Il Superuovo

La Vis Comica: le maschere sociali di Pirandello e del ragionier Ugo Fantozzi

La Vis Comica: le maschere sociali di Pirandello e del ragionier Ugo Fantozzi

La vis comica:

Fin dai tempi di Plauto, uno dei più prolifici e importanti autori dell’antichità latina, la vis comica, cioè la miseria altrui raccontata in modo parossistico grottesco ha sempre suscitato il riso dello spettatore. Questa forma di spettacolo teatrale era generata da diversi fattori: un’oculata scelta del lessico, un sapiente utilizzo di espressioni e figure tratte da temi consueti, luoghi comuni, anche tratti dalla vita quotidiana o dall’utilizzo dell’italum acetum cioè, la comicità popolare italica fatta di doppi sensi, allusioni e giochi di parole. Nonostante siano passati più di 2000 anni da quando il commediografo latino ha messo in scena la sua ultima opera, il concetto di vis comica resta molto attuale. Nel tempo, molte maschere hanno attraversato il grande schermo o sono entrate, attraverso la televisione nelle case degli italiani, iniziando dal dopo guerra con l’avvento del teatro napoletano che vede nomi di spicco come Totò, Peppino o Aldo Fabrizi figli del loro tempo, rappresentanti del popolo e dei suoi problemi (il più incombente di tutti era il cibo), personaggi essenzialmente buoni, tonti, ignoranti e simpatici che hanno soddisfatto le esigenze fisiche e psicologiche di evasione degli italiani. Fino ad arrivare ad un altro tipo di comicità, figlia del boom economico, che vede come massimo esponente Alberto Sordi, ritenuta da alcuni una maschera sgradevole dell’italiano medio dell’epoca, arrivista e fesso allo stesso tempo, che descrive al meglio una miseria morale piuttosto che fisica del comune cittadino.

Le maschere di Pirandello:

Ma andiamo a capire meglio il concetto di ‘Maschera‘ attraverso colui che di questo pensiero ne ha fatto uno dei temi più affrontati nella sua vita d’autore. Il concetto espresso da Pirandello è legato alla ricerca continua della propria identità, cosa ahimè irraggiungibile poiché in ogni singolo individuo vi sono più personalità contrastanti tra loro. La verità, quindi, è che ci sono più individui diversi in ognuno di noi a seconda di chi ci guarda. Ciascuna di queste forme è una maschera, secondo l’autore l’uomo è quasi costretto ad indossare diverse maschere nella vita di tutti i giorni e questo è anche causato dalla società, egli infatti sostiene che la maschera indossata sia conforme a ciò che gli altri si aspettano da noi.

“Imparerai a tua spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”. 

Luigi Pirandello.

Un’Italia anni 70′, targata “consumismo”:

Ora piombando nuovamente in un contesto come quello del post-boom economico, intorno quindi agli anni 70′, rivediamo nuovamente, l’esigenza dell’italiano medio di riconoscersi in una nuova maschera che gli faccia comprendere come quella società nevrotica descritta tragicamente da Petri e da Pasolini sia il diavolo. Chi meglio poteva rappresentare le insicurezze, le false speranze, i fallimenti, le ingiustizie dell’uomo comune se non il ragionier Ugo fantozzi “Quintessenza della nullità” come veniva definito dal suo creatore-interprete Paolo Villaggio. Un talento critico quello di Villaggio che soprattutto nei primi due episodi della saga fantozziana sono densi di una critica sociale decisamente brillante. Fantozzi non è uno scontento occasionale, uno che si è svegliato con la luna storta, non è un frustrato perché è un perdente, non è un vigliacco perché non ha le palle. E’ solo un ingranaggio di un sistema a cui siamo fin troppo abituati e che ormai difficilmente siamo in grado di mettere in discussione.

“Allora man sempre preso per il culo!”

Ugo Fantozzi.

 

Fantozzi ha una casa, una famiglia, un lavoro stabile… tutte cose che sono quasi un miraggio per i giovani dei tempi nostri. Ma è una concezione che rende il ragioniere, simbolo dell’italiano medio, intrappolato in quel limbo di mediocrità esistenziale dove il tempo libero significa tempo libero dal lavoro, dove la giornata, i mesi, e gli anni vengono scanditi da un calendario prestabilito che ti dice cosa e come meglio farlo. Detto in poche parole, l’opera di Villaggio è un vero e proprio capolavoro assoluto, visionario e spietatamente lucido allo stesso tempo. L’italiano medio che non combatte i potenti, ma piuttosto li invidia. Loro che ostentano sobrietà francescana per nascondere i più assurdi privilegi come la poltrona in pelle umana e l’acquario dei dipendenti.

Roberto Meli.

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