La scienza dei Pokémon pt. 3: Porygon e l’evoluzione delle interfacce

Sulla scia delle precedenti puntate de “La scienza dei Pokémon” questa volta sarà il turno di Porygon e della sua linea evolutiva: Porygon2 e PorygonZ. In questa parte si tratteranno solo i primi stadi, per coerenza di argomento trattato. Partiamo con ordine e vediamo cosa c’entra la scienza con Porygon.

Porygon: il primo Pokémon creato artificialmente

Senza dubbio, tutti, anche quelli nati negli anni ’90, conosceranno questo Pokémon: la sua peculiarità è quella di essere in grado di diventare “digitale“, cioè citando il pokédex delle versioni Rubino e Zaffiro “è in grado di regredire ai suoi codici di programmazione originari ed entrare nel ciberspazio.” Ora, questa cosa nella realtà è impossibile, ma è importante per capire la natura che i programmatori di Game Freak (la software house dietro al brand Pokémon) abbiano voluto dare al mostriciattolo tascabile. Aggiungono anche, nei vari Pokédex, che Porygon è in grado di fare solo movimenti programmati. Inoltre sono da notare le forme i colori: le forme sono squadrate e i colori sono molto tenui. Questo dettaglio sarà utile più avanti.

Porygon2: l’upgrade di Porygon

Nei giochi di seconda generazione Oro e Argento Porygon è diventato in grado di evolversi in Porygon2, tramite uno strumento chiamato “upgrade“. Chiaramente si tratta di un aggiornamento software. Interessante notare come il Pokédex dica che Porygon2 sia “dotato di un’intelligenza che gli consente d’imparare nuove abilità ed emozioni“, citando il Pokédex di Smeraldo. Insomma quelli di Game Freak hanno strizzato l’occhio all’intelligenza artificiale (trattata nell’articolo “L’intelligenza artificiale non ci ruberà il lavoro: i motivi spiegati a Talks about tomorrow”) di cui se ne parlava già a fine del ‘900 ma che è diventata un tecnologia sempre più comune solo negli ultimi anni. C’è da notare anche il fatto che Porygon2 sia uno dei pochissimi Pokémon a diventare più piccolo e leggero evolvendosi: questo è probabilmente un riferimento al fatto che i software diventano sempre più ottimizzati e snelli. Inoltre pure i computer su cui girano diventano più leggeri e piccoli.

Infine notiamo il design dell’upgrade di Porygon: linee molto più morbide e colori molto più accesi.

Porygon come storia delle interfacce software

Guardando i design dei due Pokémon è innegabile che l’ispirazione di Porygon venga dall’evoluzione delle interfacce software che tutti utilizziamo. Basti pensare, quelli non troppo giovani lo sapranno di sicuro, gli altri possono guardare le immagini, all’evoluzione tra gli anni ’90 e i primi anni 2000 del desktop di Windows, il sistema operativo più usato al mondo.

Senza dubbio l’evoluzione del mostriciattolo tascabile è ispirata allo stesso cambio che si è potuto vedere tra Windows 97 e XP.

Ma perché le interfacce sono così importanti?

UML e Interfacce

Le interfacce costituiscono uno dei tre oggetti principali, insieme a procedure e entità, nell’UML (Unified Modeling Language). UML è un linguaggio di modellizzazione che consente di creare dei modelli, appunto, della realtà per poi trasporli in software. Risulta utilissimo quando si devono informatizzare dei processi, ad esempio.

Alle interfacce va prestata particolare attenzione perché sono quelle che poi andranno a contatto diretto con l’utente. Risulta quindi essenziale che siano “tarate” sull’utente finale. In generale, se si stanno progettando interfacce per un pubblico non informatizzato, cioè che non è esperto devono essere estremamente “user friendly“, cioè devono rispettare dei criteri che permettono all’utente di non sentirsi perso o spaesato.

In particolare una buona interfaccia deve essere:

  • Semplice, cioè deve essere comprensibile.
  • Gradevole, deve quindi essere esteticamente accettata.
  • Usabile, deve essere comoda.
  • Navigabile e flessibile, deve permettere all’utente di girare ovunque all’interno del software e potergli permettere di spostarsi ovunque rapidamente.
Desktop su Windows XP
Desktop su Windows 97

 

Confrontando per esempio le interfacce del desktop di XP e windows 97 è facile notare come il colore grigio, le icone squadrate e piccole, il font asciutto possano destabilizzare un utente molto inesperto. Tutto questo è riscontrabile in Porygon2, quale ha colori più sgargianti e linee più smussate, quasi più naturali, rispetto alla sua versione precedente.

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