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La scienza aiuta l’arte: sarà di nuovo possibile esporre al pubblico l’Urlo di Munch

La scienza aiuta l’arte: sarà di nuovo possibile esporre al pubblico l’Urlo di Munch

L’urlo di Edvard Munch è uno tra i più famosi dipinti di fine diciannovesimo secolo. A causa di vari furti subiti, tra cui il più recente nel 2004, il dipinto ne è uscito danneggiato e compromesso ragion per cui non è stato più possibile esporlo. Grazie però ad un recente studio spettroscopico è ora nuovamente possibile mostrarlo nei musei. 

L’urlo sottoposto ad analisi spettroscopica (focus.it)

Un team di ricercatori coordinato dall’italiana Costanza Milani è riuscito a capire quale fosse l’agente responsabile della degradazione dei colori del dipinto. Attraverso alcune tecniche spettroscopiche innovative, si è scoperto che l’umidità e quindi l’acqua degrada il colore giallo di cadmio, provocando quindi la perdita progressiva della colorazione. Una scoperta affascinante visto che fin’ora si credeva fosse la luce ciò che inficiava la conservazione dei dipinti.

Immagine degli spettri ottenuti analizzando la composizione dei pigmenti colorati delle nuvole contenute nel dipinto (advances.sciencemag.org)

Il dipinto: storia e restauro

L’urlo di Munch non è solo un dipinto, bensì ci sono tre versioni di esso distinte da una tonalità di colori differente per ogni dipinto. Le varie versioni del dipinto sono distribuite in più musei quale per esempio la Galleria nazionale di OsloQuesti quadri sono stati oggetto di vari furti che ne hanno inficiato il loro valore. Come racconta la rivista Focus, una delle versioni contenute nella galleria nazionale di Oslo era stata rubata nel 2004 per poi essere stata trovata nel 2006 in condizioni abbastanza critiche poiché, durante il furto e il successivo occultamento, il dipinto non è stato trattato in modo consono e quindi è stato danneggiato pesantemente. Motivo per cui purtroppo, una volta ritrovato, non è più stato possibile esporlo al pubblico se non in rarissime occasioni. A questo punto sono partiti vari progetti sostenuti da molti ricercatori che hanno studiato il dipinto ed i pigmenti che compongono i vari colori per provare a capire quale fosse il fattore responsabile della degradazione avvenuta. Ci sono voluti molti anni e sono state adoperate tecnologie all’avanguardia e molto moderne per capire che la luce in realtà non ha un effetto così negativo sui dipinti d’epoca quanto invece ne può avere l’umidità.

Lo studio

Secondo la rivista scientifica Science Advances, la ricerca si è in gran parte focalizzata sullo studio approfondito della chimica del solfuro di cadmio. Esso ha una formula bruta pari a CdS e si origina, sotto forma di precipitato, attraverso la reazione dell‘ossido di cadmio con acido solfidrico come segue:

CdO + H2S → CdS↓ + H2O

Munch lo usa nei suoi dipinti come componente delle sue pitture poiché avendo una tonalità giallo sgargiante dona alla miscela un colore pieno. Si è potuto notare, sin dall’inizio degli studi, che la sua degradazione comportava appunto la perdita del colore giallo ma non si era capito per quale motivo. Possiamo dire che ciò che rovina il dipinto è una reazione di ossidazione del solfuro di cadmio dovuta a vari fattori quali per esempio atomi cloro mobili sulla superficie del dipinto. Può inoltre avvenire una migrazione di molecole di acqua o una loro ricristallizzazione con formazione inoltre di solfati di cadmio. Insomma, grazie alla spettroscopia si è riusciti a smascherare l’agente responsabile di tutto questo: l’umidità. Grazie a questa scoperta quindi si potrà nuovamente ammirare dal vivo il dipinto di Munch poiché verrà regolata l’umidità della sala che ospita il quadro, in modo tale da mantenerlo in condizioni ideali per la sua conservazione.

La spettroscopia

La tecnica utilizzata per analizzare il dipinto e quindi i componenti microscopici del colore è appunto la spettroscopia. Ma che cos’è? Essa nasce nella seconda metà del 1800 quando si scoprì che, se faccio passare un fascio di luce bianca attraverso un prisma, esso si separa in più fasci di luce colorata. Questi fasci però presentavano delle linee nere le quali sono dovute al fatto che alcune molecole presenti nell’aria assorbono determinate frazioni di luce. Si arriva quindi a poter dire che la spettroscopia spiega come avviene l’interazione tra la luce e le molecole colpite da essa. Cosa ci consente quindi di fare? È possibile determinare quali molecole sono presenti in un qualsiasi campione attraverso l’irraggiamento di esso con una determinata radiazione, si potrà quindi osservare che alcune frazioni di quella radiazione verranno assorbite da certe molecole. Le frazioni della radiazione mancante confermeranno la presenza di determinati composti e si potranno quindi conoscere tutti i componenti del campione in esame e capire al meglio il suo comportamento e le interazioni che potrà eventualmente avere con agenti esterni.

 

 

 

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