Il Superuovo

6 credenze popolari italiane di cui forse non eravate a conoscenza

6 credenze popolari italiane di cui forse non eravate a conoscenza

Le tradizioni e usanze in Italia sono molteplici, ma siamo sicuri di conoscere tutte le tradizioni italiane?

 

 

In Italia si è sempre parlato di tradizioni e cultura, ma siamo sicuri che tutti conoscono da dove derivano certe credenze popolari? Perché in un paese come il nostro non è importante questa parte della storia? Ve lo siete mai chiesto? Io credo di no quindi ecco il motivo di questa lista che vi propongo: favi conoscere alcune credenze popolari desuete ma realmente esistite

1) I benandanti

Ecco iniziamo con loro; erano i “buoni camminatori” appartenenti ad un culto pagano-sciamanico contadino basato sulla fertilità della terra diffuso in Friuli, intorno al XVI-XVII secolo. Erano considerati dei nemici del cattolicesimo in quanto maghi che ricorrevano a riti magici. Dichiarati eretici dal concilio di Trento furono perseguitati e portati all’estinzione.

«Io sono benandante perché vo con gli altri a combattere quattro volte l’anno, cioè le quattro tempora, di notte, invisibilmente con lo spirito e resta il corpo; et noi andiamo in favore di Christo e li strigoni del Diavolo, combattendo l’un con l’altro, noi con le mazze di finocchio et loro con le canne di sorgo.»

2) I “Nati con la camicia”

Si è un detto che tutti conosciamo ma nasconde dietro una tradizione popolare vera e propria: erano i bambini che nascevano dentro il sacco amniotico ma che nella tradizione popolare indica fortunato perchè i figli dei nobili nell’antichità, indossavano una camicetta dopo il battesimo. Loro sono legati anche alla credenza dei Benandanti di cui vi ho parlato sopra

3) Il gatto nero

sicuramente tutti sanno che porta sfortuna ma vi siete mai chiesti perché? Nel Medioevo infatti di notte i cavalli venivano spaventati dagli occhi gialli dei gatti e in altri paesi europei venivano perseguitati perchè li credevano posseduti dal demonio. Ancora oggi molti credono che portino sfortuna, ma come può essere un male un gattino così dolce? Esistono anche dei paesi in cui portano fortuna, come il Giappone. Chi avrà ragione?

 

4) Il battesimo come spettacolo pubblico

Il battesimo nell’Alto Medioevo, soprattutto se di un nobile era un momento di adunanza per tutta la città. L’iconografia del VIII e del IX secolo è piena di queste immagini, anche in scultura, dove si nota proprio una grande partecipazione popolare a questi eventi. Solo dopo il Concilio di Trento il battesimo e la sua celebrazione diventa una cerimonia privata alla quale partecipavano i genitori e i padrini del battezzato

 

 

5) Buttare sul tavolo/a terra l’olio o il sale

Olio e sale sappiamo tutti che sono di uso antico. Ma perché rientrano nelle credenze popolari?  In antichità il sale e l’olio non erano così diffusi ed erano preziosissimi per la conservazione degli alimenti e quindi anche il minimo spreco era visto come un segno di sfortuna, un segno del demonio per portare atti nefasti perpetui alla famiglia mal capitata. L’unico modo per contrastarlo infatti era raccogliere  subito ciò che è caduto ed evitare la “sfiga”.

6) Aprire l’ombrello in casa

Aprire l’ombrello in casa tutti sanno porta sfortuna, ma sapete perché? Le ragioni dobbiamo trovarle principalmente nella tradizione romana e nella tradizione popolare medievale. I Romani credevano che aprire un ombrello in casa mancasse di rispetto al Dio Sole portando sventura sulla famiglia. In ambito medievale l’ombrello invece era accostato all’essere povero perché erano usati per tappare i buchi nelle case di persone povere.

 

Ecco qui 6 superstizioni che ancora oggi fanno discutere e a volte sono sconosciuti. Voi le conoscevate?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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