La riforma Cartabia sulla giustizia passa alla Camera: vediamo di cosa si tratta

Una serie di provvedimenti che alleggeriscono i tempi dei processi. Ma anche uno strumento che dà più responsabilità al governo, in ambito disciplinare.

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La tanto attesa riforma sulla giustizia è arrivata. Gli standard europei sui processi sembrano non essere più un miraggio. Tuttavia, come una lama a doppio taglio, si cerca di far passare la riforma come una specie di lasciapassare per i procedimenti giudiziari.

Che cos’è la riforma Cartabia in breve?

La riforma sulla giustizia, voluta dalla ministra Marta Cartabia, può avere diverse finalità, se letta per intero. Ciononostante, essa è finalizzata alla riduzione del -25% sui tempi dei processi giudiziari, e sulle tutele degli imputati e delle vittime. In quest’ultimo punto, si nota infatti come si introduce l’improcedibilità della causa, salvo per i reati puniti con l’ergastolo. Oppure alle proroghe aggiuntive per i reati a stampo mafioso e terrorismo, illimitate fino al 31 dicembre del 2024, sempre con consenso del giudice che ne attesti le prove. I tempi di queste proroghe però, sono paralleli per l’appunto, a quelli dell’improcedibilità della causa. I termini di questi ultimi si definiscono tali dopo 3 anni in Appello oppure un anno e 6 mesi in Cassazione. Mentre per quanto riguardano i prolungamenti dei processi, dopo il quinto anno si possono chiedere massimo 2 proroghe, e tutte su iniziativa del giudice.
Le aggravanti non faranno altro che aumentare il numero di proroghe, fino a 3 all’anno (1 per il reato contestato, più 2 ulteriori). In tutto questo però, i tempi dei processi saranno notevolmente più calmierati, risultando quindi più velocizzati tanto in questa fase, quanto in quella di preparazione della sentenza.

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I pro della riforma: la salvaguardia delle parti giuridiche

La riforma Cartabia, come tutti gli ordini presentati al Parlamento, ha incontrato i suoi sostenitori e i suoi detrattori. Certo, una normativa che presenta 396 favorevoli su 453 votanti non deve aver avuto tantissimi ostacoli da superare. Di solito, un iter con questo verdetto deve aver messo d’accordo quasi tutta la maggioranza. Anche se nel nostro Parlamento, la parola “maggioranza” è spesso sinonimo di tensioni e spaccature all’interno dell’aula. E sì, è successo anche durante il passaggio alla Camera della riforma.
Ma tornando ai punti cluo, ciò per cui si è trovato un accordo piuttosto risicato riguarda la già citata tempestività dell’udienza, breve ma con controlli stringenti. Il limite imposto per il 2024, per quanto riguardano i processi di reati gravi, e l’aggiunzione degli anni di proroga, sembra dare un nuovo metodo di sviluppo processuale che tanto mancava in Italia.
Le tutele poi di cui si esplicitano negli articoli riguardano il diritto all’oblio, alla privacy (nei casi richiesti, ovviamente) e all’incolumità. La sinistra potrebbe ringraziare.

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Tra le riforme attuate, c’è anche quella della creazione di circa 20mila posti in più, destinati agli uffici giudiziari.

I contro della riforma: un privilegio per i mafiosi?

Nulla però sembra ancora mettere d’accordo totalmente le parti governative. Tra i contrari alla riforma, Lega e Fratelli d’Italia sono quelli dove il numero dei parlamentari è il più alto. I 57 contrari e i 3 astenuti infatti provengono quasi tutti da quelle file (rispettivamente 26 e 23). Le motivazioni sono disparate, come succede spesso, ma mettono d’accordo tutti sui procedimenti utilizzati nei confronti di malavita e terrorismo. I criteri secondo loro “illogici” della riforma, andranno ad agevolare le udienze a chi si macchia di crimini del genere. In particolare, si critica anche il fatto che si andranno a creare delle “sacche di impunità” verso chi presenta dei capi di accusa di notevole spessore giuridico.
A tal proposito, l’ex-Guardasigilli Alfonso Bonafede ha accusato:

“Si vuol far l’idea che l’esecutivo Draghi, in fretta e furia e sollecitato dall’Europa, ha scritto una riforma del processo penale nuova, lontana anni luce da quello che era stato fatto nel Conte II, e che addirittura lo cancella completamente. Niente di più falso”

In effetti, non basta molto per capire che in realtà la riforma Cartabia sembra essere una “copia-carbone estrosa” della riforma Bonafede. Un concetto già passato in più formule, e che lo stesso Bonafede, un po’ a sorpresa, approva.
Dall’altro canto, la popolana Giorgia Meloni, ad inizio luglio sollevava alcuni dubbi riguardo la riforma della giustizia:

“Ci sono sicuramente elementi interessanti come i tempi certi per le indagini preliminari ma c’è anche una grande sconfitta sul tema della prescrizione. Dopodiché da partito serio quale siamo aspettiamo di leggere i testi prima di dare un giudizio definitivo”

Ciononostante, chi sembra davvero essere andato contro, è stato o messo alla berlina (come successo nel M5S) o rappresentato da una minoranza esigua. Seguiranno svolgimenti piuttosto interessanti, dove vedremo alcuni deputati incazzarsi seriamente.

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