel diciottesimo secolo. Ne consegue che nella fattispecie per quanto alcuni elementi siano ricollegabili ad esso, non parliamo di uno stato socialista puro. Il riferimento al socialismo è da essere inteso come una provocazione: il socialismo Inca è un fenomeno unico nel suo genere.

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