La verità sul brutto anatroccolo: credeva di essere un’anatra a causa dell’imprinting

Dietro una storia per bambini c’è in realtà un fenomeno biologico molto importante per la crescita di molti uccelli: l’imprinting sulla propria madre

La storia del brutto anatroccolo è una favola per bambini dello scrittore H.C. Andersen che racconta la vita di un giovane pulcino nato in una fattoria in mezzo ad un gruppo di pulcini d’anatra, ma essendo diverso dagli altri venne additato come “brutto anatroccolo”. Solo una volta cresciuto scoprì di non essere affatto un anatroccolo, bensì uno stupendo cigno che ritrovò la sua vera famiglia e la sua strada. Ma perché credette per così tanto tempo di essere un’anatra?

Morale o biologia?

Sicuramente le intenzioni di questa storia sono ben diverse dal voler spiegare un fenomeno scientifico, ed ha invece segnato l’infanzia di tutti noi sottolineando l’errore di voler giudicare le apparenze e discriminare le diversità. Al di là della morale però, c’è un importante fenomeno etologico tipico degli uccelli che dà alla storia un velo di realtà e che trascina tutti gli eventi successivi: il pulcino credeva di essere un’anatra perché si è imprintato sulla madre sbagliata. Essendo un piccolo cigno, grigio e spelacchiato, non poteva che essere sicuramente diverso dagli altri anatroccoli, ma nessuno lo ha capito, tanto meno lui stesso. Che cos’è allora questo fenomeno chiamato “imprinting”?

L’imprinting

Non è facile attribuire un solo significato al fenomeno di imprinting, poiché è un insieme di comportamenti complessi che si osservano in precise fasi della vita di un individuo. Solitamente si considerano imprinting una serie di modificazioni comportamentali di “attaccamento” che influenzano quasi permanentemente lo sviluppo comportamentale dell’individuo. Si possono distinguere due momenti principali in cui questo tipo di fenomeno agisce in maniera più incidente: l’imprinting come attaccamento nei confronti di una “figura materna”, che generalmente avviene nelle primissime fasi della vita del piccolo, e l’imprinting verso un possibile partner sessuale che avviene invece in fasi più mature dello sviluppo.

La favola del brutto anatroccolo descrive il primo di questi due tipi di imprinting, poiché infatti il pulcino ha creduto sin da subito che l’anatra fosse la sua figura materna di riferimento. L’imprinting materno prevede infatti questo: il pulcino associa la prima cosa che vede quando nasce alla figura materna, qualunque essa sia. Questo perché in natura effettivamente le nidiate sono covate e controllate sempre dalla madre, e quando si schiudono la prima cosa che vedono è proprio la madre, e ciò ha permesso di sviluppare questo tipo di apprendimento molto precoce.

Il primo a studiare questo tipo di fenomeno e a spiegane il meccanismo e significato è stato Konrad Lorenz, uno dei padri fondatori della moderna etologia; i suoi esperimenti sono stati molto importanti per capire questo fenomeno e il suo approccio fu molto singolare: spesso fece imprintare diversi pulcini su di lui. Quello che osservò Lorenz fu che effettivamente questi giovani individui credettero fino all’ultimo che lui fosse la loro vera madre, lo seguivano ovunque andasse e chiedevano le sue attenzioni. Quando Lorenz portava loro dalla vera madre non riuscivano a riconoscerla come tale e se ne allontanavano per tornare da lui.

Konrad Lorenz
Konrad Lorenz

Come funziona?

Questo tipo di apprendimento, come abbiamo potuto carpire dagli esperimenti di Lorenz, è davvero molto precoce, e si sviluppa nelle primissime fasi della vita di un pulcino che Lorenz definisce “fase critica”, quella dove l’individuo ha il suo picco di apprendimento che poi condizionerà lo sviluppo successivo del comportamento dell’individuo. Sebbene il brutto anatroccolo alla fine capisca di essere un cigno, nonostante abbia creduto per molto tempo che sua madre fosse un’anatra, nella realtà non è così facile retrarre questo tipo di informazione. L’imprinting materno è difficilissimo da modificare e l’individuo imprintato spesso non cambia idea su chi sia la madre.

La cosa interessante è che il pulcino può imprintarsi su chiunque, anche una madre di una specie completamente diversa, e su qualunque cosa veda subito dopo la schiusa: alcuni esperimenti etologici sullo sviluppo del comportamento precoce hanno osservato che l’animale può imprintarsi anche su oggetti come cartoni che simulano la figura di un volatile o anche semplici cubi e palloni anche dopo una sola esposizione. Qual è lo stimolo che spesso porta all’associazione? Il movimento dell’oggetto. Non è importante che forma abbia la presunta “madre” ma è necessario che si muova davanti al pulcino o che abbia un colore che contrasti con lo sfondo in modo da renderlo ben identificabile (come ad esempio delle luci lampeggianti). In alcuni casi, invece, il solo movimento non basta: alcuni uccelli oltre agli stimoli visivi, rispondono all’imprinting a seguito di un richiamo, o stimoli uditivi, che associano per l’appunto alla madre. Per questo in alcuni uccelli è più difficile studiare e definire i meccanismi che portano all’imprinting. Nonostante ciò, il pulcino deve essere comunque un minimo pronto a ricevere e riconoscere questi stimoli, per questo alcuni stimoli artificiali funzionano bene su alcune specie mentre altri rispondono a stimoli diversi, che in natura si presume siano sempre presenti e inconfondibili dal piccolo.

Questo tipo di fenomeno estremamente interessante è osservato principalmente negli uccelli perché hanno un periodo critico ben definito e piuttosto incidente nello sviluppo che avrà in adulto, ma è riscontrabile anche in altri animali, soprattutto quelli che hanno cure parentali, come i mammiferi, anche se il processo è molto meno intuibile e manipolabile perché entrano in gioco una serie di stimoli anche ormonali che coinvolgono l’olfatto nel processo di attaccamento del cucciolo alla propria madre in maniera quasi inscindibile.

0 thoughts on “La verità sul brutto anatroccolo: credeva di essere un’anatra a causa dell’imprinting

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.