Lombardia contro l’inquinamento atmosferico: l’impegno della regione e le novità della scienza

Le parole del governatore Attilio Fontana per interessarsi alla vernice Airlite e a un nuovo polimero giapponese che intrappola l’anidride carbonica

La pianura padana è notoriamente una delle aree più a rischio per quel che riguarda l’inquinamento dell’aria, a causa del suo carattere fortemente e storicamente industriale, e di questo si è parlato in un convegno a Milano sabato 9 novembre. La regione Lombardia si dice pronta a intervenire e le nuove tecnologie suggeriscono soluzioni interessanti.

Tempo della Salute: politica e scienza sono la combinazione vincente

Il Corriere della Sera ha organizzato al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano una serie di 25 convegni, tenutisi tra il 9 e 10 novembre, dal titolo “il Tempo della Salute”. Alla sua prima edizione, ma frutto dell’esperienza maturata con l’organizzazione di altri eventi come il Tempo delle Donne, vuole essere un’occasione per far dialogare i cittadini con il mondo della sanità ad ampio spettro, dalle novità tecnologiche alle tecniche diagnostiche, dall’alimentazione al rapporto con l’ambiente. “L’aria che si respira in Lombardia”, primo dei convegni in programma, ha voluto proprio analizzare il livello di inquinamento ambientale per spronare a cambiare il proprio stile di vita. Sul palco hanno dialogato il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana, il vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo, l’assessore regionale all’ambiente Raffaele Cattaneo, lo pneumologo Sergio Harari e il professore emerito di Medicina interna Pier Mannuccio Mannucci. Il primo aspetto su cui si è puntato il dito è stato il panorama dei dati raccolti sull’inquinamento. Come ci si può aspettare le zone italiane più colpite sono le città del Nord come Torino, Milano, Bologna e le città del Veneto, ma non solo per la forte presenza di siti industriali o per il traffico cittadino. A peggiorare la situazione è, infatti, proprio la conformazione orografica del Settentrione: la catena delle Alpi, lungo tutto il suo arco dalle Marittime alle Giulie, funge da paravento. Il vento nella pianura padana ha la velocità media più bassa in Europa e una minor ventilazione fa sì che le polveri sottili (una porzione del particolato atmosferico) si accumulino e abbiano più tempo per depositarsi. Il particolato atmosferico è l’insieme di tutte quelle particelle solide o liquide in sospensione nell’aria che ci circonda e di per sé è naturale. Tuttavia lo sviluppo antropico ha contribuito ad aumentarne la densità, nonché la pericolosità con l’aumento del cosiddetto pm10, ovvero l’insieme delle particelle di diametro inferiore ai 10 millesimi di millimetro. Mediamente queste particelle hanno una velocità elevata e il vento le sparge uniformemente in giro, un po’ come quando si aprono le finestre per ventilare la cucina dopo che si è bruciato il cibo in forno. Non a caso nella categoria pm10 rientrano polvere, fuliggine, caligine e volendo la nebbia stessa. I pericoli sono molti e gli studi a riguardo ancora di più, rimarcando la connessione tra aria inquinata e arresti cardiaci, asma, affezioni cardio-polmonari… Il risultato del convegno è però ottimista: l’impegno degli enti governativi nel prendere provvedimenti green ha dei risultati e si vedono. Negli ultimi 15 anni <<la concentrazione di pm10 si è ridotta del 34% e i giorni di superamento della soglia giornaliera (si sono ridotti) del 59%. Alcuni inquinanti li abbiamo definitivamente risolti negli anni: il benzene, l’anidride solforosa,[…]>> afferma fiducioso Cattaneo, assessore regionale all’Ambiente e Clima.

Il Bosco Verticale a Milano ha fatto molto parlare di sé: politici e scienziati ci ricordano che il verde urbano va promosso, dai grandi parchi ai ‘fazzoletti’ verdi sotto casa.

La qualità dell’aria: i principali inquinanti

L’aria che respiriamo ogni momento è notoriamente un miscuglio di vari composti e sostanze. Il 78% circa di essa è composto da azoto gassoso (N2) e poco più del 20% da ossigeno gassoso (O2) ed è proprio nel 2% rimanente che si nascondono le componenti più pericolose. Oltre al particolato, tra i pericoli maggiori troviamo l’ozono (O3, un composto altamente reattivo dell’ossigeno), gli ossidi di azoto (NO2 e NO, genericamente riassunti con NOx), il benzene (C6H6), il monossido di carbonio (CO) e gli ossidi di zolfo (SO2 e SO3, indicati con SOx), nonché i metalli pesanti in sospensione. La qualità dell’aria si valuta sulla concentrazione di tali sostanze espressa in ppm (parti per milione, ovvero una parte di sostanza su un milione di parti del totale) oppure in μg/m3 (microgrammi di sostanza per metro cubo di volume), che non deve in teoria superare una certa soglia per garantire ai cittadini la sicurezza. Le analisi non sono però semplici, anche perché si deve tenere presente che una parte degli inquinanti liberi nell’aria non deriva direttamente dalle emissioni delle attività antropiche (industrie, agricoltura, trasporti, riscaldamento domestico…), ma da reazioni che avvengono proprio nell’atmosfera. La pericolosità di tali sostanze è molto varia. L’ozono, ad esempio, è dannoso per i cicli biologici dei vegetali, interferendo con la fotosintesi e con la crescita, ma anche per la salute umana: provoca infiammazioni a polmoni e bronchi e in sua presenza il corpo cerca di non inalarlo, ma così facendo riduce anche l’ossigeno inspirato e affatica il cuore. Il biossido di azoto è responsabile di diminuzione della funzionalità polmonare, oltre alla sua partecipazione nella formazione di ozono e di aerosol organico secondario. Il benzene è pericoloso perché altamente volatile (passa dalla fase liquida a quella gassosa facilmente) ed è classificato dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) come un cancerogeno di classe I, causa di diverse forme di leucemia. Il monossido di carbonio è un sottoprodotto della combustione, che si genera quando non c’è abbastanza ossigeno per completare la formazione di biossido di carbonio (anidride carbonica), ed è una potente emotossina: si lega all’emoglobina ostacolando il trasporto di ossigeno ai tessuti.

Torino, sovrastata da smog e nebbia: sempre più città nel mondo sono coperte da una coltre di aria inquinata (fonte: Agi.it).

Airlite: la vernice contro l’inquinamento

Non lasciamoci spaventare però da questa schiera di pericoli che ci circondano, perché le soluzioni esistono. Le più classiche e immediate sono già state sentite più volte: usare poco i mezzi e nel caso affidarsi ai trasporti pubblici, convertire i veicoli alla propulsione elettrica o a biocarburanti, ridurre i consumi per il riscaldamento o raffreddamento degli edifici, aumentare il verde urbano… Una mano ulteriore può però arrivare dalla ricerca, con lo sviluppo di nuovi prodotti che supportino il cambiamento. In questa categoria rientra Airlite, una vernice innovativa prodotta da AM technology. Si tratta di una vernice in tutto e per tutto simile a quelle già disponibili sul mercato quanto a varietà di colori e semplicità d’uso, ma rivoluzionaria nella composizione. Alla base sta il biossido di titanio (TiO2), noto per la sua reattività e le sue capacità di riflettere la luce. L’idea degli inventori sta nel copiare ciò che già avviene nell’aria con un processo di fotocatalisi, ovvero si accelera la reazione (fenomeno della catalisi) attraverso l’azione della luce (foto-). La vernice è come un materiale semiconduttore, simile a quello dei pannelli fotovoltaici, che genera piccole scariche elettrostatiche, ovvero libera elettroni. Tali elettroni si combinano con l’ossigeno e il vapore acqueo generando ioni negativi altamente reattivi che reagendo con gli inquinanti producono sostanze inerti. Non solo, tale vernice è anche in grado di riflettere parte della luce solare rinfrescando naturalmente gli edifici e crea un sottile strato di acqua (non percepibile al tatto) che ostacola la proliferazione di muffe e batteri.

Un murales realizzato a Roma nel quartiere Talenti con la vernice Airlite da studenti dell’indirizzo pittorico: la riqualificazione dei quartieri è, infatti, il connubio tra miglioramenti tecnologici e abbellimenti che garantisce una qualità della vita più alta. (fonte: e-nsight.com).

PCP: dal Giappone arriva un composto che cattura la CO2

Parlando di inquinamento, a molti salterà in mente il Protocollo di Kyoto del 1997. Curiosamente, è proprio grazie a un team di ricercatori dell’Università di Kyoto, affiancati da studiosi dell’Università di Tokyo e dell’Università normale di Jiangsu in Cina, che è circolata la notizia della creazione di un nuovo polimero in grado di catturare selettivamente l’anidride carbonica e di renderla disponibile per la sintesi di carbonati ciclici, un insieme di molecole di largo uso nel settore petrolchimico e farmaceutico. Fino ad oggi i problemi riscontrati erano perlopiù la scarsa capacità di legare i gas e il basso livello di cristallinità dei materiali progettati e a questi due punti hanno voluto far fronte i ricercatori. La loro idea è stata quella di creare un polimero di coordinazione poroso dinamico (PCP), capace di modificare localmente la propria struttura per intrappolare l’anidride in maniera selettiva. Il composto si chiama Zn-DPA·2H2O e si nota subito la presenza dello Zinco. La struttura del materiale è tale che è in grado di modificare leggermente la propria forma. Al centro della molecola sta la molecola di DPA (4,4’,4’’ tricarboxyltriphenylamine), in funzione di ligando: la definizione di ligando è appunto quella di un atomo, ione o molecola che dona i suoi elettroni per formare un particolare legame chimico detto di coordinazione. La forma di questa molecola ricorda quella delle pale di una turbina e anche la sua funzione: all’ingresso o uscita della molecola di gas modifica la propria disposizione cambiando la forma dei canali di passaggio. Il composto creato risulta molto affine all’anidride carbonica e ha un enorme capacità catalitica nella cicloaddizione di CO2 a epossidi (eteri ciclici). I risultati hanno fornito un composto che resta efficiente anche dopo 10 cicli di reazione e la ricerca ora punta alla creazione di strutture più durevoli e con specifiche caratteristiche per la selezione del gas, nonché con la presenza nei pori di ulteriori catalizzatori.

Illustrazione del composto catalizzatore mentre cattura anidride carbonica ed epossidi per una successiva reazione (illustrazione di Mindy Takamiya).

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.