Esistono i miracoli? David Hume e “Una settimana da Dio” ci dicono dove cercarli

Cos’è un miracolo? Si possono trovare prove che ne sia accaduto almeno uno? 

Il filosofo David Hume

Un miracolo è considerato un evento capace di raggirare le leggi di natura, un gesto che ha del meraviglioso, compiuto da una figura ritenuta santa o scelta da Dio stesso. Ma si possono trovare testimonianze di miracoli oggi?

Un vantaggio da Dio 

Bruce Nolan, interpretato da Jim Carrey e protagonista de Una settimana da Dio, è un giornalista di un emittente locale di Buffalo perseguitato da continue delusioni lavorative: non solo non riesce a raggiungere il ruolo dei suoi sogni, quello di anchorman, ma dopo una scenata perde persino il posto di lavoro, e comincia a sfogare la sua rabbia contro Dio stesso, prendendosela con lui perché potrebbe risolvergli la vita “in cinque minuti” e invece non lo fa. Insomma, Bruce sta chiedendo un vero e proprio miracolo, e in un certo senso questo accade quando è proprio l’Onnipotente in persona a fargli visita, interpretato dal grande Morgan Freeman, conferendogli i suoi poteri per una settimana, in modo da metterlo nei suoi panni. Bruce allora usa i suoi vantaggi riuscendo a ottenere il lavoro dei suoi sogni, e comincia a compiere alcuni piccoli miracoli come controllare il movimento dell’acqua, far levitare gli oggetti, e far uscire degli animali dai posti più improbabili. Ma se noi raccontassimo questa storia al filosofo David Hume, ci crederebbe? Quanto sarebbe disposto ad ammettere l’esistenza di questi miracoli? Egli ci risponderebbe così: 

“Quando uno mi dice che ha visto un uomo morto restituito alla vita, io considero immediatamente in me stesso quale delle due cose sia più probabile, che questa persona mi inganni, oppure che il fatto stesso che mi riferisce sia realmente accaduto.”

Il gioco delle probabilità

Hume, nella decima sezione del suo Ricerca sull’intelletto umano, non ci risponde che i miracoli siano impossibili, ma è disposto ad affrontare razionalmente la cosa, cercando di capire se sia possibile vedere un giorno un Bruce Nolan qualsiasi che fa volare gli oggetti. Egli ci dice che non c’è una testimonianza sufficiente a stabilire un miracolo, a meno che la testimonianza non sia tale che la sua falsità sarebbe ancora più miracolosa del fatto stesso che cerca di raccontare. Hume ci chiede di fare un gioco di probabilità: è più probabile che sia accaduto un miracolo o che la persona che mi riferisce il fatto stia mentendo? Se fosse più raro dell’accaduto che ci sta riferendo il fatto che questa persona sia bugiarda, allora e soltanto allora potremmo cominciare a credere all’esistenza del miracolo di cui ci sta parlando. Come si può intuire, è molto difficile trovare qualcuno talmente sincero da non farci dubitare almeno un po’ se ci riferisse la storia di Bruce.

 Hume dice che non c’è modo di trovare nella storia un miracolo affermato da un numero sufficiente di uomini di buon senso e alta educazione, poiché la maggior parte di queste storie provengono da tempi remoti e civiltà piuttosto barbare, nelle quali era facile eccitare la nostra passione per il sorprendente o il meraviglioso. Egli crede che gli uomini abbiano una naturale predisposizione a credere agli avvenimenti fantastici, provocano una emozione gradevole, sconvolgono la nostra realtà. Ma sfortunatamente, Hume ci ricorda che un miracolo è per definizione una violazione delle leggi di natura, e nella nostra esperienza abbiamo visto come esse siano costanti e immutabili, e prima di credere a qualsiasi evento miracoloso dobbiamo ricordarci che nella nostra vita ogni giorno le leggi si confermano in continuazione, e che non dobbiamo tradire le prove che ci da l’esperienza quotidianamente perché un giornalista di Buffalo dice di avere dei poteri miracolosi. 

Bruce divide una minestra con i propri poteri

Sii il tuo miracolo

Hume aggiunge ancora un altro argomento contro l’esistenza dei miracoli: questi sono usati a conferma di una determinata religione, come prove della veridicità di una religione a discapito di un’altra. Se un miracolo prova che una dottrina è rivelata da Dio, non ci dovrebbe essere un miracolo a favore di un’altra religione, perché non possono coincidere le une con le altre. Eppure ogni religione ha alla sua base storie di prodigi e miracoli a fondamento della propria dottrina, e il fatto che esistano prove diverse a favore di credi differenti contraddice i miracoli gli uni con gli altri. Secondo quanto detto finora, ci resta poco spazio per credere all’esistenza dei miracoli, ma Una settimana da Dio ci da un’altra chiave di lettura. Queste sono le parole che Dio rivolge al nostro protagonista Bruce Nolan in una scena del film: 

“Una madre sola che deve fare due lavori e che trova il tempo per accompagnare il figlio a scuola calcio, quello sì che è un miracolo! Un adolescente che dice no alla droga e sì all’istruzione, questo è un miracolo.”

Capiamo che il gesto che fa Bruce di dividere la minestra a metà (come Mosè fece con le acque) non è un miracolo, ma un trucchetto, un gesto che crea stupore ma fine a se stesso, i veri miracoli si nascondono in altro. Dio continua:

“Le persone vogliono che faccia tutto io, non si rendono conto che sono loro ad avere il potere. Vuoi vedere un miracolo figliolo? Sii il tuo miracolo.”

Il miracolo non sta nell’aspettare che Dio intervenga nella nostra vita e ci regali ciò che desideriamo, ma nel prendere in mano la nostra vita in modo da raggiungerlo noi stessi. I miracoli, dunque, esistono eccome, e sono più spettacolari di quelli che ci immaginavamo. E il bello di questa visione delle cose è che può essere accettata sia da un fervente cristiano che da un ateo agguerrito come Hume, e anche questo è un vero e proprio miracolo. 

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