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L’amore è un sentimento che, prima o dopo, colpisce tutti, in varie forme e in modi diversi. Ma analizzandone la definizione, si può parlare di amore privato di alcuno scopo, anche solo implicito?

L’amore è un sentimento difficile da definire. E’ un tema che fin da Platone è sempre stato di grande interesse per filosofi, poeti, scrittori e cantori e che tutt’ora continua a riscuoterne, soprattutto nell’ambiente musicale. Amore come istinto sessuale e famigliare o come sentimento indipendente da essi? Ne discutono Willie Peyote e Schopenhauer.

L’amore in Willie Peyote

Abbiamo una visione opposta ed è un po’ complicata
Anche se poi la discussione non l’ho continuata
Però si è fatta concitata quando ho detto che a me sembra una stronzata
Il vostro amore è poco più di una sborrata

Willie Peyote, pseudonimo di Guglielmo Bruno, è un cantautore torinese che si caratterizza nell’ambiente musicale per testi profondi e impegnati, che affrontano i più disparati argomenti, con un perpetuo fondo di nichilismo e denuncia socio-culturale della realtà in cui vive.

In uno dei suoi testi più famosi, Portapalazzo, affronta il tema dell’amore, criticando la visione usuale che si è avuta nel tempo e che si ha tutt’ora di esso. Willie Peyote, infatti, contesta la concezione tradizionale dell’amore, legata indissolubilmente al concepimento di figli e dunque al permanere della specie nel futuro.

E’ la natura che ci chiede di perpetuare la specie
Mettere al mondo un erede, un erezione costante già dalle medie
Devi spargere il seme, in fondo siamo animali
A me sta bene, ma ogni tot faccio due esami

Willie Peyote in questo brano sottolinea come l’amore venga definito come un semplice istinto sessuale, si potrebbe dire animalesco, e come non vi sia spazio per una concezione di esso al di fuori della sfera della famiglia.

L’amore come impulso sessuale in Schopenhauer

Arthur Schopenhaur,  filosofo tedesco di fine Ottocento, ne ‘Il mondo come volontà e rappresentazione’ analizza l’amore e lo descrive come mero impulso sessuale determinato e individualizzato, il cui unico fine è quello di perpetuare la specie.

Il filosofo sostiene, dunque, che l’inclinazione all’attrazione nei confronti di una persona sia dovuta non alla ricerca di un godimento personale, ma al compiere il bene per l’intera specie.

Ogni innamoramento, infatti, per quanto voglia mostrarsi etereo, ha la sua radice solo nell’istinto sessuale, anzi è in tutto e per tutto soltanto un impulso sessuale determinato, specializzato in modo prossimo e rigorosamente individualizzato.

[…] L’estasi incantevole, che coglie l’uomo alla vista di una donna di bellezza a lui conveniente e che gli fa immaginare l’unione con lei come il sommo bene, è proprio il senso della specie, che, riconoscendo chiaramente impresso in essa il suo stampo, vorrebbe con essa perpetuarlo.

Possibile trovare un’unica definizione di amore?

La definizione che Schopenhauer da dell’amore è molto simile a quella che invece critica Willie Peyote, che ha una visione forse più idealizzante (o pseudo-platonica) di esso, più lontano dalla spinta animalesca e più vicina all’amore come sentimento incondizionato da fini esterni, come potrebbe essere il concepimento.

Ma esiste una definizione unica e univoca dell’amore?

Probabilmente no. Si potrebbe forse definire l’amore in un’interpretazione intermedia tra le due appena analizzate, ricordando che, come sosterrebbe Kant, l’uomo è un connubio di parte fenomenica, dunque fisica, e noumenica. Ed è proprio la parte noumenica che lo distingue dal mondo animale e puramente istintuale.

O forse l’amore semplicemente non potrà mai essere definito compiutamente.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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