L’amore è una forza vitale o mostruosa? Rispondono Ultimo e Lucrezio

Cos’è l’amore? È una forza mostruosa e terribile da evitare a tutti i costi o un sentimento dolce e delicato che provoca gioia nell’uomo? Ultimo e Lucrezio ci forniscono opinioni contrastanti.

Copertina dell’album “Peter Pan” di Ultimo (da www.musicaccia.com)

Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, nelle sue canzoni ci racconta di un amore che è dolce, bello, anche se a volte doloroso, ma comunque necessario per la vita umana. Di parere completamente opposto è Lucrezio che lo ritiene un qualcosa di aberrante da evitare a tutti costi. Lasciandoci guidare dai loro testi proviamo a scoprire qualcosa di più su questo sentimento con cui inevitabilmente ci troviamo tutti a confronto.

“L’abbraccio” di Egon Schiele

L’amore romantico come esigenza vitale

“Poesia senza veli” è una delle tante canzoni di Ultimo, vincitore della sezione giovani del festival di Sanremo nel 2018, che trattano il tema dell’amore. In essa, come nelle altre, le parole veicolano la concezione che il cantautore romano ha di questo sentimento. Lui stesso nel descrivere questo brano, tratto dall’album “Peter pan”, afferma che in esso “c’è un manifesto all’amore“. Il ritmo incalzante ma dolce della traccia coinvolge l’ascoltatore che si ritrova a far proprie frasi di una semplicità disarmante ma che arrivano dritte al cuore. La scelta dell’artista è quella di esprimere l’amore come farebbe un bambino, cioè come farebbe la parte più intima, fragile e sincera di noi. Questa inclinazione viene descritta come una sorta di benedizione e l’amata è ricercata in quanto fondamentale, capace di infondere gioia e pienezza nel cuore dell’innamorato.

Sai è difficile restare calmi
Sei la certezza in cui ripararmi
La luce filtra tra gli alberi spogli
Ma il sole è nulla in confronto ai tuoi occhi
Tu sei la prima missione compiuta
Sei il desiderio che muta è riuscita
È una poesia senza veli
Io vivo con i tuoi piedi
Io vivo e grazie a te se sto in piedi
L’io che esterna i suoi moti interiori ribadisce con fermezza quanto sia grato di aver incontrato questa persona che lo aiuta ad essere migliore giorno per giorno. Questo scegliersi l’un l’altro, questo connubio di anime che affonda le radici in profondità, nella parte più recondita dell’interiorità, è fonte di una dilagante serenità. L’intimità spirituale fra gli amanti comporta una felicità piena, pura, semplice che li fa sentire casa accogliente l’uno dell’altra.
Ma per sentirti un regalo
Che per qualcuno vali
E sei il diamante più raro
Per me sei questo
Per me sei questo e altro
(…)
Vorrei
Che ti guardassi con i miei occhi
Vorrei
Che ti ascoltassi con i miei sogni
Sai la mia vita è soltanto un insieme di sogni
E tu sei l’unica parte reale che voglio nei giorni
Ritratto di Epicuro. Copia romana di un originale greco (da www.ilcaffequotidiano.com)

La “dira cupido” lucreziana provoca sofferenza

Tito Lucrezio Caro, poeta latino nato forse nel 94 a. C., nella sua imponente opera “De rerum natura” (Sulla natura), condanna impietosamente l’amore. Si tratta di un poema didascalico, suddiviso in 6 libri, in cui viene esposto il pensiero di Epicuro, filosofo greco antico. L’autore si propone di catturare l’attenzione dei lettori, arricchendo di espressività e pathos la spiegazione dei concetti dell’epicureismo, al fine ultimo di convincerli ad adottare quella filosofia di vita. Questa corrente di pensiero mirava a indirizzare l’uomo verso il raggiungimento dell’atarassia, ovvero uno stato di libertà dalle paure e dalle preoccupazioni e di imperturbabilità, in grado di garantirgli la felicità, intesa proprio come assenza di dolore. Tutto ciò che può arrecare ansia deve quindi essere bandito ed eliminato: la religione, il timore della morte e l’amore sono implacabilmente condannati. È nel IV libro infatti che l’autore definisce l’amore con l’aggettivo “dirus” che significa mostruoso, bestiale e addirittura contro natura. Lucrezio tratta in modo molto crudo, violento ed estremamente analitico della passione amorosa. Distingue innanzitutto la “libido” dalla “cupido“. La prima, corrispondente all’istinto sessuale, è un piacere naturale che è lecito e giusto soddisfare. La seconda invece si configura come uno stato di ottenebramento della ragione, è una voglia che stravolge la mente e per questo è aborrita. Il sentimento amoroso genera ansia negli individui che si focalizzano sul possesso dell’oggetto del loro desiderio, sono martellati da questo pensiero fisso e temono di perderlo in ogni occasione, risultando così infelici.

“Marte, Venere e Amore” di Tiziano

2 prospettive completamente opposte da cui guardare l’amore

L’amore quindi non può assolutamente condurre alla gioia secondo Lucrezio che così scrive ai versi 1086-1095 del suo poema:

Perchè in questo è la loro speranza, che dal medesimo corpo da cui è nato l’ardore possa anche essere spenta la fiamma. Ma la natura ribatte che avviene tutto l’opposto; questa è la sola cosa, di cui quanto più possediamo, tanto più s’accende nel petto un desiderio selvaggio. Cibo e bevanda sono assorbiti nel corpo e possono occupare determinate sedi: quindi è facile saziare la voglia di liquidi e di vivande. Ma di un volto umano e d’un colore leggiadro nulla penetra nel corpo, di cui si possa godere, se non esili immagini: delirante speranza che spesso è rapita dal vento.(Traduzione di Armando Fellin, Unione Tipografico-Editrice Torinese)

Il possesso dell’amato/a diventa una smania ossessiva che non può mai essere completamente appagata e che finisce per rendere folle il singolo. L’amplesso non è sufficiente a colmare questa insaziabilità dell’ardore in quanto non è possibile appropriarsi totalmente dell’altro che rimane comunque un confine invalicabile. Confine non problematico in Ultimo, in quanto sancisce l’incontro di due individualità diverse che non possono fondersi, ma possono arricchirsi, sommare i propri sogni e camminare fianco a fianco nell’esistenza. L’invito del poeta latino è quello di dedicarsi ad una “Venus” senza “amor”, ovvero a compiere l’atto erotico meccanicamente con un “corpo qualunque” rifuggendo qualsiasi coinvolgimento emotivo verso un’unica persona. L’estremo opposto è contenuto nella canzone di prima in cui invece la scelta è quella di donare tutte le proprie energie ad unica donna. L’unica cosa che accomuna Lucrezio a Ultimo è il riconoscere nel sentimento amoroso una forza con cui l’uomo deve fare i conti inesorabilmente prima o poi. Il primo consiglia la fuga e il rifugio nella fredda razionalità, il secondo esorta a lasciarsi scombinare i piani da essa, a rischiare per questa possibilità di felicità incerta. Ecco dunque due visioni completamente opposte sulla natura arcana dell’amore che, nonostante i fiumi di riflessioni ad esso dedicate, continua a rimanere misteriosa e insondabile.

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