Il Superuovo

La terra che ruota più velocemente ci fa scoprire il rapporto tra Galileo e l’Italiano

La terra che ruota più velocemente ci fa scoprire il rapporto tra Galileo e l’Italiano

In molti giorni del 2020, la terra ha ruotato più velocemente: non perdiamo tempo e scopriamo il rapporto tra Galileo Galilei e la lingua italiana. 

Galileo Galilei (AbstrART)

Le straordinarie tecnologie di cui disponiamo ci permettono di osservare in modo estremamente preciso quello che ci circonda, andando ben oltre quello che l’occhio umano può percepire: ad esempio, è possibile constatare che non tutti i giorni durano lo stesso lasso di tempo.  Tra le persone che hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo di tecnologie per studiare l’Universo abbiamo sicuramente Galileo Galilei, ma come scriveva il grande studioso, e quale relazione c’era tra lui e la lingua italiana?

La terra ruota più veloce: il secondo intercalare e gli orologi atomici

Chi non è molto ferrato in ambito scientifico (come ad esempio il sottoscritto) potrebbe stupirsi scoprendo che non tutti i giorni durano lo stesso tempo: infatti, la Terra non impiega esattamente 86400 secondi a compiere il proprio moto di rotazione,  si possono identificare piccole differenze, spesso dell’ordine dei millisecondi. Fino a poco tempo fa il tempo di rotazione della terra tendeva spesso ad essere più lento, tanto che a partire dal 1972 è stato necessario ricorrere più volte al secondo intercalare, l’aggiunta di un secondo in modo arbitrario a un giorno, in modo da ristabilire l’allineamento tra il tempo calcolato dagli orologi atomici e la reale rotazione terrestre. Nel 2020, come si può leggere in un articolo comparso sul sito di Ansa, la terra ha invertito la sua tendenza e in molti giorni ha impiegato meno degli 86400 secondi convenzionali, fino ad arrivare, il 19 luglio, a metterci 1.4 secondi in meno. In questi casi si potrebbe discutere sul togliere un secondo intercalare.  Quando si parla di rotazione terrestre, ma soprattutto di tecnologie pensate per la scoperta dei fenomeni che ci circondano, non si può non pensare a Galileo Galilei, il quale oltre che contribuire in modo indelebile nel dibattito scientifico ha offerto il proprio genio, come vedremo, anche allo sviluppo della lingua italiana.

Il frontespizio del Sidereus Nuncius
(Osservatorio Feynman)

Galileo Galilei: una lingua nuova per argomenti rivoluzionari

Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi.  (Da Galileo Galilei, Considerazioni al Tasso)

Sotto il segno delle parole di questa massima sembra essersi sviluppato il linguaggio di Galileo, interessato non solo ai contenuti ma anche alla forma con cui esprimeva le proprie scoperte. Possiamo individuare nella sua vasta produzione letteraria tre opere fondamentali: il Sidereus Nuncius (1610), trattato sulla scoperta dei satelliti di Giove e le fasi lunari; Il Saggiatore (1623), una lettera sul passaggio di tre comete; infine il famoso Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632), dialogo in cui al sistema tolemaico si contrappone il sistema copernicano. Nei testi che Galileo scrive in volgare, l’attenzione verso la forma linguistica è ben evidente. In generale, predilige l’utilizzo di un tono elegante e medio, che con briosità e saggezza dosa gli elementi colloquiali per rendere il suo scritto comprensibile al lettore, in particolare nei testi destinati ad un pubblico non necessariamente specializzato. Non trascura nemmeno l’aspetto della chiarezza lessicale, che consolida facendo in modo che ogni elemento sia nominato con un termine solo, nel tentativo di non confondere il lettore. Quando emerge la necessità di definire un concetto o una cosa nuova, Galileo tende a dare un nuovo significato più tecnico a parole già in uso: ad esempio unirà le parole cannoneocchiale per creare il cannocchiale (anche se poi utilizzerà anche l’altra parola di origine greca, telescopio). Per un assaggio della lingua di Galileo, riporto questa citazione, che peraltro rappresenta anche un segno del contributo galileiano al dibattito tra Fede e Ragione:

Io qui direi che quello che intesi da persona ecclesiastica costituita in eminentissimo grado, ciò è l’intenzione dello Spirito Santo essere d’insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo. (dalla Lettera a Cristina di Lorena, 1615)

Le scelte stilistiche e linguistiche di Galileo: voce al volgare pratico

Le opere di Galileo presentano tra di loro grandi differenze, sia dal punto di vista stilistico che dal punto di vista linguistico, e ognuna di queste scelte è motivata da ragioni precise. Infatti Galileo, dopo aver sperimentato con il Saggiatore lo stile della lettera, utilizza per la sua opera importante lo stile del dialogo, simbolo allo stesso tempo del passaggio da un sistema all’altro e di una nuova prospettiva nei confronti della ricerca, con una particolare importanza data al divenire del ragionamento, alimentato da un continuo confronto. Per quanto riguarda la lingua, invece, Galileo affida al latino i suoi trattati, destinati a un pubblico scientifico abituato a scrivere e leggere in questa lingua, mentre utilizza il volgare per le opere destinate a un pubblico più vasto. Nell’utilizzo del volgare riscopre la lingua del volgare pratico, ovvero quella di cui si servivano l’ingegneria, l’architettura e tutte le discipline pratiche, che già si erano liberate in parte dal latino. Il risultato è una lingua tutta cose, in cui non mancano le parole per descrivere ogni elemento del grande libro della natura, come proprio Galileo lo definì nel Saggiatore.

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