La storia di Ser Cepparello ci dimostra quanto gli uomini siano bravi a mentire

Da uno studio emerge che gli uomini siano più esperti delle donne nel dire bugie credibili.

Quante bugie hai detto nelle ultime ventiquattro ore? Di che tipo?  A chi? Come ti sei comportato?  194 uomini e donne che ritenevano di essere degli ottimi bugiardi hanno risposto a simili domande, per uno studio condotto dall’Università di Maastricht del Regno Unito.

Uomini o donne, chi è più bravo con le bugie?

Gli uomini sono più bugiardi delle donne: emerge questo dalla ricerca dall’Università di Maastricht, i cui risultati mostrano più del doppio delle probabilità che il genere maschile sia quello più esperto a mentire. Più bugie, più credibili. Se le donne tendono ad irrigidirsi e a sfuggire lo sguardo dell’interlocutore, agli uomini appare più facile mentire guardando negli occhi e mantenendo un atteggiamento rilassato.

Le bugie di Ser Cepparello

Gli uomini mentono meglio, a quanto pare. In effetti, se ci pensiamo, i più grandi bugiardi che la letteratura ci ha consegnato sono uomini. Tra questi, nella prima novella della prima giornata narrata nel Decameron, Giovanni Boccaccio ci offre il personaggio di Ser Cepparello, che con una beffa inscenata poco prima di morire dimostra quanto una bugia detta bene possa modificare la realtà.

Ser Cepparello con una falsa confessione inganna un santo frate e muorsi; e, essendo stato un pessimo uomo in vita, è morto reputato per santo e chiamato san Ciappelletto.”

Cepparello è un notaio pratese, scelto da un ricco mercante perché disonesto abbastanza da avere i prerequisiti per riscuotere i crediti in Borgogna. Una volta giunto in Francia, però, Ciappelletto – così veniva storpiato il suo nome – si ammala. I due usurai fiorentini che lo ospitano cominciano allora a temere che la morte da irreligioso e quella brutta fama di peccatore che lo accompagna possano fomentare l’ira della gente del luogo nei confronti degli italiani, ma Cepparello ha una soluzione. Chiede di potersi confessare, e da lui si reca un frate dalla fama di sant’uomo. La confessione si svolge interamente nel segno dell’inganno, e le menzogne raccontate al frate rovesciano la realtà al punto che dopo la morte Ser Cepparello viene ribattezzato San Ciappelletto: “[…] crebbe la fama della sua santitá e divozione a lui, che quasi niuno era che in alcuna avversitá fosse, che ad altro santo che a lui si botasse, e chiamaronlo e chiamano san Ciappelletto, ed affermano, molti miracoli Iddio aver mostrati per lui e mostrare tutto giorno a chi divotamente si raccomanda a lui. Cosí adunque visse e morí ser Cepparello da Prato e santo divenne, come avete udito […]”.

Una bugia tira l’altra?

La novella di Boccaccio dimostra come a volte una trovata arguta possa consentire la facile risoluzione di una difficile situazione. Forse non è il caso della storia di Ser Cepparello, ma a volte una bugia detta a fin di bene può davvero evitare situazioni eccessivamente spiacevoli. Altre volte, però, una piccola menzogna ne rende necessarie delle altre e si finisce così ad assistere ad un inevitabile capovolgimento della realtà. Siamo proprio sicuri che mentire sia più semplice che accettare una brutta ma onesta verità?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: