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L’ambivalenza “trickster” rappresentata nelle favole: il caso del Corvo e della Volpe

L’ambivalenza “trickster” rappresentata nelle favole: il caso del Corvo e della Volpe

Che cos’è un “trickster”? Ma soprattutto, dove possiamo ritrovarlo?

 

Il trickster è una categoria mitologica, religiosa e folklorica. Essa descrive un gruppo di personaggi che, incuranti delle leggi sociali e morali, perseguono per loro stessi soltanto la conoscenza del mondo, talvolta aiutando gli esseri umani, talvolta distruggendo anche ciò che hanno creato. Sono senza limiti e c’è da chiedersi pertanto chi siano e poi vedere in quali parti della nostra cultura essi si inseriscano maggiormente.

Quali sono le caratteristiche del trickster/Buffone/Imbroglione 

Il trickster (let. “giocatore di tiri o scherzi), è un personaggio che concretizza attraverso le sue azioni la sua tendenza originaria all’inganno. Altro suo tratto peculiare è la contraddittorietà:  all’interno di questo personaggio archetipico si vengono a fondere gli estremi della nascita e della morte, come se tutto fosse un eterno scherzo. La doppiezza e l’ambiguità appaiono pertanto come punti focali delle lenti con cui il trickster organizza il proprio cammino ed il mondo nel quale si dice noi viviamo. Inoltre è di rilevanza anche la sfera erotica, appunto perché questo imbroglione è senza limiti e così anche la sua sessualità.

Spesso infatti ai personaggi trickster vengono delegati i ruoli di creatore e distruttore del mondo. Per questo vengono chiamati appunto “demiurghi trasgressivi”, come dice Silvana Miceli nel suo studio sul trickster. Il senso di trasgredire il procedere ordinato è evidente nel sentiero che tracciano: sono i più intelligenti ed i più stupidi, i più furbi ed i più facilmente raggirabili, la coincidenza degli opposti della mente.

È importante ricordare che il trickster muove i suoi passi curvilinei proprio nella tradizione folkloristica e si inserisce, spesso celandosi, all’interno anche di storie a noi note ma mai analizzate a dovere. Questo “buffone” insomma è dappertutto e da nessuna parte, proprio come vuole la definizione stessa. Ci sta prendendo in giro, appunto perché l’astuzia, e dunque la frode, sono i suoi tratti distintivi. Una furbizia che non è saggezza ma sagacia, un’intelligenza volpina e legata a doppio filo allo straordinario ed alla natura. 

A loro vengono assegnati i ruoli di messaggeri degli dei, appunto perché a metà tra i mortali, a cui donano il fuoco, e gli dei, a cui lo rubano: ladri dal cuore d’oro, se solo un cuore lo avessero. Queste divinità infatti agiscono sempre ed unicamente per il loro tornaconto personale, completamente disinteressati a qualunque tipo di sentimento. Se fanno qualcosa ed essa porta un beneficio, semplicemente, è per errore. Bisogna ricordare che i trickster fanno parte dei pantheon delle religioni politeiste più antiche e del folklore, anche quello contemporaneo.

Vediamo però quali sono i simboli e le figure più note che si legano a questa tipologia di personaggio.

La volpe vista come immagine e simbolo animale del Trickster

Le figure definite trickster sono presenti in tutte le culture del mondo, non hanno una data di nascita perché con loro inizia l’universo. Ciò che risulta interessante tuttavia, è vedere come determinate tipologie di animali o di tipi umani, condividano tratti simili. 

L’animale più famoso che esemplifica cosa si intende per trickster è la volpe o il coyote in Nord-America. 

La definizione di trickster nasce a partire delle culture delle Americhe, per poi ampliare, se così si può dire, il suo raggio d’azione alla cultura più tradizionale, letta però sempre attraverso il filtro del folklore. 

Una delle espressioni più tipiche di questa branca è appunto quella delle favole. Proprio dalle favole possiamo partire per comprendere meglio come la volpe si inserisca nel discorso relativo all’universo degli archetipi mitologici. 

La volpe viene descritta sempre come un animale astuto, senza tuttavia una categorizzazione precisa, appunto per via della sua doppiezza. È interessante inoltre sottolineare come il genere grammaticale scelto sia quello femminile, dal momento che in latino tutti gli animali piccoli e poco apprezzati avevano questa caratteristico -si pensi anche alla donnola ad esempio, ovvero “donnuncola”, “signorina”. 

Il fatto che il coyote e la volpe condividano proprio questo ruolo in diverse culture dovrebbe farci ragionare su quanto siano simili le nostre percezioni sul mondo animale e sul mondo in genere.

Nelle favole, questa ladra di pollame, veniva definita proprio attraverso questa sua caratteristica astuta: la volpe, quando cattura una preda, cancella con la coda le proprie impronte, in modo tale che nessuno possa scoprire la sua direzione. Piuttosto furbo, no? 

In Fedro ed Esopo troviamo infatti rappresentazioni favolistiche della volpe. Si leggono infatti la volpe e l’uva, il corvo e la volpe o ancora la volpe e la cicogna. 

“Il corvo e la volpe”, una favola che esemplifica la categoria mitologica

La favola del corvo e la volpe è forse quella che meglio esprime la maniera attraverso cui questo animale è stato rappresentato. Oltre ad essere un monito contro la falsa adulazione fa comprendere come questo tipo di personaggio persegue i propri obiettivi. Di seguito il testo: 

Mentre un corvo si apprestava a mangiare del formaggio rubato da una finestra, appoggiato sulla sommità di un albero, lo scorse una volpe e cominciò a parlargli: “Che splendore è delle tue penne, Corvo!  Quanta bellezza nel corpo e nel volto possiedi! Se avessi una bella voce, nessun uccello sarebbe più grande di te”. Allora quello stolto, mentre tentava di far sentire la voce, mollò il formaggio dalla bocca, che la furba volpe con prontezza prese con i denti affamati. Solo allora il corvo gabbato si dolse della sua stoltaggine. Questa fiaba dimostra quanto abbia valore  l’intelligenza.

“Haec fabula probat quantum ingenium valeat”: sarebbe da domandarsi quanto effettivamente valga l’ingegno quando slegato dalla morale. Si ricordi sempre Machiavelli, che nel XVIII Capitolo del Principe dice, nel spiegare quali siano le qualità che deve avere un re che “quello che ha saputo meglio usare la golpe, è meglio capitato.”

Questa favola è forse una delle più antiche che è giunta fino a noi, è presente infatti già nella valle dell’Indo, dipinta su un vaso. Questo daterebbe l’origine della favola almeno a mille anni prima rispetto alla fonte greco-latina. Un altro riferimento importante è quello del Roman de Renart, opera francese medievale che raccoglie tutte le avventure di una volpe, da cui si pensa sia ispirato proprio il film di Robin Hood della Disney. 

Un altro dato da sottolineare è forse che anche il corvo condivide questa caratteristica trickster visto che è considerato come tale in area Nord-Americana. È una figura mitologica egoista, affamata e ingannatrice, che ha portato, proprio come Prometeo, anche lui figura trickster, il fuoco e la luce all’umanità. All’interno di questa favola si vede appunto il tratto saliente di questa figura: colui che imbroglia e colui che è imbrogliato allo stesso tempo, stretti dallo stesso fittizio desiderio di conoscenza, che non potranno raggiungere, figli forse del “folle volo” di Ulisse. 

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