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Romulus: la serie Sky dove Matteo Rovere rende protagonista l’antica arte della ceramica laziale

Romulus: la serie Sky dove Matteo Rovere rende protagonista l’antica arte della ceramica laziale

Matteo Rovere ricostruisce l’atmosfera di un’officina ceramica protoarcaica, avvalendosi della misteriosa figura di Eulinos, su cui ancora gli studiosi non trovano accordo.

Matteo Rovere sul set

ROMVLVS è la serie italiana del momento, una suggestiva ricostruzione che indaga una verosimile genesi del mito della nascita di Roma. La scrittura del soggetto è stato coadiuvata da eminenti accademici, ma il risultato si avvicina alla realtà?

 

Matteo Rovere razionalizza il mito, come Ecateo di Mileto

Venerdì 4 dicembre è andato in onda l’ultimo dittico di ROMVLVS, serie televisiva italiana diretta da Matteo Rovere. La serie, divisa in dieci episodi ed ambientata nell’VIII secolo a.C., narra le vicende precedenti alla nascita di Roma.

La serie propone una ricostruzione molto fedele della società arcaica, coadiuvata dal sostengo di eminenti accademici italiani. Gli archeologi Andrea Carandini e Paolo Carafa e lo storico Valentino Nizzo sono stati i principali consulenti. Gli episodi insistono sulla mitografia e sulla genesi del mito attraverso un procedimento che definiremo “arcaico”.

La ratio sottesa alla serie è molto complessa: non si vuole riproporre il mito tramandato dalle fonti, ma un’epurazione dello stesso da tutti gli elementi soprannaturali. L’elemento religioso, a differenza di quanto si potrebbe pensare, ne esce enfatizzato, creando un equilibrato sistema di pesi e contrappesi cultuali.

Metodologicamente, si tratta di un’operazione storiografica e mitografica largamente attestata in Ecateo di Mileto e in Erodoto. Se vi aggiungiamo una ricostruzione visiva del contesto archeologico molto fedele, e linguistica (la lingua originale è un ibrido verosimilmente accostabile al protolatino), il risultato è una serie ben costruita a tavolino.

Ogni episodio infatti riproduce i risultati di studi e ricostruzioni che spesso sono stati protagonisti di agoni e diatribe tra accademici, costellando le scene di piccole chicche dedicate agli addetti ai lavori. Una di queste è la bellissima scena di Eulinos.

Valentino Nizzo, direttore del Museo di Villa Giulia

Eulinos è il prototipo ideale del ceramista greco protoarcaico

ATTENZIONE, SPOILERS!

La sesta puntata si intitola Memento, e non a caso! Numitor, Silvia e Lausus giungono alla bottega del vasaio greco Eulinos fedele amico di Ertas, re di Gabi e padre di Lausus. Eulinos offre ospitalità ai reali di Alba.

Per qualche frame lo spettatore può godere della ricostruzione di una officina artigianale, curata nei minimi dettagli. Dalla tecnica di realizzazione dei manufatti, che da sempre costituisce un importante ramo degli studi, al rapporto maestro-allievi.

Ed è proprio su questo rapporto che Matteo Rovere costruisce una delle scene di maggior diletto della serie. Durante la sera, Eulinos intrattiene i suoi ragazzi recitando dei versi e fornendone una spiegazione. Si sofferma sull’epica del ciclo troiano, in particolare sull’assegnazione delle armi di Achille.

I maggiori pretendenti dell’eredità dell’aristos achaion, Odisseo e Aiace, diventano modelli di comportamento dell’eroe valoroso, creando tra gli allievi dell’officina, una vera e propria disputa. Chi predilige l’astuzia di Odisseo, chi il valore guerriero di Aiace.

Moderando la disputa, Eulinos contestualizza il passo epico, adattandolo alla contingenza per evidenziare un paradigma. Da questa scena delicatissima e suggestiva, ricaviamo dei dati fondamentali.

Secondo la ricostruzione fornita dalla serie, Eulinos è greco; l’artigiano conosce l’epica, ne fa una esegesi e la contestualizza nel suo presente; è la stessa poesia che riproduce nei suoi manufatti. La suggestione della scena, come dicevo, è garantita, ma sorge inevitabile un dubbio: storia o leggenda?

Particolare dell’Olpe Chigi, che mostra una scena di combattimento oplitico

L’archeologia ci aiuta a capire la genesi della scena

Rispondere può essere difficile, ma una strada può esserci offerta da due manufatti di eccezionale valore, artistico e storico. Il primo è l’Olpe Chigi. Si tratta di una ceramica greca policroma realizzata a Corinto da un anonimo artista intorno al VII secolo a.C. e trovata in Etruria, presso Veio.

Tra le scene dipinte troviamo un combattimento dalla facies omerizzante e la scena del giudizio di Paride. Si tratta quindi di un soggetto che riprende l’epica e, nel caso del giudizio di Paride, appartenente al ciclo troiano.

Il soggetto potrebbe indurci a supporre una preparazione sulla poesia. In fondo, l’epica era ben conosciuta dai greci in ambito aurale e l’epica omerica ha sempre costituito programma scolastico per tutti i greci.

Tuttavia, gli studiosi sono ancora divisi. La maggior parte ad oggi crede che l’artigiano che lavorasse su committenza potesse ignorare la materia poetica, e limitarsi ai desideri del committente.

Il secondo manufatto è decisamente più interessante, si tratta di un’iscrizione dell’VIII secolo a.C., ritrovata nella necropoli di Gabi. Recita EYVIN, ovvero eulin. Si tratta delle prime tracce di lettere greche ed è stata ritrovata su un vaso intero di notevole fattura.

Eulin è diminutivo di Eulinos. Sul nome Eulinos si è scritto molto, e gli studiosi sono ancora indecisi se considerarlo un nome proprio oppure di mestiere. Eulinos infatti significa “che tesse bene”, quindi potrebbe riferirsi a una tessitrice.

Non è un caso, evidentemente, che il nome e la località coincidano con quanto mostrato nella serie. Possiamo senz’altro dire che Matteo Rovere ha voluto offrire la sua versione della storia. La versione di Rovere ha delle basi storiche molto forti.

La ceramica greca era diffusa nel Lazio a quell’altezza cronologica, un’officina di certo aveva un maestro e degli allievi da istruire, sicuramente immaginiamo che la scelta di soggetti epici, siano essi opera dei committenti o degli artigiani, presuppongono un legame col presente politico o con l’affermazione di uno status.

Il resto, però, resta una poetica suggestione del regista. Si tratta di una presa di posizione corrispondente a reali interpretazioni offerte in ambito accademico, su questioni che rimangono tuttavia, ancora aperte.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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