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La questione dell’aborto negli Usa: il documentario “Reversing Roe” ci spiega questo delicato tema

La questione dell’aborto negli Usa: il documentario “Reversing Roe” ci spiega questo delicato tema

La questione dell’aborto negli USA è stata il fulcro di ferventi discussioni politiche, un tema che ancora oggi appare contraddistinto da voci favorevoli e misure contrarie.

A partire dalla sentenza Roe vs Wade la regolamentazione giuridica dell’aborto ha ottenuto nuova fisionomia. Un ambito dal percorso frastagliato, che ancora oggi incontra tentativi di abrogazione e divieto. Negli USA come nel mondo, la pratica dell’interruzione di gravidanza continua a registrare tentativi di opposizione.

Prima e dopo la sentenza “Roe vs Wade”

Il documentario prodotto da Netflix e intitolato “Reversing Roe- La questione dell’aborto degli Stati Uniti“, percorre passo passo il cammino affrontato dalle donne nei decenni scorsi e nel momento attuale in riferimento al tema dell’aborto, mostrando i punti di svolta, le vittorie, ma anche le sofferenze, i problemi, le inversioni di rotta e la delusione. Racconta infatti come nel corso degli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso la possibilità di ricorrere alla pratica dell’aborto era fortemente ostacolata dalle disposizioni giuridiche e dalle stesse convinzioni sociali. Le donne che volevano ricorrere a tale procedura dovevano generalmente attraversare un percorso travagliato. Quando erano fortunate potevano entrare in contatto con medici disposti a porre fine alla loro gravidanza in totale segreto, quando invece non vi era tale possibilità era necessario spostarsi in paesi in cui fosse possibile svolgere tale intervento (anche per vie definite illegali) o addirittura ricorrere a metodi “casalinghi”, le cui ripercussioni potevano essere particolarmente pericolose per la stessa salute della donna. Prima del 1973, solo alcuni paesi degli Stati Uniti d’America permettevano di ricorrere all’aborto, ma solo se la situazione in cui riversava la donna interessata corrispondeva a casi di malformazioni fetali, strupri o incesti. Con il tempo, tale realtà ha cominciato ad essere percepita con forte disappunto da parte del panorama femminile, in quanto non garantiva alla donna la possibilità di scegliere in prima persona. Passo dopo passo, la sfera femminile statunitense ha evidenziato la necessità di raggiungere un punto di svolta che le riconoscesse come legittimate a prendere decisioni sulla propria vita. Così si giunse al 1973, quando la Corte Suprema fu chiamata a prendere una decisione in riferimento al caso che vedeva Jane Rode come protagonista. Sposata alla giovane età dei sedici anni con un uomo violento dal quale aspettava il terzo figlio, Jane divenne il punto di svolta nel dibattito sul tema dell’aborto, che portò alla richiesta di approvare tale pratica anche in assenza di problemi di salute sia della donna che del feto. L’esito fu rivoluzionario, in quanto dei nove giudici chiamati ad esprimersi, sette si dichiararono favorevoli. La sentenza legalizzò dunque l’aborto, definendolo come una libera scelta della donna e prevedendo che esso possa essere svolto prima che il feto possa sopravvivere al di fuori dell’utero materno tramite le strumentazioni mediche.

Gli interventi successivi di posizione contraria

A seguito della sentenza comunque, i movimenti Pro-life contrari all’interruzione della gravidanza continuarono a manifestare a gran voce i propri ideali. Esprimendosi in termini come “Cessazione della vita di un figlio impossibilitato a scegliere del proprio futuro“, i sostenitori di tale linea ideologica considerano l’aborto una pratica egoistica e brutale. Tra questi si inseriscono rilevanti file religiose, che concepiscono tale atto come oltraggio alla vita valorizzata nei testi sacri. A decenni di distanza dal 1973 non sono mancati interventi volti a definire un’inversione di rotta rispetto a quanto precedentemente deciso in riferimento a tale argomento. Il 15 maggio 2019 l’Alabama ha definito un disegno di legge che vieta l’aborto nel proprio territorio nazionale, andando ad intaccare negativamente anche situazioni relativi a stupro e incesto. Addirittura, tale legge prevede la possibilità di condannare a dieci anni di detenzione i medici che si rendono disponibili ad eseguire questa procedura. In merito, oltre al dissenso espresso in riferimento a quanto previsto nel testo di legge, sono state molte le polemiche nate dal fatto che la figura che ha permesso tale approvazione è quella di una donna, ovvero la governatrice Kay Ivey. Nello stesso anno, anche la Louisiana è intervenuta, proibendo l’aborto oltre la sesta settimana, una scelta che fu da subito contrastata, in quanto sono molte le donne che scoprono di essere incinte dopo tale lasso temporale. Essa fu comunque vietata l’anno successivo dalla Corte Suprema.  L’Arizona poi ha varato una legge che nega l’interruzione di gravidanza anche qualora il feto sia affetto da mutazioni genetiche, prevedendo il carcere come risposta alla violazione di quanto previsto nel testo giuridico. L’apice è stato poi raggiunto in Arkansas, quando nel 2021 l’aborto è stato vietato in ogni caso, compresi stupri, incesti e malformazioni del feto, punendo chi agisce in opposizione a tali previsioni con una multa dal valore massimo di 100.000 dollari e dieci anni di carcere.

La situazione degli altri paesi nel mondo

Eseguendo una panoramica globale possiamo scorgere sia importanti passi in avanti che pesanti restrizioni ancora oggi esistenti. Nel contesto Europeo, in quasi tutti gli stati viene consentito il ricorso all’aborto riconoscendolo come libera scelta della donna, prevedendo alcuni limiti temporali in cui esso può avvenire. In Italia ad esempio, la donna può scegliere volontariamente di interrompere la gravidanza senza doverne giustificare i motivi, purché ciò avvenga entro il primo trimestre (a parte casi in cui si incorra in problemi di salute nella madre o nel feto). Caso diverso è quello della Polonia, la quale si è opposta all’aborto consentendolo solo nei casi in cui la donna sia vittima di stupro o incesto, oppure riscontri problemi di salute. In America del Sud l’Argentina ha approvato una legge a favore dell’aborto volontario, ponendo come limite temporale la quattordicesima settimana di gestazione. Rimangono comunque molti gli stati che ancora oggi non riconoscono il diritto alla donna di scegliere del proprio corpo e di riprocreare solo quando lo desidera. Permane poi anche un altro aspetto, non meno importante di quanto analizzato fino ad ora, che è quello relativo all’obiezione di coscienza.  Si tratta di una realtà che si delinea ancora particolarmente viva ad esempio in Italia, dove sono molti i medici che si rifiutano di assistere la donna in questa scelta. Si delina dunque un paradosso, dove sebbene l’aborto sia una scelta tutelata e garantita dalla legge, continua ad essere osteggiato proprio da coloro che dovrebbero permetterne lo svolgimento.  Si tratta quindi ancora oggi di un argomento estremamente delicato, che nonostante abbia registrato importanti conquiste continua ad essere afflitto da tentativi di contrapposizione e soffocamento, impedendo alle donne di poter essere pienamente protagoniste della propria vita ed uniche artefici delle proprie decisioni.

 

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