Il Superuovo

La surrealista distanza sociale espressa nei dipinti di René Magritte

La surrealista distanza sociale espressa nei dipinti di René Magritte

In questo periodo in cui viene chiesto a tutti di praticare il distanziamento sociale, possiamo riconoscerci un po’ di piú nei dipinti degli innamorati di René Magritte. Lo stile surreale di Magritte é inconfondibile, nelle sue opere é sempre presente un senso di inquietudine. 

Le belle e inquietanti immagini dell’amore di René Magritte sono perfette per la realtá che ci troviamo costretti a vivere oggi. Ma come voleva davvero esprimere nelle sue opere il pittore questo sentimento? Gli amanti di Magritte sono un segno del nostro tempo? 

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The lovers: la collezione 

Le varianti di The Lovers che Magritte dipinse nel 1928 sono considerate come figure di spicco del movimento surrealista agli inizi del XX secolo. 

René Magritte ha prestato i suoi talenti e il suo genio artistico a un movimento che ci ha costretto a considerare le cose sotto una nuova luce e mettere in discussione i nostri presupposti di ció che l’arte dovrebbe essere. 

La visione di Magritte ha affascinato la nostra immaginazione e l’amore surrealista per quasi cento anni. 

Riconosciamo il mistero, nelle due versioni piú famose dei dipinti: i volti avvolti nella stoffa. 

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I pittori surrealisti hanno sempre trovato molto interesse nelle maschere, nei travestimenti e a ció che si trova sotto la superficie. Magritte era affascinato da Fantomas, l’eroe di una nota serie thriller di romanzi e film la cui identitá é sempre rimasta segreta perché il suo volto era nascosto sotto un panno o una calza. Questa é un’ipotesa da cui le opere di Magritte potrebbero essere state ispirate. 

Ma c’é anche un’altra interpretazione che potrebbe spiegare il costante gioco di Magritte con la realtá e l’illusione che é stata attribuita alla morte prematura di sua madre. Gli psicoanalisti a sostegno di questa ipotesi hanno esaminato i bambini in lutto e hanno ipotizzato che la realtá di Magritte é stata fin da bambino in “costante spostamento avanti e indietro da ció che desidera” ovvero la madre viva-“e ció che é la realtá” ovvero la madre morta. 

Quando René Magritte aveva appena tredici anni, sua madre si suicidó e il suo corpo fu trovato nel fiume Sambre, presumibilmente con la camicia da notte intorno al viso. Come ha detto, non ha mai scoperto “se se ne fosse coperta gli occhi per non vedere la morte che aveva scelto, o se fosse stata velata in quel modo dalle correnti vorticose”, ma doveva essere stato un traumatico evento nella vita di Magritte.

The Lovers I, 1928

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In The Lovers I, un uomo e una donna vengono rappresentati evidenziando come premono insieme i loro volti in un gesto affettuoso, solo c’é un panno che si attacca alle loro facce e si arriccia sulle spalle come corde. A causa di questi elementi l’intimitá spontanea diventa uno spettacolo di soffocamento, persino morte. Gli amanti a causa del panno che li avvolge non possono comunicare o toccarsi veramente. Il tessuto mantiene le due figure per sempre separate. 

Magritte era famoso per non aver mai parlato apertamente delle sue interpretazioni dei suoi lavori, quindi abbiamo la libertá di attingere solo alle nostre idee e ai nostri sentimenti per una risposta. 

The lovers II, 1928

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La seconda versione di The Lovers é molto simile, ma i due personaggi vengono raffigurati mentre si abbracciano, per un abbraccio  amorevole-un bacio. In questa storia vengono rappresentati vestiti in modo identico a come erano nell’originale a differenza peró che qui viene fornito uno sfondo molto piú astratto. 

Quando i due individui si abbracciano o si baciano non possono vedere l’altro; abbiamo sempre problemi a decifrare le vere intenzioni, sentimenti e fantasie segrete di coloro che amiamo. Non importa quando posi, non importa quanto ti ami davvero, non importa quanto sia pittoresca l’ambientazione, c’é sempre distanza, non importa quanto tu sia intimo. 

Quindi, come spesso accade nell’arte, i capolavori tendono a mostrarci tutto ciò che vorremmo vedere in essi.

René Magritte descrisse i suoi dipinti dicendo: “La mia pittura é immagini visibili che non nacondono nulla. Che evocano mistero, infatti, quando si vede una delle mie foto, ci si pone questa semplice domanda: “Che cosa significa?” E non significa nulla, perché il mistero non significa nulla, é inconoscibile.” 

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