La “rivolta dei capelli” in Iran: la canzone “Baraye…” diventa un Inno alla libertà

«Per mia sorella, tua sorella, le nostre sorelle, per il desiderio di una vita normale, per le lacrime che non finiscono mai». 

Fonte: https://www.ilpost.it/2022/09/25/proteste-iran-femminismo-islamico/?amp=1

Dalla morte di Masha Amini lo scorso 16 settembre, in Iran le rivolte infiammano le strade. L’arresto, le percosse e il conseguente decesso della 22enne curda hanno trovato “giustificazione” nel mancato rispetto dell’obbligo di indossare correttamente l’hijab, regola imposta da quel 1979. 

La “rivolta dei capelli” in Iran

Migliaia di manifestanti, di cui soprattutto donne, stanno dando un chiaro segno di volontà di emancipazione. Marciano fiere contro pistole e manganelli con la testa scoperta, i veli vengono bruciati, le catene di una tradizione imposta a rompersi.

Si lotta anche indirettamente facendo uso delle proprie doti pur di sostenere la causa, è il caso del cantante iraniano Shervin Hajipour. Con grande capacità e profondità, l’artista ha inciso una canzone creata da un collage di tweet in commento alla vicenda, dando vita a un Inno di protesta. “Baraye…”, questo il titolo della traccia incriminata che ha causato il suo arresto appena il giorno seguente la sua pubblicazione sui social.  

In soli pochi giorni il video è diventato virale, intonato durante le rivolte a Teheran, Londra, Toronto, Francoforte, Milano…; pezzo che unisce in tutto il mondo la comunità iraniana e non solo. “Baraye…”, tradotto “Per…”, canta un sogno di libertà, di una ricerca del giusto, canta l’emancipazione delle donne tutte:

«Per mia sorella, tua sorella, le nostre sorelle, per il desiderio di una vita normale, per le lacrime che non finiscono mai»

“Bella Ciao”: Inno internazionale della Resistenza

“Bella ciao” è il brano italiano più ascoltato e cantato di sempre, ancora di più di “O’ sole mio” o “Volare”. I valori che trasmette sono universali, vanno oltre le barriere geografiche, religiose e culturali. Divenuta fenomeno mondiale dal punto di vista mediatico con la serie TV Netflix “La casa di carta”, ben presto si è trasformata in un Inno della Resistenza che risuona ovunque.

Le rivolte in Iran di questi giorni hanno fatto proprio il canto popolare italiano, traducendola in Farsi e reinterpretandola senza velo. Il messaggio è forte, la mancanza dell’hijab in connessione con le intenzioni libertarie di “Bella ciao” è un affronto diretto a un regime di repressione che si trova adesso in stato di crisi. 

E pensando a Masha Amini e alle altre numerose donne uccise in questi giorni dalla polizia religiosa, non possono non tornare in mente i versi finali del testo:

«È questo il fiore del partigiano

Morto per la libertà»

 

Il bisogno della musica

Che sia in Italia durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, oppure oggi in Iran e chissà quanti altri casi, la musica ha sempre avuto un ruolo particolare. Ha svolto il suo compito da collante sociale, da voce dei popoli, la capacità di unire persone dagli stessi ideali va oltre il concetto stesso di musica. 

«La musica oltrepassa le idee, lo ignora, in un certo modo potrebbe continuare ad esistere anche se il mondo non esistesse più…»

Queste le parole di Schopenhauer, protagonista di spicco del Romanticismo tedesco, vicino a temi quali la concettualizzazione della musica. Il linguaggio musicale va oltre la materialità, supera spazio e tempo, è quel punto primordiale da cui trae origini l’ispirazione umana. Nietzsche era dell’idea che fosse espressione dello spirito dionisiaco, del tutto scevro da ogni immagine in quanto possiede intrinsecamente una forte capacità di comunicazione. Non è un caso se i frangenti nel quale nascono testi di un certo valore siano attribuibili a fasi di dolore, talvolta di rivolta o di guerra

L’Iran ne ha dato una prova incontrovertibile. Come se ci fosse una sorta di legge del contrappasso, da una repressione è nato un Inno alla libertà. Da decenni di buio regime si intravede uno spiraglio di luce, di rivalsa di un paese dalle cui ceneri ritornerà ad avere vita propria.

 

«برای زن، زندگی، آزادی    Per donne, vita, libertà

برای آزادی                           per la libertà

برای آزادی                           per la libertà

برای آزادی                           per la libertà»

Fonte: https://luce.lanazione.it/attualita/protesta-iran-donna-repressione/amp/

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