“Shame on you” “No, shame on you!” Questo scambio di battute tra Jim Jordan, parlamentare repubblicano e Micheal Cohen rappresenta il clima che avvolge la testimonianza al Congresso americano dell’ex avvocato di Donald Trump.Tale testimonianza, è opportuno ricordarlo, non ha valore legale. Durante il colloquio però Cohen era sotto giuramento, dunque passibile di condanna, come già avvenuto, qualora la sua testimonianza sia menzognera. Chiamato dal Congresso a rispondere dei comportamenti avuti da lui stesso e dal suo assistito nel periodo della campagna elettorale, sono stati molti i temi affrontati. Dal pagamento all’attrice pornografica Stormy Daniels al ruolo di Trump nello scandalo delle email di Hilary Clinton, il colloquio è durato circa 7 oreCohen ha inoltre dichiarato che il suo assistito, non pensando di poter vincere le elezioni, abbia sfruttato la votazione come tentativo di marketing.

Niccolò Machiavelli (3 maggio 1469 – 21 giugno 1527) ritratto da Santi di Tito.

Machiavelli e gli Stati Uniti d’America

L’audizione del precedente legale di Trump ha alimentato i toni già energici e facinorosi del dibattito politico americano. Un dibattito che sta riportando alla luce un grande filosofo italiano: Niccolò Machiavelli. Il pensatore fiorentino è sbarcato oltreoceano sopratutto grazie ad alcuni esponenti della ‘Cambridge School’ quali John Pocock e Quentin Skinner, fondatori di una nuova metodologia di indagine della storia del pensiero politico, il contestualismo. Essi si proponevano di studiare i grandi classici ponendo l’attenzione sul contesto in cui erano sorti e non interpretandoli con la “nostra mentalità”. Il rinnovato interesse per Machiavelli, che trova il suo punto di forza nella mancanza di contaminazione ideologica del suo pensiero, ha poi coinvolto altri grandi pensatori rivolti ad un’interpretazione dello scenario politico contemporaneo.

Immagine di un comizio di Hilary Clinton durante la campagna elettorale 2016.

Le elezioni americane come show business

La campagna elettorale come tentativo di marketing e la collusione nella fuoriuscita delle email di Hilary Clinton da parte di Trump si allacciano, per esempio, alle considerazioni di John P. McCormick. Studioso di Machiavelli e politologo dell’Università di Chicago, ha pubblicato nel 2011 un importante testo di riferimento per un’analisi della politica statunitense, “Machiavellian Democracy”. Egli, critico della democrazia americana, sostiene che essa sia solo un apparato formale. Non sarebbe infatti il popolo, tramite le elezioni, a decidere le strategie del paese, ma sempre le classi dominanti. Le elezioni dunque non sarebbero altro che ‘show business’ ed il voto sarebbe scelto in base allo ‘show’. Di conseguenza assumono cruciale importanza gli endorsement degli attori o gli scandali personali, come nel caso citato della Clinton. L”irrilevanza elettorale sarebbe così marcata che McCormick arriva a proporre, polemicamente, di tirare a sorte la scelta dei membri del congresso o del presidente. Tra elezioni e sorteggio non ci sarebbe in definitiva alcuna differenza relativamente alla conseguente strategia politica del paese.

Micheal Cohen e Donald Trump.

Il momento machiavelliano

Ovviamente la risposta di Trump e dei repubblicani a Cohen non si è fatta attendere. Entrambi lo hanno definito come un bugiardo, data anche la sua recente condanna per aver mentito al cospetto del parlamento, negando che le sue rivelazioni attengano ad un dato di verità. Nella scena politica americana continua a palesarsi un sempre più marcato bipolarismo di giudizio sul presidente americano. Tutto ciò trova la sua attuazione pratica nell’andamento della politica statunitense, sempre più segnato dal conflitto. E qui ritorna prepotentemente Machiavelli, sotto l’interpretazione fornita da John Pocock nel suo testo “The Machiavellian Moment”. Il momento machiavelliano, il luogo di presenza e di attualismo di Machiavelli nella politica contemporanea è infatti proprio il conflitto. Conflitto inteso come momento di polarizzazione degli umori e delle passioni differenti che animano il confronto su un determinato tema. Se la storia recente ci aveva abituato ad una politica di moderazione, ora i tempi sembrano annunciare una politica di scontro. Una politica nel quale il compromesso, minato dall’accrescere di due poli di pensiero tra loro in antitesi, non pare più accettabile e non risulta più passibile di mediazione.

Dario Montano

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