Wallace e Gromit, Coraline e la porta magica, Nightmare Before Christmas: questi sono solo alcuni dei film più celebri che sono stati realizzati con la tecnica Clay Animation e, per quanto diversi per trama e ambientazioni, la radice è sempre la stessa: l’utilizzo della plastilina.

La tecnica stop-motion è una tecnica di ripresa cinematografica e di animazione dove vengono utilizzati oggetti inanimati che vengono mossi progressivamente, spostati e fotografati a ogni cambio di posizione. Il termine clay animation nacque nel 1973 quando Will Vinton, un direttore e produttore americano, insieme a Bob Gardiner, un artista poliedrico, presentò una delle prime animazioni realizzate con questa tecnica. Nel 1978 Vinton produsse un documentario chiamato “Three dimensional Clay Animation”, mostrando il dietro le quinte di un’animazione di questo tipo che si basa sull’utilizzo di plastilina per creare personaggi e sfondi.

La tecnica esiste dagli inizi del ventesimo secolo ma solo negli anni Settanta e Ottanta ha avuto un ruolo di spicco nel cinema e ha assunto il suo nome: basti pensare all’animatore Nick Park che ha vinto 4 Oscar con i suoi cortometraggi su Wallace e Grommit. Da allora, sono state innumerevoli le produzioni che hanno fatto breccia nel cuore di molti bambini e non solo. Tutto questo grazie ad un insegnante di arte, William Harbutt, che nel 1897 sintetizzò un nuovo materiale: la plastilina.

Che cos’è la plastilina?
Sfido chiunque a trovare una persona che non abbia giocato almeno una volta con il pongo o con il didò da piccolo. La creatività all’asilo raggiungeva il picco massimo quando tutti i bambini, con il proprio pezzo di pongo e molta fantasia, potevano creare qualsiasi cosa volessero. Il pongo condivide molte caratteristiche della plastilina originale. Quest’ultima era formata approssimativamente dal 70% da sali di calcio (soprattutto gesso), dal 10% da gel di petrolio o vasellina, dal 10% di lanolina e infine dal 10% di acido stearico.

Ironicamente una pecora, il petrolio, un gessetto da lavagna e del grasso di animale sono tutto l’occorrente per preparare ciò che ci serve. La lanolina, detta anche grasso di lana, è una miscela di lipidi ottenuta per estrazione e purificazione della lana. La vasellina è ottenuta per distillazione del petrolio grezzo e sua successiva filtrazione. Il gesso, che ha moltissimi impieghi, è ottenuto dalla macinazione e successiva cottura di rocce gessose. Infine, l’acido stearico è estratto da grassi animali o vegetali. Oggi oltre a queste componenti (che davano un colore grigio alla plastilina originale) troviamo anche i coloranti.
Un materiale di cui non si può fare a meno
Detto questo, quali sono le caratteristiche che la rendono così speciale? In principio, Harbutt volle creare qualcosa che fosse sterile, morbido, malleabile, non tossico e soprattutto incapace di assorbire umidità a contatto con l’aria. Queste caratteristiche la rendono ancora così speciale, soprattutto nel campo dell’animazione: è abbastanza modellabile per creare un personaggio, abbastanza flessibile per permettere al personaggio di muoversi in molti modi ed è abbastanza densa da mantenere facilmente la sua forma se combinata con un’armatura di ferro interna. Inoltre, non si scioglie sotto l’illuminazione calda di uno studio.

Quello che è stato il percorso della plastilina è incredibile: inizialmente concepita per la scultura, ha continuato ad essere utilizzata per scopi artistici e tuttora è fonte di una grande quantità di opere d’arte, dando l’opportunità di esprimere la creatività di tutti, dai più piccoli ai più grandi.
Davide Pasquali