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L’ECG a portata di polso: Apple Watch 6 e la frontiera della diagnostica wearable

Tecnologia, semplicità e innovazione: 3 caratteristiche del nuovo Apple Watch Series 6. Tra le novità sempre garantite dalla ’’grande mela’’ l’ECG è sicuramente la principale, il proprio cuore sempre alla portata di mano.

La capacità di registrare un ECG era già presente nel Series 4 ma Apple non si pone limiti e lo migliora ancor di più nel Series 6, uscito il 18 settembre 2020 in Italia. Dai più giovani ai più anziani, questo nuovo strumento biomedico sembra soddisfare tutti i bisogni, ma è sicuro che il piccolo schermo dello smartwatch riproduca lo stesso tracciato elettrocardiografico dell’ospedale o ambulatorio?

La storia che ha prodotto un grande strumento nella medicina di ieri e di oggi: l’ECG

L’elettrocardiogramma è uno strumento clinico importante nella diagnosi di molte patologie del cuore e non solo. L’Ottocento ha dato il via all’ECG che da allora si occupa di diagnosticare cardiopatie, infarto, aritmie ed è un ottimo vettore per la prevenzione della cosiddetta ’’morte improvvisa’’.

Nel 2020 abbiamo altri metodi e tecniche come l’ecografia ma il tracciato elettrocardiografico rimane il sistema con lo sguardo clinico più ampio, è unico e inimitabile.

Il professor Galvani nel 1786 mette in luce il rapporto stretto tra muscolo (in questo caso cardiaco) e attività elettrica. L’idea è molto calzante e viene utilizzata da Waller per definire il concetto-base del cuore in quest’ambito: il muscolo cardiaco è un dipolo elettrico.

Quest’ultimo spiega perchè troviamo cariche elettriche positive e negative, quindi di eguale modulo ma segno opposto e soprattutto come queste diventano fondamentali per gli elettrodi dell’ECG.

Il vero maestro dell’ECG è Einthoven che introduce la prima elettrocardiografia con un sistema di registrazione molto più complesso e accurato.

Come funziona l’ECG?

Il funzionamento e la scrittura del tracciato deriva dal passaggio di corrente prima da un elettrodo all’altro quindi in totale 2, fino ad arrivare allo strumento più moderno che prevede ben 12 derivazioni.

La corrente c’è in ogni parte dell’apparato cardiaco, perchè utilizzare così tanti elettrodi? Per rispondere basti pensare che più aumentano i punti di vista e più lo studio è chiaro.

Così per il cuore, osservare e registrare l’attività elettrica da diverse parti può fornire informazioni utili e un’idea d’insieme. In base a ciò, si otterrà un tracciato in cui si alternano onde molto significative: onda P, Q, R, S, T e U.

Ogni variazione delle caratteristiche delle onde può rappresentare situazioni patologiche o al limite. Ad esempio, l’onda P si verifica quando gli atri sinistro e destro depolarizzano in quanto l’impulso elettrico che origina dal nodo seno-atriale del cuore si sta propagando via via ai fini dell’attività cardiaca complessiva.

Si può avere un’onda P mitralica cioè allungata rispetto alla situazione fisiologica e questo indica un allargamento dell’atrio sinistro quindi una condizione patologica. In particolare, si ha un malfunzionamento della valvola che non consente il giusto passaggio di sangue dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro, quanto piuttosto un reflusso.

Anziché guardare i particolari cioè le onde, si possono avere informazioni anche in generale cioè il tracciato nella sua interezza. Con un’opportuna formula si può ricavare la variazione della frequenza cardiaca cioè il numero di battiti al minuto.

La distanza ravvicinata tra i cicli cardiaci è segno di tachicardia (FC > 100 bpm) mentre la distanza elevata riflette una bradicardia (<60 bpm), una normofrequenza, quindi, si attesta tra i 70 e 100 bpm. Bisogna comunque tenere in considerazione che valori superiori o inferiori a questo range non sono sempre segni patologici, anzi spesso riflettono parametri assolutamente fisiologici.

Ad esempio, un atleta che pratica sport agonistico ha valori di FC sempre bassi perchè si allena con costanza e il suo cuore si adatta a questa condizione.

Apple Watch series, l’orologio amico della tua salute

Dopo ben 5 modelli, il sesto è tutt’altro che scontato: il marchio Apple rimane sempre in testa. Apple Watch series 6 è un orologio digitale che conta oltre 200 funzioni, utilizzabili solo con un semplice click.

Dai percorsi prestabiliti alle modalità di allenamento personalizzabili: il fitness sempre a portata di mano oltre che di polso.

Apple ha inoltre migliorato il sensore basato su 4 LED per rilevare la saturazione dell’ossigeno cioè ti informa costantemente dei livelli di ossigeno nel sangue. Ha introdotto anche il display Retina always-on che consente allo smartwatch di esser ancora più luminoso alla luce del sole senza dover sollevare il braccio.

Oltre le nuove funzioni, il Series 6 mantiene e perfeziona quelle di base come la gestione del sonno, quindi il ritmo sonno-veglia, centro importante del nostro ipotalamo.

La misurazione della frequenza cardiaca è integrata in una new entry dell’orologio: l’ECG in 30 secondi. L’Apple watch, sfrutta l’unica derivazione disponibile, ovvero quella del polso, per disegnare il tracciato elettrocardiografico.

Ricordiamo, però, che l’ECG più moderno e quindi più ’’innovativo’’ ne richiede altre 11 di derivazioni, lo smartwatch quindi non è attendibile?

La risposta secca del professor Ventra, cardiologo italiano è << “No, probabilmente l’unico elettrodo utilizzato dal nuovo Watch non può fornire una diagnosi elettrocardiografica completa. Per poterla ottenere è necessario avere a disposizione dodici canali, quindi dodici elettrodi”>>.

Questo non significa che il series 6 non sia assolutamente utile sotto questa punto di vista ma che non sia al 100% efficace e attendibile. Il tracciato elettrocardiografico c’è ma sarà grossolano in quanto deriva da un unico punto e non da dodici. Non è preciso ma esiste comunque e ha un’utilità.

Infatti, se il tracciato mostra delle anomalie di dimensioni d’onda oppure di ritmicità può esser un campanello d’allarme per altro e da qui viene consultato lo specialista. Quindi non è il soggetto che ha l’orologio a fare un’auto-diagnosi bensì il medico dopo questi risultati inattesi.

Con opportuni e più ampi accertamenti si andrà a vedere se effettivamente è presente una patologia dell’apparato cardiovascolare oppure se è stato solo un falso allarme dello strumento apple.

L’apple series 6 può esser uno strumento di diagnosi non diretta bensì indiretta; diventa un piccolo rilevatore capace di tenerci sempre aggiornati.

Chissà se nei prossimi anni l’innovazione Apple arriverà a elaborare e produrre uno strumento simile ma a 12 derivazioni, che ci consenta addirittura di non consultare lo specialista.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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