La strada della vita è lastricata di scelte, ce lo insegnano Eracle e Novecento

La metafora del bivio come scelta esistenziale è tra le più importanti della cultura occidentale e nasce dal mito di Eracle al bivio, lo sa anche Giuseppe Tornatore. 

Imboccare la strada giusta non è semplice, ma scegliere per noi occidentali non è solo un atto morale, ma è innanzitutto imboccare una strada, muoversi consapevolmente. Novecento lo sa, ma non riesce a seguire l’esempio di Eracle, l’eroe del bivio.

Cosa significa scegliere? Imboccare una strada.

“Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine… la fine! Per cortesia, si potrebbe vedere la fine? Era tutto molto bello su quella scaletta, e io ero grande, con quel bel cappotto, facevo il mio figurone. E non avevo dubbi, che sarei sceso, non c’era problema… Non è quello che vidi che mi fermò Max, è quello che non vidi… Cristo, ma le vedevi le strade?! Anche soltanto le strade, ce n’erano a migliaia! Ma dimmelo: come fate voialtri laggiù a sceglierne una?”.

Questo brano fa parte del bellissimo monologo finale che lo straordinario Tim Roth ha interpretato per “La leggenda del pianista sull’oceano”. Il film, diretto da Giuseppe Tornatore nel 1998 è tratto dal monologo teatrale “Novecento”, scritto da Alessandro Baricco. La trama è molto semplice: un pianista (Tim Roth) nasce la notte di Capodanno del 1900 su una nave di lusso, il transatlantico Virginian, e vi rimane a bordo per tutta la vita. Non scende mai, non riesce a decidersi, a scegliere una vita diversa da quella che gli è capitata in sorte al momento della nascita.

Scegliere, infatti, significa intraprendere consapevolmente una strada, un percorso da imboccare, un cammino da calpestare. Non è un caso se Alessandro Baricco evoca per prima l’immagine della strada. Questa metafora, molto cara a noi occidentali, fa parte del nostro patrimonio culturale e viene dall’antichità, dal mito di Eracle al bivio.

Annibale Carracci- Ercole al bivio

La scelta di Eracle consiste nell’intraprendere la strada dell’autocontrollo

Eracle è un eroe molto popolare nella mitologia classica e rappresenta il coraggio e la forza fisica. Solitamente nell’iconografia è ritratto come un eroe alto, forte, piuttosto rude, abbigliato di una semplice pelle di leone, trofeo della sua prima fatica. Nelle allegorie a volte si accompagna a una figura complementare, per esempio Atena, che rappresenta la forza morale o la sapienza. Non è un caso, dunque, che una delle sue imprese lo veda di fronte a un bivio, l’immagine più iconica della scelta da affrontare con assennatezza.

Il giovane Eracle è in aporia, in dubbio circa il «cammino di vita» che deve percorrere. In particolare, Eracle deve scegliere se percorrere il sentiero della virtù o quello del vizio, rappresentati da due giovani fanciulle allegoriche. Ercole ovviamente sceglie la Virtù, diventando un modello per le allegorie medievali e cristiane, ma quel che più ci interessa in questo caso è che si tratta della prima immagine letteraria nella storia della letteratura europea in cui l’idea della scelta è associata all’immagine della via e del bivio.

Questo mito ci è noto grazie a Senofonte, che nei Mirabilia (2.1.21-34) lo attribuisce a Prodico di Ceo, sofista greco, e lo mette in bocca a Socrate. Il tema è quello dell’ἀκρασία e il valore del contenimento e dell’autocontrollo, cui Senofonte allega il richiamo al tema della ‘via’ come metafora delle possibilità e della scelta.

La via è sicuramente un topos presente fin dall’opera omerica, e con Esiodo acquisisce una caratteristica esistenziale, ovvero viene a rappresentare il cammino della vita. Tuttavia, l’idea di bivio come scelta di Prodico appare in qualche modo una novità, una novità destinata a diventare la metafora per eccellenza della scelta.

Scegliere significa imboccare un percorso, chi si ferma è perduto!

Ma torniamo a Baricco, perché la scelta di Novecento di rimanere sulla nave è considerata una non-scelta? Ci capita spesso di decidere di non imboccare una strada che ci consenta di cambiare il contingente, non è vero? Tuttavia, la scelta di Novecento non presuppone l’esistenza di un percorso contingente, perché, come dicevamo prima, non è mai sceso dalla nave, dal grembo materno che lo ha cullato per tutta la vita.

Il mare di Novecento è un cordone ombelicale che non è stato mai reciso. Baricco, fine uomo di lettere, e Giuseppe Tornatore, regista pregiatissimo, ci raccontano la storia di un uomo che non ha mai vissuto davvero, che non ha mai scelto, perché non ha mai avuto il coraggio di staccarsi dalla placenta materna e imboccare la strada della vita.

Ed è infatti con queste parole che Novecento si congeda dal suo migliore amico, il trombettista Max Tooney, dopo aver scelto di morire sulla nave in cui è nato: “ Io ho imparato a vivere in questo modo. La terra, è una nave troppo grande per me… È un viaggio troppo lungo… Non scenderò dalla nave. Al massimo, posso scendere dalla mia vita.”

In questo articolo siete posti a un bivio, l’immobilità di Novecento e l’assennata esigenza di scegliere e crescere di Eracle: voi chi seguirete?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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