Il Superuovo

La ricerca della “parte mancante”: Makoto Shinkai e Platone interpretano l’incompletezza umana

La ricerca della “parte mancante”: Makoto Shinkai e Platone interpretano l’incompletezza umana

La leggenda del “filo rosso del destino” alla base del film “Your Name.” ci riporta all ricerca della metà mancante del mito dell’androgino presente nel Simposio di Platone.

All’interno dell’opera cinematografica “Your Name.” di Makoto Shinkai viene ripreso il mito del filo rosso che collega due amanti per l’eternità, richiamando la ricerca della metà mancante giustificata dal mito dell’androgino raccontato all’interno del Simposio di Platone. Vediamo insieme come il mito asiatico possa riportarci ad un’altra interpretazione del racconto di Aristofane.

Il Simposio e Eros

Aristocle, noto poi con il nome di Platone, ha posto assieme a Socrate (suo maestro) e Aristotele (suo allievo) le basi della filosofia occidentale antica. Nasce ad Atene tra il 428 e il 427 a.C. da una famiglia aristocratica, data la sua predestinazione alla vita politica si dedicò agli studi di filosofia prima presso Cratilo poi, intorno ai vent’anni, presso Socrate, amatissimo dal suo allievo tanto che sarà la figura predominante dei suoi dialoghi, rappresentato il filosofo per eccellenza sia per i suoi ragionamenti sia per le sue qualità dialettiche. La collaborazione con il governo dei “trenta tiranni” guidati dallo zio Crizia e la successiva condanna a morte di Socrate segnano profondamente Platone, tanto che perderà ogni prospettiva di carriera politica decidendo di dedicarsi completamente alla filosofia. Dopo diversi viaggi, tra Cirene, Taranto e Siracusa tornò ad Atene dove decise di fondare l’ “Accademia”, scuola filosofica che ben presto inizierà ad attrarre giovani e uomini brillanti e illustri, ove insegnò fino alla sua morte nel 347 a.C. Sotto il nome di Platone ci sonno giunte diverse opere tra cui 35 dialoghi (poiché come Socrate riteneva la filosofia “aperta”) e 13 lettere, ci concentreremo particolarmente con uno dei più famosi dei dialoghi platonici ossia il “Simposio“, dialogo incentrato sulla figura di Eros e su cos’è l’amore, in cui ogni partecipante esprime la propria opinione. L’opera si apre con due amici che, mentre passeggiano per le strade di Atene, discutono riguardo la famosa cena avvenuta anni prima a casa di di Agatone con Socrate, Pausania, Fedro e molti altri. Apollodoro, uno dei due, dichiara che non era presente e che però la storia gli venne raccontata a sua volta da Ariastodemo, il quale partecipò al banchetto. Tra i tanti miti raccontati durante questo convivio uno dei più belli è significativi è senza dubbio, oltre che a quello della nascita di Eros, il mito dell’androgino raccontato da Aristofane, il famoso poeta comico. Il mito racconta di come i sessi inizialmente fossero tre, oltre che all’uomo e alla donna vi eran gli androgini, uomini che presentavano sia caratteristiche maschili sia femminili, composti da una testa con due facce, quattro arti superiori e quattro inferiori. A causa della potenza di questi ultimi e della loro superbia, Zeus decise di separarli in due lanciando le sue saette in modo da indebolire e sottomettere gli uomini i quali però, una volta separati, erano alla disperata ricerca della parte mancante tanto che, una volta trovata, si lasciavano morire una volta ricongiunti in un abbraccio. Per la paura dell’estizione del genere umano Zeus inviò Eros cosicché , attraverso il ricongiungimento fisico, essi possano ricostruire “fittiziamente” l’unità perduta, così da provare piacere (e riprodursi) e potersi poi dedicare alle altre incombenze cui devono attendere. Dato che i sessi erano tre esistevano due tipi di amore: il rapporto omosessuale (se i due partner facevano parte in principio di un essere umano completamente maschile o completamente femminile) e il rapporto eterosessuale (se i due facevano parte di un essere androgino).

Makoto Shinkai: il filo che collega i destini

“Your Name.” è un film di animazione giapponese del 2016 scritto e diretto da Makoto Shimura, già noto per opere come “5 centimetri al secondo” (2007) e “Il giardino delle parole” (2013). La trama racconta la storia di due giovani ragazzi Mitsuha, una studentessa delle superiori che vive nella piccola cittadina di montagna di Itomori,  e Taki, studente delle superiori di Tokyo, i quali improvvisamente iniziano a scambiarsi i corpi durante il sonno vivendo l’uno la vita dell’altro. Una volta compresala situazione i due iniziano e creare delle regole per poter gestire la vita dell’altro senza sconvolgerla dato che nessuno, tranne la nonna di Mitsuha, si rende conto dell’improbabile situazione dei due giovani. Tra mito e tradizione giapponese il film ci porta poi a una sconvolgente rivelazione che ci proietta nel cuore dell’opera, spostando l’attenzione dalle gag comiche al concetto del “Musubi” che corrisponde all’intreccio del tempo e delle vite, proveniente dal famoso mito cinese del filo rosso che collega il destino di due amanti, andando oltre al tempo. La seconda parte della trama sarà lasciata alla curiosità del lettore in quanto è un’opera che va apprezzata nel suo insieme, dal comparto musicale che accompagna l’atmosfera favolistica alle animazioni che, con l’escamotage della cometa, avvicina il mistico al reale permettendo un’immersione visiva completa.

Siamo alla ricerca di ciò che ci manca

Se nel mito dell’androgino vediamo come “Eros” sia una prerogativa che spinge l’animo umano a cercare la metà dalla quale siamo stati separati, il mito cinese del filo rosso ci insegna come questo legame possa andare oltre al tempo stesso, ricongiungendo chi era destinato ad unirsi e non solo. Anche l’omofilia, all’interno del dialogo platonico, si presenta come un’amore legittimo e a tratti puro o, come dice Pusania, celeste, che va oltre il piacere fisico, considerato volgare ma pur sempre amore. Ciò ci porta a riflettere sulla natura stessa di Eros, presentato da Socrate come una sorta di “demone” che si trova a metà tra l’abbondanza (ossia Póros, suo padre) e la miseria (sua madre Penía), nato dall’incesto tra i due, che quindi, a differenza dei precedenti interlocutori, presenta la natura duplice dell’amore che può causare sia gioia e felicità senza pari sia un dolore senza rimedi. Insomma possiamo affermare che l’amore, come la verità, è ciò che, riprendendo Dante, “che move il sole e l’altre stelle”, che ci spinge a una ricerca costante e ininterrotta verso la primordiale unità umana “Una vita priva di ricerca non merita di essere vissuta”.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: