Il fascino della beat generation: da Kerouac ad “Across the Universe”

Gli anni Sessanta sono molto popolari nella cultura di massa, e ne è certamente colpevole il fascino della “beat generation”, quel movimento giovanile statunitense protagonista del musical “Across the Universe”.

Nella pellicola i personaggi sperimentano le tipiche attività della beat generation: l’assunzione delle droghe, la pratica dell’amore libero e le manifestazioni contro la guerra in Vietnam. Il tutto raccontato attraverso il re-make delle iconiche canzoni dei Beatles.

I “Sixties” raccontati dai personaggi del musical

“Across the Universe” (2007) è la storia di Jude, un operaio inglese, che parte per gli Stati Uniti alla ricerca di suo padre, che conoscerà a Princeton, dove egli lavora. Qui farà amicizia con Max, universitario bello ma scapestrato, col quale si trasferirà a New York. In un’atmosfera pienamente vintage, psichedelica e affascinante, i due ragazzi condurranno uno stile di vita degno degli hippie di un tempo, tra rock, amore libero e manifestazioni contro la guerra in Vietnam. La vita di Jude prenderà, però, una piega inaspettata quando conoscerà Lucy, ingenua e attraente sorella di Max, con cui avrà un’appassionante storia d’amore. Così, la regista Julie Taymor ci fa immergere nell’America degli anni Sessanta, raccontandoci una love story avvincente e trascinante. Ancora, il film sembra toccare ampiamente ogni argomento di attualità del tempo: il razzismo del tempo, accentuato dalla visione in TV del discorso “I have a dream” di Martin Luther King, la pratica dell’amore libero, senza porre differenze di alcun tipo, la sperimentazione delle droghe, infine la guerra in Vietnam e le conseguenti manifestazioni dei radicali contro di essa.

Uncle Sam canta “I want you” ai soldati americani: la guerra tra USA e Vietnam in “Across the Universe”

La guerra in Vietnam è tutt’ora ricordata come simbolo di un conflitto ingiusto e brutale. La guerra iniziò nel 1960 e vide scontrarsi due fazioni opposte del Vietnam: da una parte il Sud, guidato dal dittatore cattolico Diem, sostenuto in seguito dagli Stati Uniti; e dall’altra parte il Nord, guidato da Ho Chi Min, che voleva instaurare un regime comunista in tutto il paese, sostenuto da URSS e Cina. Gli americani entrarono a far parte del conflitto nel 1962, mandando i loro soldati a combattere contro i vietnamiti comunisti, sino al 1975, quando la guerra si concluse con la disfatta degli States. Oggigiorno se ne è parlato ampiamente, infatti essa è uno degli avvenimenti storici di spicco nella cultura pop, come ad esempio il musical in considerazione. “Across the Universe” affronta il tema rappresentando le due facce della medaglia: la guerra vista dagli occhi di Max, costretto a combattere sul fronte; e Lucy, che partecipa alle manifestazioni radicali pacifiste, che contraddittoriamente, sfociavano nella violenza. Un’immagine molto forte volta a denunciare l’orrore della guerra del Vietnam è rappresentata nel musical dal re-make della canzone “I want you”: Max entra nella sede militare di New York, mentre Uncle Sam sembra uscire dai poster appesi alle pareti e cantargli “I want you” (for the U.S. Army). Sempre durante la medesima canzone, in un altro momento viene raffigurata la violenza del conflitto: sul suolo vietnamita, rappresentato da un’infinità distesa di minuscole palme, i soldati statunitensi portano sulle loro spalle la Statua della Libertà, evidente simbolo dell’America, mentre esclamano “she’s so heavy”/”è così pesante”. Lucy, intanto, prende ingenuamente parte all’organizzazione radicale pacifista che manifesta contro il conflitto, ma non si rende sfortunatamente conto di quanto essa sia pericolosa (no spoiler).

 

L’intensa vita della beat generation: da Kerouac ad “Across the Universe”

I ragazzi della beat generation, com’è risaputo, facevano uso di molte droghe. La sperimentazione dei diversi allucinogeni è resa esplicita anche da titoli di canzoni cult, come “Lucy in the Sky with Diamonds” dei Beatles, allusione all’LSD; da eventi pop che sono tutt’ora ricordati come storici, come il festival di Woodstock; e infine dagli scritti dei rappresentati della beat. Jack Kerouac (1922-1969) prediligeva uno stile di vita sfrenato, come quello del protagonista, nonché suo alter-ego,  del romanzo “On the road”, Sal Paradise: in un viaggio sulla strada degli States, il protagonista non si limita a subire il viaggio, ma vuole viverlo intensamente, a costo di seguire uno stile di vita folle. Il protagonista, Sal aka Jack, rende chiaro il suo obiettivo: vivere una vita degna di essere vissuta, viaggiare appassionatamente, a costo di consumarsi; infatti a un certo punto egli dirà di arrancare dietro “alle persone che mi interessano, perché le uniche persone che mi interessano sono i pazzi, i pazzi della vita, pazzi delle parole, quelli che vogliono tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai cose banali… ma bruciano, bruciano, bruciano come candele romane nella notte”. Si tratta di una vita sfrenata, di cui, certamente, non tutti i ragazzi della beat generation, condividevano ogni aspetto, e che tuttavia dimostra la massima potenza di questa vita spericolata. Nel musical i personaggi non si limitano a subire, ma sperimentano tutto con passione. Non vi è censura, piuttosto un ricordo vivido di un’era che incoraggiava le nuove generazioni a prendere la loro vita in mano, a farsi ascoltare, a vivere intensamente, a “bruciare come candele nella notte”.

 

 

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