La Via Lattea non è proprio come credevamo: viaggio alla scoperta del lato nascosto della galassia

Grande solo, si fa per dire, un decimo della galassia, è stata scoperto ed analizzato un nuovo braccio grazie ad una sonda marchiata ESA

I dati della sonda Gaia, combinati con quelli misurati qui sulla terra, hanno portato alla scoperta e alla trasposizione in 3D di un immenso ammasso di gas, che va a costituire un vero e proprio braccio della galassia.

Identikit stellare

La Radcliffe wave, chiamata così in onore del Radcliffe Institute for Advanced Study, il maggior contribuente alla ricerca, è uno sconfinato ammasso di gas, il più grande della Via Lattea, che si estende per 9 mila anni luce in lunghezza, 400 in larghezza, e 500 anni luce sia sopra che sotto la galassia, prendendo la forma appunto di un’onda. La comunicazione della scoperta arriva direttamente dalla prestigiosa rivista di divulgazione scientifica Natureassieme ad un identikit tridimensionale dell’enorme struttura. Ancora più sorprendete è il fatto che un elemento galattico tanto esteso fosse sfuggito alla vista dei ricercatori fino ad oggi. Altra caratteristica interessante è il grande numero di nursery stellari presenti al suo interno, ovvero le zone dove nascono le nuove stelle. La sua scoperta non solo ci rende più chiara la forma e la reale estensione della nostra galassia, ma apre la porta a nuove ed interessanti scoperte astronomiche ed astrofisiche, potenzialmente avvicinandoci alla risposta che ci aprirebbe gli occhi sul reale funzionamento del nostro universo.

Anche le stelle sono state bambine

Quando due enormi ammassi di materia si vogliono tanto bene (o più realisticamente si incontrano a causa della reciproca attrazione gravitazionale), danno vita ad un violento e caotico collasso gravitazionale della materia che le costituisce, in un lento processo che può durare migliaia se non milioni di anni, dove temperatura e pressione raggiungono valori talmente elevati da vincere la repulsione fra gli atomi degli elementi di cui sono formate, ed innescando quello che è l’equivalente stellare della nostra respirazione, la fusione termonucleare. La fusione termonucleare, che a differenza della fissione, utilizzata nelle centrali nucleari, non scinde un atomo, ma ne unisce due, da vita oltre ad un elemento di massa maggiore al precedente, ad un’enorme quantità di energia. L’elemento principale per la fusione nelle stelle è l’idrogeno, il primo elemento della tavola periodica. L’idrogeno dunque “brucia” nelle stelle per miliardi di anni, con velocità tanto maggiore al crescere della massa della stella. Il nostro Sole ad esempio è relativamente piccolo, e la sua vita residua è stimata in 5 miliardi di anni, ma stelle molto molto più grandi possono bruciare nell’arco di milioni di anni. Dunque anche il Sole, come le altre stelle, è il frutto dell’incontro di due (o più) masse gassose, ma non tutti sanno che anche Giove era andato molto vicino a diventare una stella. Se fosse stato così Galileo non avrebbe visto i famosi satelliti medicei, ovvero le lune di Giove, bensì una seconda palla di fuoco nel cielo.

Mille stelle, mille galassie

Secondo una recente scoperta numerose stelle della Via Lattea non sono autentiche della nostra galassia, bensì “agganciate” e strappate via da nubi gassose ed altre galassie. Sono stelle che si trovavano molto molto lontano dal centro delle rispettive galassie, e quando la nostra gli è transitata accanto sono state assimilate. Ovviamente il numero è in forte minoranza rispetto alle stelle originarie della Via Lattea, ma offre un nuovo sguardo sugli scambi di materia nel cosmo. Se due galassie distanti decine di migliaia di anni luce posso rubarsi delle stelle fra di loro, forse anche i pianeti possono scambiarsi materia, magari con una frequenza maggiore di quanto pensato. Sembrerebbe manna dal cielo per chi sostiene la Panspermia, ovvero la teoria che spiega la comparsa della vita sulla Terra come il risultato dell’arrivo sulla stessa di microrganismi extraterrestri. Ovviamente e sfortunatamente le teorie sulla comparsa della vita rimangono ancora teorie ma, come avvenuto in precedenza, una scoperta scientifica come quella sopracitata potrebbe portare a radicali cambiamenti, sia scientifici che non, addirittura con stravolgimenti delle basi delle nostre conoscenze come, appunto, la scoperta che la nostra galassia ha non 8 ma 10 braccia.

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