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La Rivoluzione russa compie gli anni: le cause e le conseguenze di questo momento storico

Il 25 ottobre 1917 iniziò la scalata al potere da parte dei bolscevichi capitanati da Lenin. Si aprì così una nuova fase storica sulla quale ancora oggi, 113 anni dopo, è interessante indagare cause e conseguenze.

Come ogni rivoluzione, anche quella russa non fu un evento improvviso, bensì il risultato di una serie di fattori che portarono a radicali cambiamenti nell’assetto politico, economico e sociale di un Paese. L’insofferenza del popolo russo e delle sue forze politiche scoppiò definitivamente nel 1917, in un contesto globale caratterizzato dagli eventi e scontri della Grande Guerra, che grande peso ebbe sulla Rivoluzione russa.

Lo scoppio della rivoluzione: le cause, il governo provvisorio e i bolscevichi

Se la rivoluzione russa scoppiò nel 1917 e si realizzò in due diverse fasi, una a febbraio e una ad ottobre, il malcontento del popolo ha radici ben più radicate. La Prima Guerra Mondiale può essere considerata come la cosiddetta “goccia che fa traboccare il vaso”, l’evento che ridusse maggiormente sul lastrico la popolazione russa. Ma alcune delle principali cause vanno ricercate nella grave carestia che investì la Russia già nel corso dell’ultimo decennio dell’Ottocento e nell’assolutismo zarista. La carestia provocò conseguenze gravissime sull’economia e sulla società russa, mentre il secolare dominio degli Zar iniziò ad essere messo in discussione, anche in seguito all’affermazione dei regimi liberali in Occidente. Un primo campanello d’allarme suonò nel 1905, quando i lavoratori insorsero e furono affermati i Soviet, ossia dei consigli come quello dei lavoratori stessi o dei militari. La situazione precipitò definitivamente quando, nel febbraio del 1917, una prima rivoluzione depose lo Zar Nicola II e si instaurò un governo provvisorio, composto da diverse forze politiche e svariati esponenti della società. Un evento tragico come la Grande Guerra portò a tale insurrezione alla quale parteciparono anche operai e militari, ma il nuovo governo decise di proseguire la partecipazione russa al sanguinoso conflitto mondiale. Il malcontento popolare, di conseguenza, non si attenuò e ad approfittarne furono i bolscevichi, che componevano la frangia maggiormente rivoluzionaria della sinistra russa e che si opposero anche ai menscevichi, ossia il fronte più moderato. Con la Rivoluzione d’ottobre si assistette quindi ad un ulteriore ribaltone ai vertici del potere, con i bolscevichi di Lenin che presero in mano la situazione.

Le conseguenze della Rivoluzione russa: la nascita dell’Urss e la dittatura

Mossa fondamentale del nuovo potere bolscevico fu quella di uscire dalla Grande Guerra attraverso il trattato di pace di Brest-Litovsk con la Germania. Facendo propria l’ideologia marxista fondata sul ruolo primario della classe operaia e la dittatura del proletariato, sulla proprietà statale dei mezzi di produzione e sulla equa ripartizione del profitto tra imprenditore e forze operaie, il disegno governativo bolscevico si fondò, inizialmente, sui Soviet. Ben presto, però, il nuovo governo assunse tratti autoritari e centrale divenne il Partito bolscevico, ossia quello comunista, mentre tutti gli altri partiti furono messi fuori legge. Si arrivò così, nel 1924, alla stesura di una nuova Costituzione che sancì definitivamente la nascita dell’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (Urss), nell’ottica di realizzazione di un vero e proprio socialismo mondiale. L’Urss comprendeva, oltre la Russia, altre zone dell’ex Impero zarista, come la Bielorussia e l’Ucraina, con a capo di questo nuovo complesso istituzionale il Congresso dei Soviet.

Altro evento cruciale del 1924 fu l’ascesa di Stalin che dopo la morte di Lenin divenne il capo assoluto del Partito comunista dell’Urss e dell’Urss stessa. Fu proprio con Stalin al comando che si verificò la definitiva svolta autoritaria e la trasformazione in pieno senso dittatoriale del regime bolscevico. Il culto del capo e il cambiamento forzato dell’Urss da “Paese” basato sull’agricoltura a un sistema totalmente industrializzato furono due dei principali capisaldi dell’operato staliniano.

Le conseguenze nel lungo periodo: la polarizzazione del mondo

Il regime dittatoriale di Stalin ebbe quindi il suo evento primordiale nella Rivoluzione russa. Le conseguenze di quest’ultima e dei suoi successivi eventi portarono ad importanti cambiamenti a livello globale. Dopo la fine del secondo conflitto mondiale e per i decenni successivi, si delineò una situazione tra i Paesi dell’Occidente e quelli dell’Oriente che portò ad una polarizzazione del mondo: da un lato, i Paesi dell’Ovest con a capo gli Stati Uniti, che portavano avanti la filosofia capitalistica; dall’altro lato i Paesi dell’Est Europa guidati dall’Urss e dal comunismo. Ci troviamo dinanzi a due blocchi opposti non solo per guida politica, ma anche per strategie economiche e sociali. Tale quadro caratterizzò la situazione globale del secondo dopoguerra con la cosiddetta Guerra Fredda tra il blocco atlantico e quello sovietico e più volte, come in occasione della Guerra di Corea o quella del Vietnam, negli anni ’50 del Novecento, si sfiorò un nuovo conflitto generale.

La rivoluzione russa, in conclusione, può essere considerata come uno degli eventi chiave della storia contemporanea, che portò ad importanti conseguenze che ancora oggi fanno sentire i propri effetti.

 

 

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