Il Superuovo

L’amore come motore rivoluzionario? Sì grazie a “Hunger Games” e 1984

L’amore come motore rivoluzionario? Sì grazie a “Hunger Games” e 1984

Cosa lega “Hunger Games” e Orwell? L’amore provato dai loro personaggi che dà vita al sentimento più temuto dai totalitarismi entro i quali sono inseriti: la speranza.

La tematica amorosa ha destato interesse sin dagli albori della civiltà umana dando vita alle più belle opere dell’arte mondiale ed alimentando innumerevoli luoghi comuni. Tuttavia di rado si pensa al potere distruttivo di questa forza innata.

Per amore del mondo

Katniss Everdeen, protagonista della trilogia di “Hunger Games”, si trova, appena sedicenne, ad affrontare le barbarie imposte dalla capitale ai distretti entro i quali la popolazione è divisa: ventiquattro ragazzi, con cadenza annua, vengono strappati ai loro affetti ed imprigionati dentro un’arena dove dovranno battersi all’ultimo sangue sino a quando, di loro, non ne rimarrà in vita soltanto uno. La giovane protagonista, sopravvissuta a ventidue dei sui rivali, deve ora uccidere Peeta Mellark, provieniente dal suo stesso distretto. Katniss, però, si rifiuta di combattere contro Peeta e gli propone di ingerire veleno assieme a lei, in modo tale da lasciare i giochi senza alcun vincitore. Questo gesto è mosso dalla rabbia nei confronti di un sistema totalitaristico che opprime i più deboli e si compiace nel vedere sacrificate vite umane. I due ragazzi vengono interrotti mentre sono sul punto di compiere il gesto fatale e dichiarati entrambi vincitori. Questa decisione costerà cara al sistema che ha così alimentato la scintilla della ribellione accesa dalla giovane ragazza. Inizialmente Katniss viene costretta a contenere la speranza che il suo gesto ha suscitato e le viene così imposto di motivare la sua scelta con l’amore nei confronti di Peeta che va oltre quello per la sua stessa vita; ma la speranza si accende nei cuori degli oppressi, la rivolta divampa, i ribelli si moltiplicano ed il regime viene sovvertito proprio grazie alla forza dell’amore che, se prima solo simulato, ora è sempre più sincero e condurrà non solo i protagonisti ma tutta quanta la popolazione al lieto fine.

Nel finale della pellicola Katniss e Peeta decidono di ingerire bacche velenose insieme.

In amore e in guerra tutto è lecito, e se le due cose coincidono?

In una cornice più buia trova invece posto l’amore di Winston Smith, protagonista del capolavoro orwelliano 1984, per Julia. Entrambi vivono sottomessi al regime del terrore imposto dalla figura del Grande Fratello che, come viene continuamente ricordato, li sta osservando: ha occhi posti ovunque, installati sui teleschermi nelle abitazioni private, nelle strade e tramite le continue pattuglie della Psicopolizia, vigila costantemente affinchè nessuno osi ribellarsi al “Bipensiero” imposto dal partito. Quello di Winston e Julia è un amore proibito: il governo infatti condanna e punisce orribilmente ogni sentimento e ogni unione carnale che non sia volta alla procreazione. I due amanti, sono mossi dall’odio verso il partito ed è proprio questo a dare vigore al piacere durante i loro incontri clandestini. I due vengono però scoperti e torturati orribilmente dal partito che li costringe a sopportare ora pene fisiche ora torture psicologiche pur di far loro confessare le azioni peccaminose e costringerli a conformarsi al volere del Bipensiero. Se Winston era in grado di sopportare ogni tortura per amore di Julia, quando viene spostato nella temibile Stanza 101 il suo animo viene piegato: qui è costretto ad indossare una gabbia, fissata sul volto, contenente topi, unici animali che l’uomo teme, pronti a divorargli gli occhi e a sfigurargli il viso. E’ con la frase, da Winston urlata a pieni polmoni, “Fatelo a Julia!” che il governo capisce di essere riuscito nel suo intento, facendo in modo che Winston tradisse la ragazza ed allo stesso tempo rinnegasse i suoi sentimenti anti-governativi.

L’amor che move il sole e l’altre stelle, e poi?

Tanto Katniss quanto Winston non sono da dipingere come incarnazione dell’amore, entrambi amano per uno scopo, quello di cambiare il governo entro il quale sono imprigionati, ed entrambi ci riescono. La giovane riesce a liberarsi del presidente e della sua fitta trama di contatti, e il protagonista di 1984 in un primo momento riesce ancora ad esercitare il libero arbitrio in un mondo in cui esso è negato. Queste due opere, seppure tanto diverse ed ambientate in un contesto fortemente distopico, ci mostrano l’amore come  impulso incontrollabile che lo rende per questo il più temibile dei sentimenti umani.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: