
Lo chiamavano il Re del rock ‘n’ roll e aveva tutti gli attributi per essere chiamato così dalla stampa e dal suo pubblico. Ma in più occasioni l’ex divo di Memphis ha più volte incrociato il percorso dissestato della politica statunitense, colpita dalle piaghe sociali e dalla questione vietnamita, arrivando infine all’eccezionale ricevimento di Nixon all’interno dello Studio Ovale.
UN’AMMINISTRAZIONE DIFFICILE IN UNA NAZIONE MUTATA
Che la presidenza di Richard Nixon sia maggiormente passata alla storia per lo scandalo Watergate piuttosto che per il suo operato è ben noto, ma ci si sofferma ben poco invece sulla sua corposa macchina politica i cui ingranaggi hanno cercato a più riprese di stare al passo con un Paese mutato dai climi politici, economici e sociali. Capì che la sua strada fosse quella della politica quando nel 1942, in piena seconda guerra mondiale, cominciò a lavorare negli uffici governativi di Washington. Sposa le idee repubblicane e dopo la fine della guerra entra nella Camera dei Deputati. La sua scalata politica lo vede essere eletto dapprima senatore e successivamente, nel 1952, vicepresidente dal generale Eisenhower, ricoprendo la carica per otto anni. Dopo la fine del secondo mandato di Eisenhower, si candida per ricoprire la famigerata carica di presidente, scontrandosi e perdendo con l’oratoria del giovane John Fitzgerald Kennedy, che più di Nixon era riuscito a fare breccia nel cuore della gioventù americana. Ma a detta di molti furono anche le vicende personali di Nixon, ovvero la rottura di un ginocchio e la perdita di 20 chili, a farlo apparire più pallido con un pallore quasi cadaverico. E non gli giovò nemmeno la corposa propaganda di JFK, i cui sostenitori affissero per le strade d’America manifesti raffiguranti Nixon le cui frasi riportavano “Would YOU Buy a used car from this man?”. Ma la sua attività politica prosegui ugualmente, candidandosi come governatore della California due anni dopo la sconfitta alle elezioni presidenziali, perdendo però contro il candidato democratico Pat Brown. Riuscì a conquistare i voti di coloro che definiva maggioranza silenziosa solo nel 1968, anno in cui venne eletto 37º Presidente degli Stati Uniti d’America. L’inizio non fu facile, in quanto si trovò tra le mani un Paese segnato dalla crisi economica e dalla situazione vietnamita. Sotto la Presidenza Nixon vediamo un graduale ritiro dei soldati americani impegnati nella guerra in Vietnam, gli allunaggi sulla Luna che lo hanno portato ad essere soprannominato il presidente della Luna. Nel rapporto con gli altri Stati, vediamo il ruolo segreto degli Stati Uniti sulle operazioni anticomuniste nel Cile e di una serie di azioni in politica estera facenti parte della così detta Operazione Condor. Migliorarono i rapporti sia con la Repubblica Popolare Cinese e con l’Unione Sovietica, basando il dialogo di quest’ultima sulla pragmaticità della realpolitik, in modo tale da migliorare il quadro della Guerra Fredda. Per rattoppare invece la crisi economica che stava angosciando l’America, venne innalzata una barriera doganale su molti bene d’importazione, mentre modificò alcuni punti dei trattati di Bretton Woods del 1944, abolendo la convertibilità del dollaro in oro e cancellando il sistema di cambi fissi. Anche l’inflazione subì un notevole caro. Soltanto qualche mese prima morì Martin Luther King ma non le sue idee, in quanto le lotte per gli inserimenti della comunità nera nella società bianca continuarono e Nixon non fu così law and order in quelle situazioni, favorendo piuttosto un atteggiamento freddo e distaccato. Tale linea conservatrice era stata intrapresa anche per i movimenti femministi e omosessuali, nati proprio in quegli anni. Ma non solo movimenti sui diritti civili, in quanto la controcultura hippie con le sue idee pacifiste portate avanti dai cosiddetti figli dei fiori stavano mettendo piede in tutta l’America. La situazione diventò più intricata con l’Agosto di Chicago del 1968, quando le tensioni delle manifestazioni venivano mozzate dalla polizia. Quello che doveva essere un festival fatto di musica, cortei e assemblee pubbliche in tutta la città, si trasformò in una guerriglia. Persone ed ideali che venivano bastonati e pestati. Non a caso si tende ad indicare quell’estate come l’occasione che portò Nixon a ricoprire la carica, il cui ipotetico verdetto sarebbe diventato veritiero solo qualche mese dopo. Nixon difatti non vedeva di buon occhio gli hippies e della stessa opinione era anche la sua maggioranza silenziosa. Per cercare di accontentare non solo l’opinione pubblica, ma anche di far accrescere la sua popolarità fra i giovani, dovette incontrare il beniamino di quella generazione, un tale di nome Elvis.
DUE DIVI CHE SI INCONTRANO
Su Elvis invece possiamo dire sia stato l’unico essere umano sulla faccia della terra a spaccare un paese in due, in quanto il cantante di Jailhouse Rock era da un lato apprezzato da milioni e milioni di donne a tal punto da richiedere una scorta per proteggersi dall’amore dei suoi fan, mentre dall’altro era l’uomo più disprezzato d’America: i suoi movimenti di bacino vennero definiti come osceni, a tal punto che non volevano che fosse ripreso dal bacino in giù; è stato spesso accusato di razzismo e veniva perseguitato dalle associazioni religiose come i cristiani dai romani. Per la stampa quanto per l’opinione pubblica era diventato l’uomo più amato e allo stesso tempo più pericoloso d’America. Eppure ha spesso utilizzato la sua immagine per portare avanti numerose campagne, come quella contro l’uso delle sostanze stupefacenti che mai come in quegli anni stavano diventando il volto della musica rock. Prima di entrare negli studi televisivi dell’Ed Sullivan Show, gli venne chiesto di sottoporsi in diretta davanti a milioni di telespettatori, alla vaccinazione contro la poliomielite. Il gesto fu eclatante, e non fu un caso che le vaccinazioni aumentarono grazie al suo messaggio di sensibilizzazione, in quanto anche quel Re del rock così onnipotente per molti aveva a cuore la salute dei suoi fan. Politicamente collocato a destra, non nascose mai il suo essere conservatore e il suo amore per la patria. Si ricorda infatti la filippica lanciata conto i Beatles in quanto secondo Elvis venivano in America a fare soldi facendo una montagna di soldi per poi tornarsene in Inghilterra e parlare male dell’America. Nonostante la sua carriera fosse ormai decollata e i suoi primi due album omonimi fossero in cima alle classifiche, si presentò ugualmente all’ufficio di leva della M&M di Memphis per arruolarsi, diventando così il soldato più invidiabile di qualsiasi caserma, servendo il paese per ben due anni, nonostante la contrarietà dei suoi fan che vedevano il loro divo lasciare la musica per le armi. Divenne anche carrista, atterrando in Germania il 1º Ottobre del 1958 a Bremerhaven, per controllare la Germania dell’Ovest in qualità di sergente. Non visse in caserma, ma prese in affitto un appartamento spesso occupato dai suoi amici che preso soprannominò la mafia di memphis, con cui avrebbe vissuto i suoi anni lontano da casa. Fu proprio lì però che incontrò lo storico nemico con cui avrebbe lottato per tanti anni: quello della dipendenza di anfetamine. La diffusione e l’utilizzo di droghe leggere e pesanti era drasticamente aumentata, mentre molti soldati ne avevano aumentato il consumo e per tale ragione divenne facile per loro reperirla anche all’interno delle caserme per fronteggiare la dura vita da militare lontano da casa. Per tale ragione, dopo essersi ripreso in un primo momento dalla dipendenza, Elvis volle incontrare a tutti i costi il presidente Nixon per ottenere il tesserino di agente speciale aggiunto in mondo tale da potersi infiltrare fra le comunità dell’epoca per continuare la sua indagine sull’uso di sostanze stupefacenti, largamente diffuse fra i movimenti hippy. Scrisse pure una lettera mentre si trovava a bordo di un aereo diretto a Washington il cui destinatario era il presidente Nixon. In quella lettera la cui carta utilizzata era un foglio dell’American Airlines, prometteva che il suo impegno sarebbe stato quello di “Salvare l’America dai suoi storici nemici, primi fa tutti i comunisti”, per poi citare successivamente i Beatles che Elvis riteneva la loro presenza nel panorama musicale americano troppo massiccia per i suoi gusti. Il presidente allora si vedette ricevere nel suo studio Elvis Presley in persona, ricevendolo anche volentieri vedendo infatti l’incontro fra i due come un’occasione per acquisire più consensi dall’elettorato più giovane, che avrebbero amato vedere il loro presidente seduto insieme al loro beniamino sul divano dello Studio Ovale. L’assistente della Casa Bianca Egil Krogh descrisse quell’incontro come singolare, a causa della vista di due uomini così diversi: da un lato abbiamo il Presidente, la cui immagine è estremamente curata anche nella fotografia che testimonia l’incontro tra i due; mentre dall’altro abbiamo Elvis posare a favore di camera come se davanti a sé avesse uno dei tanti paparazzi per cui è sempre stato abituato a posare. Ma nonostante i due abbigliamenti così diversi, sotto le vesti nascondono in realtà i medesimi ideali.

SOGNI CHE TRAMONTANO
Nonostante quell’incontro sembrasse promettere delle buone prospettive e quella stretta di mano legasse quelle due personalità così diverse, in verità quell’incontro si concluse con un nulla di fatto. Non solo, in quanto dopo quella chiacchierata fra i due vedremo entrambi i divi tramontare le loro rispettive carriere. Elvis alternò i suoi concerti con lunghi periodi di silenzi, in quanto stava nuovamente lottando con le sue dipendenze. Infatti, col fine di reggere la stressante attività concertistica e la fama che solo un personaggio come lui poteva avere, era nuovamente tornato a consumare farmaci e stimolanti, alternandoli spesso con dei tranquillanti. La depressione che lo colpì dopo il divorzio dalla sua storica compagna Priscilla non giovò alla salute del cantante, il quale aveva anche cominciato ad ingrassare visibilmente. Gli ultimi concerti del cantante duravano di meno, mentre il cantante appariva visibilmente stanco e fuori forma, una situazione che neanche Il Colonnello seppe tenere sotto controllo. Il cadavere di Elvis verrà invece rinvenuto dalla sua nuova compagna riverso sul pavimento del bagno e le cause del decesso non verranno mai chiarite. Aveva solo 42 anni. il 30 luglio 1974 invece Nixon, sotto l’ordine della Corte Suprema, consegnò i misteriosi nastri su delle conversazioni segrete avvenute nello Studio Ovale. Nasce lo scandalo Watergate, scandalo che costerà caro al Presidente Nixon, costretto a dimettersi successivamente dalla carica. Il contenuto dei nastri rilevava infatti le duplici moralità del presidente e numerosi saranno gli uomini vicini al Presidente ad essere arrestati. Ma di fatto Nixon non abbandonò mai il suo amore per la politica e per il suo paese, un pò come l’amore che Elvis descrive per la sua donna nella sua Can’t Help Falling in Love.