Il Superuovo

La vita estetica di Kierkegaard cantata da Salmo in “Yoko Ono”

La vita estetica di Kierkegaard cantata da Salmo in “Yoko Ono”

La vita scapestrata dell’esteta come esperienza condivisa dal rapper di Olbia

L’amore di una donna ormai perduto ci proietta, all’interno del brano “Yoko ono”, all’abbandono alla vita estetica descritta da Kierkegaard.

Kierkegaard: l’uomo e l’angoscia di scegliere

Søren Kierkegaard è uno dei grandi pensatori dell’800, egli infatti rappresentava una delle voci fuori coro del suo tempo in quanto criticò la filosofia di Hegel in quanto sacrificava l’individuo in nome della totalità. La sua vita fu abbastanza anonima, segnata però da numerose tragedie: la morte della madre e di cinque dei suoi fratelli segnarono profondamente Kierkegaard, il quale crebbe in un clima austero e rigido, dettato dall’educazione del padre. Un altro evento che ci permette di comprendere la complessità del suo animo è l’amore mai vissuto per Regina Olsen, la quale era disposta a qualunque cosa pur di sposare Søren, che però rinunciò alla donna amata forse per la paura di trasmetterle la “maledizione” della famiglia Kierkegaard. La sua riflessione filosofica si concentrò sull’individuo, il quale vive in uno stato di angoscia perenne, in quanto è messo a dover scegliere il suo percorso di vita ma, dato che una scelta ne esclude un’altra, l’uomo si sente angosciato a causa della sua incapacità di scegliere. Proprio per questo motivo Kierkegaard teorizzò tre stadi dell’esistenza possibili per l’uomo: lo stadio estetico, lo stadio etico e lo stadio religioso. Nel primo stadio, rappresentato dal “Don Giovanni”(seduzione intellettuale) o “Casanova” (seduzione fisica), l’uomo vive una vita in cui sceglie di non scegliere, si dedica ai piaceri del momento, facendo del “carpe diem” il suo motto di vita. Incline al godimento, fa della seduzione un rito ripetitivo, sempre uguale, cadendo infine nella noia che lo porterà o al cambiamento o alla disperazione. Agli antipodi del primo stadio esistenziale troviamo il secondo, la vita etica, rappresentata dal padre di famiglia, colui che sceglie di scegliere, sceglie la famiglia, i figli, un lavoro e delle responsabilità che però risultano insufficiente rispetto al senso più profondo della vita, sentendosi smarrito e disperato. Ciò porta l’uomo al terzo e ultimo stadio esistenziale, lo “slancio” paradossale nella fede, rappresentata da Abramo, il quale, per volontà divina, era disposto a sacrificare il suo unico figlio (mostrando la religione come paradosso e scandalo), mostrando come la scelta che da senso alla vita non parte da noi, ma è Dio che sceglie noi (rispetto ai due stadi precedenti).

 

 “Finisce tutto all’alba, non mi vedrai mai più”

Maurizio Pisciottu, in arte Salmo, è un rapper sardo classe ’84, inizia la sua carriera registrando i primi versi tra il 1997 e il 1998, pubblicando il suo primo album in studio nel 2011 dal titolo “The Island Chainsaw Massacre”. La quattordicesima traccia nell’album si intitola “Yoko Ono” in riferimento alla famosa moglie di John Lennon, divenuta simbolo della donna che distrugge l’uomo in quanto è ritenuta la causa dello scioglimento  dei Beatles. In questo brano Salmo racconta dei suoi amori fugaci con diverse donne, seducendole in un continuo rituale ripetitivo, ormai deluso e con il cuore spezzato da una relazione ritenuta importante (da qui nel ritornello sentiamo “sei sempre tu, dentro mille dejavù“). Il suo atteggiamento da esteta sarebbe quindi la traduzione di un forte dolore che lo spinge a cercare nelle varie “scappatelle” una distrazione, una fonte di piacere e goduria che temporaneamente riesce a colmare l’insoddisfazione e il senso di vuoto dell’artista, anche il linguaggio esplicito ci aiuta proprio a focalizzare l’attenzione su quanto queste relazioni siano superficiali, atte solo alla soddisfazione di un desiderio carnale.

Siamo tutti “asini di Buridano”

Ciò ci porta a capire che l’essere umano nei momenti in cui si sente smarrito non deve commettere l’errore dell’asino di Buridano che, portato a scegliere tra due balle di fieno identiche tra loro, si lasci morire di fame a causa della sua indecisione. Per Kierkegaard l’uomo è possibilità, in quanto libero di scegliere la propria vita e per questo deve essere sempre consapevole della sua posizione, non deve lasciare che la vita lo travolga come un’onda anomala, facendosi trascinare, ma deve essere navigatore e capitano della propria “nave”. Sta di fatto che nel testo di Salmo l’esaltazione alla vita estetica rappresenta uno dei momenti della vita dell’artista, così come per molte persone, come mezzo per fuggire dal dolore, come rimedio per rimarginare le ferite interiori può rappresentare una tappa della vita ma non il suo fine perché, come ci insegna Kierkegaard, il senso della vita sta nelle scelte che compiamo durante il nostro percorso individuale, superando le nostre pulsioni per trovare il nostro posto nel “mondo delle scelte”

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