Il Superuovo

L’amore perduto non tornerà mai più: Gatsby e Bergson dimostrano come il passato non possa rivivere

L’amore perduto non tornerà mai più: Gatsby e Bergson dimostrano come il passato non possa rivivere

Il tempo fa sì che la nostra esistenza scivoli via esattamente come il corso di un fiume nel quale è impossibile immergersi due volte 

Ciascuno di noi vive la propria vita immerso nel flusso continuo del tempo. Già Eraclito nel VI secolo a.C. ci insegna che tutto scorre. È dunque possibile afferrare davvero qualcosa in questo divenire permanente del tempo? Può uno stadio della vita mutare e, allo stesso tempo, conservare qualcosa di sé?

La promessa infranta di un sogno

Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann è un imperdibile film del 2013, tratto dal romanzo omonimo frutto della fantasia dello scrittore americano Francis Scott Fitzgerald. Jay Gatsby è un newyorkese misterioso e dal passato oscuro, che possiede un enorme castello a West Egg: durante il weekend la proprietà di Gatsby si illumina potentemente, dando vita ad una festa continua. Le feste di Gatsby sono reti che intrappolano gli abitanti di New York come fossero falene attratte dal bagliore dei fuochi d’artificio. Il solo ed unico scopo di Jay, però, è quello di catturare Daisy Buchanan, la creatura più incantevole di tutte, amore perduto della sua giovinezza e mai più ritrovato. Jay ha acquistato la sua proprietà a West Egg proprio di fronte alla casa di Daisy: da questa lo separa  un frangente di mare sulle cui acque si specchia una luce verde speranza che rintocca come le lancette di un orologio dal molo di Daisy, scandendo il tempo dell’attesa che separa Gatsby dal raggiungimento del proprio sogno, un sogno destinato ad infrangersi così come il mare si infrange sugli scogli durante una tempesta.

La luce verde

Perché Gatsby non riesce a riconquistare Daisy? Le spiegazioni potrebbero essere tante, ma l’indizio principale che ci viene dato dalla storia è il seguente: Jay ha idealizzato l’amore che Daisy poteva provare per lui, basando la sua analisi del presente sul ricordo ormai sbiadito di un lontano passato felice. Ciò che è stato è stato, e non si può ripetere, nonostante Gatsby cerchi di ricreare le condizioni ideali per favorire una nuova storia d’amore con Daisy. La storia di Gatsby e il suo finale ci lasciano amareggiati: quante volte, pensandoci bene, abbiamo desiderato ripetere il passato? Quante volte avremmo voluto riafferrare la felicità ormai perduta come Gatsby tenta di afferrare la promessa della luce verde al di là del molo?

“Così continuiamo a remare, barche controcorrente, risospinti senza posa nel passato.”

Che fare, dunque, del passato? Se esso non può essere recuperato, di certo non può essere dimenticato. Infatti, è proprio grazie al nostro passato che siamo quel che siamo e che possiamo porci in continuità con noi stessi. Potremmo riassumere la riflessione di  Bergson come una grande smentita nei confronti di questa frase di Fitzgerald. Il filosofo francese ci ha lasciato, infatti, come sua più grande eredità, la cosiddetta teoria della durata reale del tempo. La teoria del tempo reale ha a che fare con la differenza fondamentale che Bergson rileva tra tempo della scienza tempo della vita: tra dimensione esteriore e interiore della temporalità. Mentre il tempo della scienza è definibile in modo quantitativo, quindi misurabile e reversibile (composto di istanti che, se si creano le condizioni necessarie e sufficienti, possono essere ripetuti, proprio come avviene durante un esperimento), il tempo della vita è un tempo qualitativo, incommensurabile e irreversibile, proprio perché è composto da momenti unici e irripetibili: ogni esperienza è sì il risultato di tutte le esperienze che l’hanno preceduta, ma è anche qualcosa di inedito. È proprio questa irreversibilità del tempo vissuto, questa impossibilità di riavvolgere il nastro su se stesso, a condannare già in partenza ogni ricerca del tempo perduto come una missione impossibile. Quello che ha tentato di mettere a punto Gatsby, dunque, è un infelice tentativo di confusione del tempo interiore con il tempo esteriore. D’altra parte, il vecchio Gatsby, con il suo continuo confondere passato, presente e futuro ci mostra proprio che le tre dimensioni della temporalità non si rincorrono tra loro come istanti in successione, ma rappresentano l’incessante progredire di una totalità fluida.

Come proiettili in corsa verso l’ignoto 

Come si colloca, in tutto questo, il fenomeno della memoria? Possiamo fidarci dei nostri ricordi? Vediamo bene che i ricordi di Jay lo hanno tradito, perché hanno fornito da cemento per una ricostruzione illusoria dell’edificio di un amore inesistente. Bergson distingue la memoria pura dal ricordo. La memoria pura è la totalità delle nostre esperienze passate, ma noi richiamiamo attivamente alla coscienza solo quei ricordi che possono tornarci utili per comprendere il presente e agire in esso. La memoria, dunque, è sospesa in modo pericolante sull’oblio, essendo costituita solo da ricordi da noi appositamente selezionati. Si direbbe quindi che Gatsby abbia creato una storia tutta sua, unendo insieme i vari ricordi di Daisy secondo un filo conduttore che lo ha portato a seguire le sue tracce fino all’immediatezza del presente, un presente in cui Jay aveva bisogno di essere amato da lei. Dunque è così? non possiamo immergerci due volte nello stesso fiume? Sì e no: sarebbe più corretto dire che forse non possiamo mai entrare né uscire da alcun fiume, perché ci siamo sempre immersi. Il tempo è infatti una corrente che possiamo solo assecondare perché è vero che essa ci spinge, ma lo fa sempre in avanti e mai all’indietro. Bergson tenta così di coniugare l’identità con la diversità, la perdita con la conservazione. In ogni caso, il fatto di non poter ripetere il passato non deve scoraggiarci, perché è proprio grazie a questa imprevedibilità della nostra coscienza che essa può esercitare la sua funzione creatrice e innovatrice. In tute le stratificazioni della realtà è infatti presente uno slancio vitale che ci lancia verso l’ignoto con impeto pari a quello con cui un proiettile fuoriesce dalla canna di un fucile, lo stesso proiettile che colpisce il corpo non ancora rassegnato di Gatsby. Così Jay cade nella sua piscina, e la retroattività dei suoi sogni sprofonda insieme a lui nell’oblio.

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