Disoccupazione giovanile, è cambiato qualcosa dalle contestazioni del 68′?

Uno studio realizzato dall’ Istat conferma le parole di Mario Draghi: in dieci anni l’occupazione under 34 che lavorano sono passati dal 50,3 al 41%.

Nei mesipost Covid- 19 il calo dell’occupazione colpisce con maggiore intensità i giovani, ulteriormente danneggiati da questa crisi mondiale. I dati registrano un calo del 7,4%.

Sono solo i giovani ad essere danneggiati?

Purtroppo la risposta è no. La fascia under 35 è certamente molto colpita, ma anche altre fasce d’eta sono fortemente a rischio. I senior, con 35 anni ed oltre, hanno registrato un calo dell’occupazione dell’1,2%. In particolare il calo delle assunzioni a termine, ha reso difficile l’assunzione di nuovi  giovani. A peggiorare una situazione già assai complessa è stato l’ avveento della pandemia che tutti conosciamo, che ha fatto registrare un ulteriore peggioramneto rispetto alle precedenti recessioni del 2008 e del 2012, che già avevano colpito maggiormente i giovani. Gli shocks di domanda ed offerta registrati durante l’emergenza Covid-19 hanno generano un calo dell’occupazione giovanile più rapido e intenso. Nel corso della crisi si è cercato di attenuare le conseguenze per le piccole e medie imprese, già ampiamente colpite. Secondo altri recenti dati, l’Italia si conferma tra i primi Paesi dell’Ue per la percentuale di under 35 che vivono ancora con i genitori. Si tratta di una tendenza che deve essere assolutamente invertita.

Cosa sta facendo la politica italiana ed europea per invertire questa tendenza?

Nel 2013 gli stati membri dell’UE hanno creato la Garanzia Giovani per affrontare il problema della disoccupazione giovanile. Si tratta di un impegno politico  per dare a ogni giovane fino a 25 anni un’offerta decente di impiego, un’istruzione superiore, un tirocinio o stage entro quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dalla fine degli studi.  Tutto ciò è focalizzato sui giovani che non hanno un impiego, non si formano e non seguono corsi professionalizzanti. Includono inoltre anche quei giovani disoccupati da lungo tempo. L’Iniziativa per l’occupazione giovanile è lo strumento meso in atto dell’UE per aiutare a finanziare programmi, da realizzare nei diversi paesi, per mettere in pratica la Garanzia giovani. Si tratta di un’assistenza che dovrebbe aiutare i giovani in tutto. A partire dalla formazione, fino ad arrivare alla ricerca del lavoro. L’Italia avendo un tasso molto alto beneficia di questa iniziativa, anche se non è presente un chiaro ed evidente riscontro sul territorio. Un ulteriore aiuto nel nostro  occorrerebbe al Sud, dove il reddito di cittadinanza non può essere la ripsosta alla disoccupazione. Occore una manovra economica che creii ricchezza e manodopera, che renda la produzione attiva. Percepire un reddito non genera ricchezza, nè contribuisce ad aumentare il Pil dello stato. Alla lunga si rischia di avere un bilancio in rosso e un settore produttivo non all’altezza della concorrenza.

Contestazione e disoccupazione giovanile nel 68′

Nel 1968 si sviluppano moti giovanili in simultanea. Particolarmente attivi anche in Italia. L’ondata di contestazione del 68′ scuote le acque di società che negli anni precedenti era stata relativamente tranquilla, vivendo uno sviluppo economico straordinario e senza precedenti .Si sviluppa una nuova cultura giovanile e anche una nuova coscienza generazionale come gruppo sociale. Una grande trasformazione riguarda soprattutto le università. La forte richiesta di istruzione
universitaria conduce alla liberalizzazione degli accessi. Gli interventi di
liberalizzazione acuiscono la tensione all’interno delle Università. Si cerca di inveritre il carattere gerarchica tra studenti e professori, nasce negli studenti la consapevolezza di avere più diritti, rifiutsre voti, esami a porte chiuse. I laureati trovano difficoltà nell’accesso al mondo del lavoro e i titoli accademici si svalutano e la laurea sempre meno sufficiente. Le università avrebbero dovuto
fungere: da centro di crescita e diffusione di una nuova sinistra
negli USA, da agente ditrasformazione dell’ordine sociale esistente in Italia. Il movimento propone però una contestazione globale, un antiautoritarismo che si estende a tutte le strutture sociali , come alla famiglia o alle istituzioni totali come carcere e manicomio. Molti slogan mescolano seriosità rivoluzionaria ed una irriverenza ludica nella critica al potere. L’ideologia alla base di tutto è un anti-imperialismo marcato, lotte per autodeterminazione dei popoli del terzo mondo e protestare contro guerra del Vietnam negli stati Uniti. A partire dal 68′ il tasso di disoccupazione è aumentato vertiginosamente, impennando durante la crisi del 2008.

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