Il Superuovo

Machiavelli e la serie “Domina” ci mostrano come agisce un “principe”

Machiavelli e la serie “Domina” ci mostrano come agisce un “principe”

Come un governante agisce? Cosa deve fare per conservare lo Stato? 

Niccolò Machiavelli

La serie TV Sky mostra gli eventi successivi alla morte di Giulio Cesare: agitando i delicati intrecci di potere dell’antica Roma, quali protagonisti avranno la meglio? 

Domina

Il figlio adottivo di Giulio Cesare, Gaio Giulio, più conosciuto come Ottaviano Augusto, riuscì a sconfiggere i seguaci della repubblica, tra i quali spicca nella serie Marco Livio Druso, tribuno della plebe e padre di Livia Drusilla, futura moglie dello stesso Augusto. Livia, interpretata da Kasia Smutniak, finisce dunque per sposarsi con il nemico: i due sono legati, oltre che da ragioni politiche, da un sincero sentimento amoroso. Tuttavia, ciò non distoglie la sposa da quello che è il suo obiettivo: far rinascere la repubblica dalle sue ceneri. Ma… 

“Per restaurare la repubblica, dovremo prima distruggerla”.

Così si esprime Livia, che nella serie sarà pronta ad agire con lucidità nelle trame politiche dell’antica Roma, sapendo bene che per raggiungere i suoi obiettivi dovrà spesso essere astuta e persino contraddittoria, anticipando alcuni comportamenti che saranno descritti, molti secoli dopo, da uno scrittore fiorentino di nome Niccolò Machiavelli.

La volpe e il leone

Nel suo Il Principe Machiavelli compie una rivoluzione nel modo di guardare alla politica e soprattutto nel rapporto fra il governo e il potere. Livia Drusilla sembra perfettamente incarnare la descrizione presente nel diciottesimo capitolo: 

“Dovete dunque sapere come ci siano due modi di combattere: l’uno, con le leggi; l’altro, con la forza. Il primo modo appartiene all’uomo, il secondo alle bestie. Ma poiché molte volte il primo modo non basta, si rende necessario ricorrere al secondo”.

É Livia che, nella serie, articola la strategia che porta Augusto al vertice, ma non lo fa aggredendo le strutture esistenti: piuttosto, fa rinunciare il marito alle sue cariche, annunciando al Senato la volontà di restituire a esso ogni suo potere. Ma è lì che i senatori, invece di cogliere la trappola, sentono la necessità di avere un “uomo forte” come lui a proteggere Roma: essi lo acclamano, e gli conferiscono poteri speciali affinché guidi ancora la città. Livia fa agire Augusto in maniera perfettamente legale, ma di fatto è diventato un nuovo tiranno all’interno delle stesse istituzioni repubblicane. Ma, se non basta tutto ciò, e il principe dovrà ricorrere al secondo modo, quello della forza: Livia infatti non esita ad avvelenare il nipote Claudio Marcello, giovane assetato di potere e pronto a succedere ad Augusto:

“Il principe è dunque costretto a saper essere bestia e deve imitare la volpe e il leone”.

Livia interpretata da Kasia Smutniak

Le apparenze

La volpe e il leone sono rispettivamente simboli di astuzia e forza, e il principe dovrà imparare a calarsi nei panni dell’uno e dell’altro. Non solo, egli dovrà essere anche un grande dissimulatore, l’apparenza è fondamentale per perseguire i propri obiettivi: 

“Un principe, dunque, non deve realmente possedere tutte le qualità, ma deve far credere di averle. Oserò anzi dire che, se le ha e le usa sempre, gli sono dannose. Se fa credere di averle, gli sono utili”.

Machiavelli non vuole descrivere la “repubblica ideale”, ma le azioni e gli atteggiamenti che un governante deve adottare per conservare lo Stato: Livia stessa è ammirata e apprezzata per le sua intelligenza da tutti (o quasi), ed è abile a tramare qualcosa e a far apparire esattamente il contrario. Può sembrare un ragionamento freddo e calcolatore, e ci si può immaginare un Machiavelli amante di uno Stato tirannico. Ed è qui che abbiamo una sorpresa: lo scrittore era repubblicano! Sia lui che Livia hanno visto  la repubblica cadere, hanno sofferto (il fiorentino è stato persino torturato) ed entrambi si sono trovati a vivere negli ambienti “nemici”: il primo diventa storico ufficiale di Firenze sotto la dinastia Medici, la seconda compagna di Ottaviano Augusto. 

Le contraddizioni umane

Tuttavia, il punto non verte su quale formazione statale preferiscano i due, sono entrambi personaggi su cui aleggia un velo di ambiguità, a tal punto che lo stesso padre di Livia, in sogno, le dice:

“Non ti sarai segretamente innamorata del tuo potere?”

Il punto è che il principe di Machiavelli e Livia camminano entrambi su un sentiero comune, ed è quello che fa dire alla nobildonna che sarà necessario distruggere la repubblica per farla vivere nuovamente: l’agire politico ha delle leggi proprie che sono svincolate da quelle morali, e deve fare i conti con la “realtà effettuale” delle cose, imbattersi in quelli che il sociologo Max Weber chiamerebbe “i difetti propri della media degli uomini”. Si possono anche delineare gli Stati ideali, è necessario, ma chi agisce politicamente deve sapere che per cambiare le cose deve fare i conti con le contraddizioni che sono proprie delle società umane. Con le parole dello scrittore Giovanni Barbuto, per Machiavelli: 

“La legge nasce non da un decalogo, non da un’ispirazione profetica, non da una concezione teorica, ma dagli stessi “accidenti”, dagli stessi casi della vita umana, nel flusso violento e minaccioso e irrequieto delle vicende umane”.

 

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