La ricerca di extraterrestri è inestinguibile: dalla filosofia al pianeta Krypton

La storia della filosofia si è interrogata fin dagli esordi sulla possibilità di pianeti abitati, fino a influenzare serie come Smallville.

Clark Kent è descritto in Smallville con tutte le sue capacità e debolezze: umano nella sensibilità e negli affetti, dimostra tuttavia tratti alieni nelle sue abilità fisiche. Rappresenta così il suo pianeta natale: più evoluto della Terra ma con simili difficoltà.

Krypton è il pianeta della distopia tecnologica

In quanti di noi conoscono la storia di Superman? Credo che quasi tutti alzerebbero la mano per questo supereroe. E probabilmente lo stesso risultato si avrà se la richiesta sarà quella di verificare in quanti l’abbiano appresa attraverso il telefilm Smallville. A tante ragazze è successo di infatuarsi di Clark Kent, il ragazzo sbarcato sulla Terra con un’astronave in tenera età, trovato in un campo dai signori Kent che lo hanno accudito come fosse un figlio, ignorando per molto temo la sua reale provenienza. Durante l’adolescenza Clark sviluppa poteri come la forza sovrumana, l’ipervelocità e lo sguardo inceneritore, che dimostrano la sua origine aliena ma che provocano nello stesso protagonista una sana sete di conoscenza riguardo al suo passato e al pianeta da cui è fuggito: Krypton. Riesce in parte a trovare alcune risposte entrando in contatto con suo padre naturale, Jor-El, un eminente scienziato kryptoniano, rappresentante di una specie intellettualmente e tecnologicamente più evoluta di quella terrestre, tuttavia quasi estinta a causa dei crimini del Generale Zod. Le conoscenze che Clark ricava riguardo al suo pianeta natale gli provengono da alcuni particolari incontri nel corso delle stagioni, ma soprattutto dai colloqui con le memorie e la coscienza di Jor-El, trattenute dentro un cristallo. Da frammenti sparsi si arriva alla conclusione che il pianeta Krypton fu sul punto del collasso a causa della modificazione del suo nucleo per la scoperta di nuove fonti di energia e all’orlo di un colpo di stato promosso dal Generale Zod. Se ne deduce un quadro rappresentante una civiltà aliena molto sviluppata a livello tecnologico ma ingabbiata in un rapporto instabile con l’ambiente che porterà alla sua stessa distruzione.

La tesi della pluralità dei mondi sottende quella di vite extraterrestri

Fin dall’antichità l’uomo ha alzato il naso per interrogare e studiare gli astri, non solo per la curiosità di scoprire i limiti di un insieme che ci contiene ma anche per comprendere il ruolo della Terra e il suo funzionamento in tale sistema. Guardando i meccanismi che regolano la natura, ci si è chiesti se quelli che permettono i movimenti nel cielo rispondano alle stesse leggi. Anassagora, a proposito della Luna, si domandava se essa potesse ospitare la vita di esseri simili a noi: se la Terra è formata da un ammasso di semi che spinti dall’intelligenza cosmica si uniscono a formare un pianeta con la vita, cosa ci dice che essi non abbiano potuto raggrupparsi in altri pianeti, magari abitati? In questi termini si radica quella che viene definita la riflessione sulla pluralità dei mondi. Nonostante ci siano stati ulteriori importanti sostenitori nel mondo antico, nel cui novero sono presenti i nomi di Talete, Anassimandro e alcuni atomisti come Leucippo, Democrito ed Epicuro, la concezione che risulta vincente nel corso del Medioevo è quella dei grandi Aristotele e Platone. Questi sono a favore dell’unicità della Terra, contro l’esistenza di altri mondi. In questo modo veniva scongiurata per i futuri secoli la possibilità di pensare ad altri pianeti abitati, anche se in un frammento del Fedone, Platone dichiara di rappresentare assieme agli altri uomini solamente una specie di forma di vita intelligente, immaginando un luogo in cui vivano esseri in contatto diretto con la divinità, a noi ignoti perché non li abbiamo mai potuti osservare. Durante i cosiddetti Secoli bui, la riflessione filosofica andava a braccetto con quella cristiana, e nonostante il dichiarato primato dell’uomo, timidamente alcune voci si alzarono a favore della possibile esistenza di vita extraterrestre: da Alberto Magno e il suo allievo Tommaso d’Aquino, Nicola Cusano, fino all’attacco contro il geocentrismo, che apriva la strada ad una rinnovata ammissione di pluralità di mondi.

Le ricerche su indizi di vita aliena sono imperiture

L’invenzione del telescopio permise di osservare la moltitudine di stelle che poteva rappresentare un’altrettanta quantità di sistemi solari simili al nostro, all’interno dei quali era plausibile concedere la probabilità dell’esistenza di altre forme di vita. Su questa linea si posero i seguaci di Copernico e Keplero, il quale scrisse nel 1609 un racconto fantascientifico a proposito di un viaggio verso la Luna grazie all’aiuto di alcuni demoni capaci di compiere abitualmente tale cammino tra “pianeti” diversi. L’intuizione di Giordano Bruno è quella che potrebbe appartenere a ognuno del nostro tempo: egli postula l’esistenza di un universo infinito comprendente diverse stelle, ciascuna con il proprio sistema e con pianeti possibilmente abitabili. La sua condanna al rogo nel 1600 inaugurò un secolo ricco di scoperte astronomiche che ingenerarono una riflessione anche teologica sulla pluralità dei mondi. Filosofi come John Locke e Kant sostennero tale concezione, ma fu solo con l’astronomo Camille Flammarion che il discorso su vite extraterrestri si tramutò in discorso su esseri alieni completamente diversi dai terrestri, per i quali un rapporto analogico non poteva bastare. “Se fosse possibile assodare la questione mediante una qualche esperienza, io sarei pronto a scommettere tutti i miei averi, che almeno in uno dei pianeti che noi vediamo vi siano degli abitanti. Secondo me, perciò, il fatto che anche in altri mondi vi siano abitanti non è semplicemente oggetto di opinione, bensì di una salda fede (sull’esattezza di tale credenza, io arrischierei infatti molti vantaggi della vita).” (Immanuel Kant, Critica della ragione pura, Riga 1787 (1a ed. 1781)). La riflessione di filosofia naturale nei tempi successivi diventa indagine scientifica, senza tuttavia saper rinunciare alle domande esistenziali che la possibilità di vita aliena solleva. “Come si spiega dunque la mancanza di visitatori extraterrestri? È possibile che là, tra le stelle, vi sia una specie progredita che sa che esistiamo, ma ci lascia cuocere nel nostro brodo primitivo. Però è difficile che abbia tanti riguardi verso una forma di vita inferiore: forse che noi ci preoccupiamo di quanti insetti o lombrichi schiacciamo sotto i piedi? […] Lo scenario futuro non somiglierà a quello consolante definito da Star Treck, di un universo popolato da molte specie di umanoidi, con una scienza ed una tecnologia avanzate ma fondamentalmente statiche. Credo che invece saremo soli e che incrementeremo molto, e molto in fretta, la complessità biologica ed elettronica.” (Stephen Hawking, L’universo in un guscio di noce, Milano 2010 (ed. originale 2001)).

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