Il Superuovo

“When they see us” e la psicologia sociale mostrano quanto il mondo possa girare storto

“When they see us” e la psicologia sociale mostrano quanto il mondo possa girare storto

“When they see us”: miniserie su Netflix che mette i brividi. Ancora di più quando si scopre che la storia è vera ed è accaduta solamente nel 1989. 

I Central Park 5 (Kevin Richardson, Raymond Santana Jr., Antron McCray, Yusef Salaam e Korey Wise) sono i protagonisti del caso della jogger di Central Park, Trisha Meili. Essi vennero ingiustamente accusati di stupro, aggressione e altre condanne, solamente perché si erano trovati al posto sbagliato, nel momento sbagliato. Una serata incominciata come una passeggiata tranquilla, in compagnia di amici, si è tramutata in un incubo per dei ragazzini tra i 14 e i 16 anni, sfociando in un processo lungo una decina d’anni. Quello che ci chiediamo è: com’è stato possibile che una tale forma di ingiustizia sia stata applicata? Vediamo delle possibili spiegazioni “razionali” (tra molte, ma molte virgolette) ritrovabili nei principi della psicologia sociale.

La storia a grandi linee

New York City, 19 Aprile 1989. Trisha Meili, 28 anni, venne aggredita e stuprata mentre stava praticando jogging. Quel giorno e nelle giornate seguenti vennero arrestati molti ragazzini afroamericani e ispanici, i quali si trovavano nel parco al momento del misfatto, ma che di fatto non sapevano nemmeno cosa fosse successo. Arrestarono ragazzini di un’età tra i 14 e i 16 anni, interrogandoli senza supervisione dei genitori, trattandoli come criminali, per ore e ore di interrogatorio. Furono messi così sotto pressione da confessare crimini che non avevano commesso. Le prove non c’erano eppure vennero mandati al processo con accuse di stupro, aggressione, rapina, rivolta e abuso sessuale.

Tutti e cinque scontarono anni in prigione, sapendo di essere vittime di un sistema ingiusto e pieno di difetti. Fino a quando Matias Reyes, il vero stupratore (già in prigione per stupro e assassinio), confessò di aver abusato anche di Trisha Meili. Le condanne e le accuse verso i ragazzi, ormai adulti, vennero ritirate, con l’aggiunta di un risarcimento da 41 milioni di dollari.

Noi e gli altri

Innanzitutto, affrontiamo uno dei principi su cui si basa il razzismo: la divisione tra noi e gli “altri”. Tutti mettiamo in atto una categorizzazione, in qualsiasi contesto. Che sia in una classe a scuola, una squadra, il gruppo di persone con cui ci troviamo in sala d’attesa dal dentista. Tendiamo a dividere le persone che ci circondano in due gruppi: il “mio” gruppo e gli altri. Esempio: io mi sento più simile alle persone che conosco bene nella mia classe, penso che siamo superiori agli altri, che abbiamo una marcia in più, semplicemente perché siamo noi e siamo fantastici. Gli altri invece sono personaggi da sfondo, non diamo peso a loro oppure pensiamo che se non sono nel nostro gruppo è perché hanno qualcosa che non va. Questo porta a due conseguenze: l’omogeneità dell’outgroup (gli altri sono tutti uguali, non ci sono sfumature) e il favoritismo per l’ingroup (noi siamo intoccabili e siamo migliori).

Nel caso di Central Park è subito evidente la distinzione: da una parte dei ragazzini afroamericani e ispanici, quindi appartenenti a minoranze etniche e dall’altra i poliziotti bianchi, rappresentanti della maggioranza e in possesso di una carica che conferisce loro potere. I ragazzi capiscono subito che la vicenda si mette male e cercano di obbedire alle autorità per evitare guai, purtroppo fallendo.

 

Prendere la scorciatoia non sempre va bene

Cos’è un’euristica? È una scorciatoia mentale, una strategia semplice e approssimativa che si usa per risolvere un problema. Un esempio è l’euristica della rappresentatività, usata per formare giudizi e impressioni su altre persone. Segue il proverbio “far di tutta l’erba un fascio”: sono gli stereotipi che si usano per quanto riguarda la razza, il sesso, la condizione sociale eccetera. Gli italiani sono solo pizza, mandolino e gelato, ad esempio. Le euristiche sono regole semplificate che in molte persone vengono seguite senza ulteriori riflessioni. Esse influenzano il modo in cui ci comportiamo e ci poniamo verso gli altri.

Come entrano in gioco questi processi mentali semplificati nella situazione del processo? Facile, i poliziotti chiamati sulla scena del crimine, vedono maschi che fanno baldoria in un parco. Niente di strano, no? Però sono, in larga misura, ragazzi afroamericani e per questo vengono percepiti come minacciosi, più minacciosi di un gruppo di ragazzi dai tratti caucasici. Essenzialmente, il retaggio compiuto dai poliziotti ha seguito gli stereotipi, le regole interne più o meno implicite, del ragazzo di colore come potenzialmente pericoloso.

Animali!

Un altro meccanismo da conoscere è quello della deumanizzazione della vittima. Esso fa parte dei meccanismi di disimpegno morale di Bandura. Cosa sono? Sono dei processi autoregolatori della condotta morale, permettono alle persone di vivere con se stesse senza sentirsi in colpa, pur non essendosi comportate secondo dei principi morali. Significa che: se una persona trasgredisce un principio ma sente di aver fatto la cosa giusta, allora non si biasimerà, bensì sarà fiero di ciò che ha fatto.

Nel caso dei Central Park 5 è evidente come gli avvocati e tutti coloro dalla parte dello stato, hanno attuato questo meccanismo. La vittima è degradata al rango non umano, non c’è empatia. Perché sono “animali”, un termine che, nella serie, viene usato molteplici volte per indicare i ragazzi. Condannarli diventa un atto di giustizia, è giusto che essi scontino la pena perché non sono considerati allo stesso livello dei cosiddetti WEIRD: Western, Educated, Indsutrialised, Rich and Democratic.

Il take at home message qual è? Il nostro cervello è organizzato in modo da elaborare velocemente le informazioni e reagire ancora più rapidamente per risolvere problemi, per dare un senso al mondo che ci circonda. Allo stesso tempo è fatto anche in modo da essere plastico, cambiare, per permettere di riflettere sugli altri, su di noi, su tutto. Bisogna usare la testa, aprire la mente, conoscere quali sono le radici di pregiudizi, stereotipi, euristiche, perché è l’unico modo per diventare una società migliore ed evitare che un caso del genere si ripeta.

I veri “Central Park Five” e gli attori.

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