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L’amore, gli dei e la sofferenza: l’attualità di Euripide e Sofocle nelle canzoni dei Negramaro

“Il posto dei santi” è un testo che stupisce per la sua vicinanza ad Antigone e ad Alcesti.

da youtube.com

Ancora una volta, nella cultura pop musicale recente, è evidente l’eredità che due dei principali tragediografi dell’età classica ci hanno lasciato. Quanto c’è di attuale in un tempo così cronologicamente lontano?

L’amore come condizione necessaria di esistenza

siamo sostanza che non può sparire.
Vivere non è abbastanza se
non c’è una danza che
non ti convinca di poter volare

Questo testo, il “Posto dei Santi”, ha la capacità di trasportare il lettore in un vortice di emozioni, che solo l’amore sa dare. Metaforicamente, Giuliano Sangiorgi, ci presenta questo sentimento come una danza che regala all’uomo la convinzione di un potere trascendentale: il volo. Tuttavia, seppur si tratti di un’illusione, è palpabile il fatto che l’amore porti l’essere umano a forme estremamente raffinate ed eleganti di sacrificio, in maniera difficilmente concepibile dalla razionalità umana. Quale limite si può porre alla forza dell’amore? Se questa domanda fosse posta ad Alcesti, non avremmo dubbi sulla sua risposta.

Admeto, a te che la mia sorte vedi,
dirò, pria di morir, quello che bramo.
Io piú che me, te caro avendo, a prezzo
del viver mio, la luce a te serbata,
muoio.

Come pochi altri, Euripide in questa tragedia ci racconta la potenza di questo sentimento: Alcesti sacrifica la sua vita per la salvezza dell’amato Admeto. Evidenziato il potere salvifico, non si può lasciare da parte il ruolo centrale e necessario dell’impeto amoroso, posto come condizione necessaria di esistenza. Un motore che porta l’uomo al di fuori dei paletti della mente. Un mezzo di salvezza. Uno slancio vitale che nutre il coraggio, partendo da una paura. Se si vuole vivere, bisogna amare, altrimenti la vita diventa una lotta alla sopravvivenza: questo ci spiega il frontman dei Negramaro ed Alcesti ne è la prova, poiché entrambi riconoscono all’amore la capacità di elevare l’animo umano a forme di dimostrazione irrazionali e delicate.

da molalibera.it

Il ruolo delle divinità: quanto influiscono nelle nostre vite?

ho chiamato per nome quei santi
troppo comodi troppo distanti
li ho convinti ad avere paura
di quelli che giocano
a fare i potenti

Giuliano Sangiorgi, in questa fase della canzone, decide di scomodare i santi, poiché li avverte piuttosto distanti. Richiede, implorando, una sorta di empatia e partecipazione. Quante volte ci siamo sentiti allo stesso modo? Un senso di isolamento e solitudine non fisica, ma mentale. Quante volte abbiamo pregato, sull’orlo del precipizio, nella speranza di essere assistiti in momenti di sconforto? È una tendenza umana abbastanza normale: la religione molto spesso è un rifugio, per chi ha fede. Con la stessa intensità, Sofocle, attraverso la voce di Antigone, compie questa richiesta di aiuto:

 i tuoi bandi

io non credei che tanta forza avessero

da far sí che le leggi dei Celesti,

non scritte, ed incrollabili, potesse

soverchiare un mortal: ché non adesso

furon sancite, o ieri: eterne vivono

esse; […] E vïolarle e renderne ragione ai Numi, non potevo io,

per timore d’alcun superbo.

Con maggiore determinazione, Antigone sfida il potente re Creonte, opponendosi al suo bando, convinta della sua azione, imposta dalle leggi divine, di valore eterno. In qualche modo, come Sangiorgi, sfida “coloro che giocano a fare i potenti”. Antigone è sola, ha perso i suoi fratelli ed è stata abbandonata dalla sorella, tuttavia conta sui Numi e sulla loro guida: nulla di più attuale!

da ilcorriereapuano.it

La tragedia greca dentro le nostre azioni quotidiane

Quanto è stato sottolineato fino ad ora, è davvero una minima parte di quel che ci accomuna alla tragedia greca di età classica. Non bastano 2500 anni per renderci umanamente distanti dagli antichi greci. Alcesti, Antigone e tutti gli altri personaggi, portati in scena dai grandi tragediografi, hanno caratteri attuali e inclinazioni molto simili alle nostre. Vivono le nostre stesse emozioni, con la stessa intensità e un pezzo di ciascuno di loro è dentro di noi. La solitudine, la follia, gli impulsi, l’amore, la paura del destino, il rapporto con la religione: tutti questi sono microcosmi entro i quali l’uomo si muove da sempre. Il tempo non cambierà mai questi sensi puramente e magnificamente umani.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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