Oggi parlare di chiaroveggenza per cambiare il futuro può sembrare fantascientifico, ma il dilemma in realtà risale già all’Alto Medioevo

Il film La zona morta (1983) di David Cronenberg riporta la trama dell’omonimo libro di Stephen King, che tratta di visioni sul futuro e la possibilità di cambiare i futuri contingenti. Intorno alla grande domanda sulla possibilità di prevedere e cambiare gli eventi ne hanno parlato molti filosofi medievali, tra i quali anche Pier Damiani, ma una trattazione molto specifica viene realizzata dal martire Severino Boezio.
Il dono-maledizione di Johnny
Johnny, un professore di letteratura, dopo un coma di 5 anni dovuto ad un incidente stradale si risveglia e scopre di essere in possesso di poteri paranormali che gli permettono di vedere il futuro delle persone con cui viene a contatto. Nonostante ciò dopo ogni predizione si sente peggio, come se fosse svuotato della sua linfa vitale, per questo considera il suo potere come una maledizione e si promette di evitare di utilizzarlo, anche se dopo aver risolto un indagine di polizia molta gente chiede il suo aiuto. Tuttavia il professore non può sottrarsi al suo destino, infatti abbracciando il suo studente Chris, ne prevede la sua morte in un lago ghiacciato, così decide di avvisare il padre del ragazzo, che aveva programmato una partita di hockey sul lago, salvandolo. A questo punto Johnny capisce che le sue previsioni possono essere cambiate se riesce ad intervenire, chiama questo raggio d’azione “zona morta“. La svolta decisiva nella vita di Johnny avviene quando prevede che Greg Stillson, candidato al Senato, provocherà un conflitto nucleare. In tal modo comprende che i suoi poteri sono un dono e giura di agire assassinando Stillson per cambiare questo futuro contingente. Nell’assassinio perderà la vita Johnny e Stillson tuttavia rimarrà rovinato dalla sua azione vigliacca di proteggersi con un neonato, per questo non diventerà presidente e morirà suicida. Il fine di Johnny si è realizzato, con i suoi poteri ha cambiato il futuro ed ha ristabilito l’ordine.
La situazione filosofica-politica nel VI secolo

Il contesto politico in cui vive Anicio Manlio Severino Boezio è molto complicato, in quanto la sua Italia è dominata al contempo da Ostrogoti e Romani, il nostro filosofo rientra nel gruppo di questi ultimi. Inoltre Boezio è anche il punto di contatto tra queste due culture, poiché ha la carica di magister officiorum presso la corte di Teodorico a Ravenna, e ha anche il ruolo di princeps senatus nel Senato di Roma. Tuttavia quando in un paese ci sono due bandiere una è destinata ad eclissare l’altra. Infatti negli ultimi anni del suo regno Teodorico con la vecchiaia perde il senno ed inizia a vedere cospiratori e congiure ovunque, soprattutto si sente addosso la pressione esercitata da Giustiniano ad oriente, per questa ragione accusa Boezio e Simmaco, il suocero del filosofo. Boezio viene così rinchiuso a Pavia, dove negli ultimi giorni della sua vita compone La Consolazione della Filosofia, la sua opera più importante. Dopo la condanna in contumacia del filosofo e la sua brutale esecuzione si avvia un processo di decadenza del Regno Ostrogoto, che dieci anni dopo verrà conquistato dai generali bizantini Belisario e Narsete per ordine di Giustiniano con la Renovatio Imperii.
Consolatio Philosophiae

La Consolatio, nasce e si diffonde cercando si sopravvivere alla guerra gotica, il suo destino dopo la morte dell’autore viene affidato ad un amico di questo, il filosofo ed ex collega Cassiodoro, che decide di lasciare la politica ostrogota per dedicarsi al monachesimo fondando un suo ordine nel Sud Italia. Ed è attraverso i monaci che l’opera boeziana si diffonde, si accenna anche al lavoro di copiatura effettuato da San Benedetto, parente dello stesso Boezio. Ma cosa crea questa curiosità intorno a questo trattato? Qual è il suo prezioso contenuto? Bisognerà comprendere strutturalmente l’opera per trovarne il contenuto, quindi l’autore la divide in cinque libri (capitoli): nei primi due narra della sua condizione e delle sue colpe, nel terzo espone il problema della felicità come possesso stabile e raggiungibile da tutti, nel quarto definisce essenza ed esistenza del male ed infine nel quinto libro presenta i futuri contingenti e se questi influiscano sul libero arbitrio. Il dilemma che si pone davanti a Boezio è se Dio essendo onnipotente e onnisciente sia in grado di intervenire nel presente modificando gli eventi futuri, ma ciò intralcia la condizione del libero arbitrio umano, quindi Boezio sostiene che Dio di norma non possa intervenire per modificare gli eventi futuri lasciandoli plasmare dal fato umano, tuttavia se ci dovessero verificare avvenimenti contrari all’ordine del cosmo e della natura Dio può intervenire per riportare l’armonia nell’universo.